Polonia, Bielorussia, Ucraina

Polonia: i vescovi sui risultati delle presidenziali”Il risultato delle elezioni significa una stabilizzazione della democrazia” ha detto l’ex primate di Polonia mons. Henryk Muszynski commentando la vittoria alle presidenziali di domenica 4 luglio del liberal democratico Bronislaw Komorowski. “Penso che questa scelta possa essere un bene per il Paese” ha aggiunto il presule, sottolineando che il nuovo capo dello Stato “è un uomo del dialogo che sa anche ascoltare”. Il 47% delle preferenze espresse dagli elettori per Jaroslaw Kaczynski del partito di opposizione Legge e Giustizia (PiS), gemello del precedente capo dello Stato Lech Kaczynski morto il 10 aprile scorso nella catastrofe aerea a Smolensk, secondo mons. Antoni Dydycz dimostra che “la società civile comprende sempre meglio i meccanismi democratici” diventando “sempre più matura”. Mons. Tadeusz Pieronek, ex segretario della Conferenza episcopale polacca, auspica per Komorowski “una presidenza tranquilla” mentre mons. Slawoj Leszek Glodz esprime preoccupazione per il monopolio del partito liberal conservatore Piattaforma Civica (Po) al quale aderiscono sia l’attuale capo del governo che il nuovo presidente della Repubblica. Il presule ha affermato la necessità di “lavorare per una maggiore armonia della società civile” e ha espresso preoccupazione per le divisioni nel Paese rese visibili dallo scarto minimo (il 6%) tra i voti a favore di Komorowski e Kaczynski. Mons. Tadeusz Goclowski scorge nel risultato elettorale un’importante opportunità per entrambi i partiti “di cercare soluzioni comuni per unire il popolo polacco”. Come compiti prioritari che dovrebbero essere assunti insieme dal partito di governo (Po) e dal maggiore partito di opposizione (PiS) il presule indica la riforma sanitaria, le politiche familiari e il problema dei giovani, sottolineando che “in un Europa unita, la Polonia deve avere un ruolo importante e non lo potrà giocare se divisa al suo interno”. Il 1° luglio 2011 il Paese assumerà per la prima volta la presidenza Ue. Bielorussia: festa al santuario di BudslawLo scorso 1° luglio nel santuario nazionale di Budslaw, nella regione di Minsk-Mahilyow, sono arrivati a piedi circa 2.500 pellegrini da tutte le diocesi bielorusse per venerare l’icona miracolosa della Madre di Dio e partecipare alla festa annuale (1°-2 luglio). Presiedute dall’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita di Minsk-Mahilyow, le celebrazioni, su “Maria, figlia prescelta del Padre celeste”, hanno aperto il cammino di preparazione spirituale a quelle del 400° anniversario dell’icona che cade nel 2013. Il 2 luglio, a presiedere il servizio liturgico è stato mons. Henryk Hoser, vescovo di Warsaw-Praga, insieme con cinque neosacerdoti di Bielorussia e Ucraina. “Venite dalla Madre per esprimere, tramite lei, gratitudine a Dio per il dono del sacerdozio”, ha detto il presule polacco ai preti consacrati lo scorso giugno, e ha proposto loro San Giovanni Maria Vianney come “modello anche oggi per ogni sacerdote”. “Dio – ha aggiunto – è la mia eredità e il mio destino. Un patrimonio che l’uomo riceve in famiglia e in parrocchia” ed “è anche il frutto dell’opera di generazioni che nel nostro Paese hanno continuato per secoli ad incontrare il Signore”. Nel sottolineare il “compito missionario” del presbitero, mons. Hoser ha augurato ai neosacerdoti “un ministero pieno di gioia”, esortandoli “a rimanere fedeli alla propria vocazione in ogni situazione e in ogni momento della vita”. All’organizzazione dei due giorni di festa hanno collaborato anche le autorità civili. “Sono finiti i tempi in cui la religione era separata dallo Stato – ha dichiarato il vicecapo del Comitato esecutivo regionale Viktar Shchetska -. Oggi lavoriamo con le Chiese cattolica e ortodossa, o meglio ci sosteniamo a vicenda per il bene della nostra popolazione”.Ucraina: un nuovo progetto di evangelizzazione”L’evangelizzazione è la condizione permanente della Chiesa: è la sua origine, il suo rinnovamento, il suo sviluppo e la sua ragione d’essere”. Lo ha detto il vescovo Taras Senkiv, capo della Commissione patriarcale per l’evangelizzazione della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), inaugurando nei giorni scorsi presso il seminario dello Spirito santo a Lviv un convegno accademico incentrato sul nuovo progetto di evangelizzazione dell’Ugcc. Questo progetto, ha spiegato il presule “è il risultato del lavoro di un anno della Commissione” ed è imperniato su due idee principali: “la teologia, che riproduce l’azione della Trinità, e il cristianesimo slavo quale nuova identità della Chiesa greco-cattolica ucraina”. “La storia della nostra Chiesa – ha aggiunto – è davvero tragica. Dobbiamo sforzarci di comprendere la nostra identità: chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare e qual è il nostro principale compito. Solo così potremo mettere a frutto il nostro potenziale e rispondere alla chiamata divina per la salvezza dell’umanità”. “L’evangelizzazione favorisce la rinascita della fede nelle persone e le aiuta a maturare”, e “il terzo tipo di cristianesimo, non bizantino o latino, ma slavo, è in grado di incorporare l’opera e i risultati ottenuti in Oriente e Occidente creando un metodo universale di annuncio del Vangelo”. Questa idea sarà la base del documento sinodale sull’evangelizzazione dell’Ugcc.

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