Liberi nella Rete

Uno studio del Corecom sui giovani e Internet

Giovani liguri informatizzati e connessi a Internet ma poco consapevoli dei rischi che la Rete comporta: è il quadro emerso da uno studio curato recentemente da Demoskopea, che lo ha realizzato per il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), intervistando 500 ragazzi dai 10 ai 17 anni. Dai dati raccolti è emerso che nel 98% delle famiglie con un figlio (tra 10 e 17 anni) è presente almeno un pc e nel 96% delle famiglie è attivo un collegamento internet. Il 41,9% dei ragazzi dispone di un pc personale. Il 60,7% dei giovani che usano il web possiedono indirizzo e-mail personale. L’84,2% di tutti i ragazzi intervistati possiede un cellulare e di questi il 7,4% lo usa per accedere alla Rete. La maggior parte dei ragazzi intervistati vede in Internet connotazioni positive e solo il 4,2% ha sottolineato criticità.Il ruolo della famiglia. Per la presidente del Forum delle associazioni familiari, Anna Maria Panfili, “è interessante constatare la notevole diffusione dell’uso di Internet nelle famiglie liguri ed è rassicurante sapere che cresce la consapevolezza, da parte dei genitori, delle abitudini di navigazione dei figli”. “È importante – ha aggiunto – che la famiglia sia sostenuta dalla scuola e dalle altre istituzioni nell’introdurre i minori ad un uso corretto, ed esente da pericoli, delle nuove tecnologie ed è lodevole che alcuni centri pubblici del territorio ligure, specializzati sulle problematiche dei giovani, propongano alle scuole progetti che aiutino i genitori a comprendere i rischi che i figli possono correre navigando sul web”. Primariamente è importante che Internet non sostituisca la realtà. “Il compito educativo della famiglia – ha spiegato – richiede che essa sappia introdurre i figli alla realtà piena, quindi il primo impegno dovrebbe garantire che Internet non sacrifichi le altre occasioni di crescita dei ragazzi come le relazioni personali, un serio impegno scolastico, la pratica degli sport, la partecipazione alle iniziative culturali, di spettacolo e di volontariato”. In tutto questo, ha concluso, “anche le iniziative dell’associazionismo familiare possono giocare un ruolo importante nel rafforzare le funzioni di protezione e guida dei genitori”.Pregi e difetti. Per Paolo Petralia, presidente Anspi Liguria, occorre “accompagnare i ‘nativi digitali’ in questo nuovo ambiente camminando con loro e percependo le modificazioni del riconoscere se stessi, gli altri e Dio”. “La miglior difesa – ha affermato Petralia – non consiste nei divieti”. Al contrario, “per costruire relazioni autentiche in famiglia come in oratorio” è necessario “imparare il linguaggio dei ragazzi e accompagnarli nel loro percorso educativo, in quel clima che don Bosco chiamava ‘di familiarità’, fino a comprendere che dietro i mezzi di comunicazione c’è un lavoro di strutturazione di contenuti”. Non si può educare trascurando il cambio epocale che Internet ha portato con sé. “Famiglia e oratorio – ha proseguito – non debbono prescindere dalla realtà, immaginando di poter tappare gli occhi o credere che il quotidiano non li tocchi”. Questo, ha proseguito il responsabile Anspi, non significa “nascondere ai ragazzi ciò che di negativo Internet porti con sé”, ma “far loro capire cosa di buono e positivo c’è nella Rete”. Un settore nel quale l’Anspi Liguria è già impegnata da tempo avendo scelto “già da diversi anni di collaborare con la Regione nei percorsi di alfabetizzazione informatica” in modo che “i ragazzi, fin da piccoli, imparino a saper cogliere pregi e difetti di Internet, e soprattutto a viverlo per quello che è, uno strumento dalle molteplici potenzialità e dai differenti rischi”.Uno strumento in più. “Internet offre grandi opportunità e rende i giovani molto più emancipati rispetto alle precedenti generazioni che, in buona parte, sono assolutamente impreparate a entrare in questo mondo. Sono tanti, infatti, i genitori che faticano a comprendere fino in fondo questo fenomeno”. Così don Franco Doragrossa, responsabile del Movimento Ragazzi, assistente del Ceis e docente di religione. “Spesso – ha aggiunto – i giovani si attaccano al computer, sottraggono ore al sonno, agli amici, alle relazioni” tanto che “fenomeni anche patologici si presentano sempre più spesso”. Questo perché “Internet dà l’illusione di vivere in un mondo diverso, fantastico, tanto che il web pone la fatidica domanda se sia più vera la realtà o la finzione”. Internet “è un mondo al quale bisogna essere educati e formati: educati, perché se tutto è su Internet non tutto è da vedere, e formati, per capirne potenzialità e limiti. Bisogna saper distinguere tra ciò che appare in Rete e la realtà”. Don Doragrossa ha quindi ricordato come i genitori e le famiglie non possono trascurare questo mondo e non devono lasciare campo libero ai figli, specie se piccoli. Il sacerdote ha poi ricordato che la Chiesa e le parrocchie possono fare molto in quest’ambito: “Supportare i genitori nel compito educativo, realizzare siti propri, con pagine gestite in modo giovanile e competente, in modo da far sentire la propria voce e ricordare che il web è solo uno strumento, uno dei tanti che il Signore ci dona che però non sostituisce l’umanità della Chiesa, il contatto con i fratelli”.a cura di Adriano Torti(07 luglio 2010)

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