Rimettersi in marcia

Le priorità programmatiche del presidente Leterme

Si trova certamente in una situazione scomoda, ma questo non sembra scoraggiarlo. Yves Leterme, premier belga, ha assunto dal 1° luglio anche la presidenza di turno dell’Unione europea. Ammette di essere un presidente del Consiglio “a tempo”: dopo le elezioni legislative di giugno, infatti, a Bruxelles sono in corso le trattative per una nuova coalizione che comprenda i due partiti vincitori, gli indipendentisti fiamminghi e i socialisti valloni. Qualcun altro, è certo, prenderà nei prossimi mesi lo scettro del comando al suo posto. Lui, intanto, espone il programma e la sua idea, piuttosto chiara, di Europa (anche se in passato ha manifestato posizioni non sempre coerenti) e afferma: “Dobbiamo rimettere in marcia l’Ue perché il mondo non ci aspetta. Assistiamo a trasformazioni rapide, in ogni settore. Emergono nuovi poli di potere, sia nel mondo occidentale sia nei Paesi in via di sviluppo”. Chi si ferma, sostiene, è perduto. Priorità e promesse. Oggi più che mai il Paese del buon cioccolato e della buona birra (bevanda che talvolta ricorre nei discorsi del premier), tra i fondatori della Comunità europea, regge le sorti dei 27: infatti alla presidenza “stabile” del Consiglio siede un altro belga, Herman van Rompuy, a sua volta in passato capo del governo. Leterme ha già avuto varie occasioni per esporre le priorità programmatiche del semestre e in settimana si è recato a Strasburgo per esporle agli eurodeputati. Si tratta di quattro “impegni concreti” e di due questioni eminentemente politiche e istituzionali, il tutto ruotante attorno ad altrettante “sfide”. Ma Leterme tiene a fare una premessa: “Occorrerà del tempo per giungere a un nuovo governo nel mio Paese, eppure ciò non diminuirà il nostro impegno per l’Unione e non intralcerà il lavoro”. Diversi deputati hanno espresso le loro perplessità: come può – si sono domandati – uno Stato piccolo e diviso al suo interno, con evidenti difficoltà di autogoverno, reggere le sorti di una Unione così grande? Qualche parlamentare ha addirittura ipotizzato che a Bruxelles non ci sarà alcuna coalizione stabile entro il 2010. Ma per Yves Leterme sono solo ipotesi.Economia, coesione sociale. Tra i punti che il presidente “tornante” del Consiglio dell’Unione europea illustra figurano la “crescita economica sostenibile”, la “coesione sociale e l’occupazione”, la “protezione dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici”, lo “spazio europeo di sicurezza, libertà e giustizia”. Quindi aggiunge annotazioni di politica estera e la promessa di “dar corso al Trattato di Lisbona, rendendolo strumento efficace” per il rafforzamento dell’Ue e la sua operatività. Leterme non si limita però a enunciare gli argomenti: accanto a ogni capitolo aggiunge una serie di proposte, da assumere di concerto con la Commissione e il Parlamento. Parlando a ruota libera, il premier lascia intravvedere una preoccupazione e un interesse prevalente per i temi economici. Si sofferma sui provvedimenti in fase di definizione per la sorveglianza finanziaria, sullo stato di salute dei bilanci pubblici (il Belgio non costituisce un esempio da imitare…), sul “necessario coordinamento delle politiche economiche che si esprima mediante una governance condivisa”. E ancora: “Dobbiamo ritrovare tassi di crescita pari almeno al 2%. Perché la crescita non è solo questione di statistiche, ci sono di mezzo le persone, il lavoro, cioè la coesione sociale, la lotta alla povertà”. A ruota libera. Si passa da un tema all’altro, l’analisi appare lucida. La presidenza di turno ha perso importanza da quando il Trattato di Lisbona ha creato la figura della presidenza “stabile”: restano però significativi spazi di manovra nel fissare l’agenda delle riunioni ministeriali che sono un ambito decisionale fondamentale per tutta la legislazione comunitaria. Leterme riprende il ragionamento: “Voglio dire una cosa a proposito dell’industria”. Prego. “Abbiamo notato che in questa crisi hanno retto meglio quei Paesi in cui la base industriale era prevalente rispetto alle attività terziarie”. Da qui la proposta di “sostenere le imprese manifatturiere, specie quelle di piccole e medie dimensioni. Occorre ammodernare l’industria, investire nella ricerca. Cina e Stati Uniti ci danno la birra”, dice proprio così, “quando si tratta di passare dalla ricerca scientifica alle applicazione tecnologiche, all’innovazione, alla pratica”. Leterme va a ruota libera: protezione dell’ambiente (“il pianeta lo abbiamo ricevuto in prestito e dobbiamo restituirlo intatto alle future generazioni”), controllo sulle migrazioni, contrasto al terrorismo, servizio diplomatico Ue, tutela dei diritti umani e “lotta a tutto campo alle violenze contro le donne”. Sulla Turchia storce il naso, mentre ricorda che l’Africa attende una mano tesa dall’Europa. E conclude: “Il Belgio è un Paese di chiara fede europeista e oggi ci vuole più Europa”. Ed è già tempo di passare dalle parole ai fatti.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy