Chi guida l’Ue?

La presidenza belga e il ruolo di Francia e Germania

Il 1° luglio, com’è consuetudine ogni sei mesi, è cambiato lo Stato membro che assumerà la presidenza dell’Unione Europea. È il turno del Belgio. Dopo le elezioni del parlamento del 13 giugno, che hanno cambiato radicalmente i rapporti politici di questo Paese, la classe politica belga sarà impegnata a trovare un nuovo equilibrio e a formare un nuovo governo. In queste condizioni, non ci si può attendere una guida europea da parte del Belgio. Ma anche in una situazione normale non sarebbe diversamente, poiché gli Stati membri più piccoli, consapevoli del loro minor peso, non assumono volentieri il ruolo di guida.Dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, avvenuta il 1° dicembre 2009, il ruolo della presidenza è comunque cambiato. Il suo compito precedente di organizzare e guidare la collaborazione dei capi di Stato e di governo, è stato trasferito ai Presidenti del Consiglio europeo. La funzione del Presidente è ora circoscritta al ruolo di padrone di casa, col compito di preparare e guidare i Consigli dei diversi ministri, i quali, a loro volta, si occupano sostanzialmente di progetti di legislazione comunitaria. Si tratta di un settore in cui è possibile porre accenti. Ma la guida, in questo caso, spetta indiscutibilmente alla Commissione Europea.Il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha descritto il proprio compito in modo molto modesto. Egli si considera un moderatore e un mediatore dei diversi interessi, esigenze e idee dei 27 capi di governo. La sua ambizione è cercare compromessi e creare consenso per realizzare in tal modo le premesse per decisioni che consentano un’azione comune. Prima della sua nomina europea, il belga Van Rompuy è stato egli stesso capo di governo di uno Stato membro complicato, in cui il bilanciamento di interessi opposti e contrastanti fa parte della ragion di Stato. Ciò si può dire anche dell’Unione europea, sebbene in questo caso la situazione sia ancora più complessa, in quanto tra gli Stati membri ve ne sono alcuni che per via della loro dimensione geografica e demografica, della loro storia e del ruolo svolto nel processo d’integrazione, nonché per via del loro peso politico ed economico, fanno valere una leadership, oppure ricevono il ruolo di guida. Da ciò risultano rivalità quando tra questi Stati leader o tra i loro leader vi è diversità di opinione. Ne abbiamo avuto svariati esempi negli ultimi mesi di crisi.Come sempre nei sessant’anni di storia dell’Unione dell’Europa, i protagonisti sono Francia e Germania, che rappresentano, per così dire, i due elementi che hanno determinato sostanzialmente l’evoluzione politica e culturale del continente: l’elemento latino e quello germanico con esperienze e metodi differenti su come organizzare lo Stato e realizzare la politica. Anche da un punto di vista geografico, i due Paesi sono il simbolo delle due diverse disposizioni dell’Europa: la Francia guarda al sud e all’ovest, la Germania a nord e ad est. Ma l’Europa vive della simbiosi dei principi e delle situazioni di entrambi; da ciò deriva la necessità che Francia e Germania vadano nella stessa direzione, quando si vuole che l’Europa progredisca. Proprio a causa delle differenze che caratterizzano le loro prospettive, le loro priorità e i loro interessi, i governi dei due Paesi debbono mettersi d’accordo e superare la rivalità che talvolta può manifestarsi nel voler far valere il loro ruolo di leader. E peraltro, questo ruolo può essere esercitato anche operando al servizio della comunità e non perseguendo soprattutto interessi egoistici e nazionali. Questo è l’obiettivo anche della Costituzione dell’Unione europea che condanna al fallimento gli outsider e le soluzioni unilaterali. La guida dell’Unione in tutte le questioni per cui non esiste alcuna procedura istituzionalizzata secondo il metodo comunitario, soprattutto in materia di politica estera e di sicurezza, spetta al Consiglio europeo che riunisce i 27 capi di governo. La formazione del parere e della decisione in quest’organo non richiede solo che il suo Presidente eserciti moderazione nel riunire i differenti interessi, ma anche l’iniziativa decisa, convincente, orientata all’obiettivo di una posizione comune. Di norma, il successo non si fa attendere, quando un’iniziativa di questo genere viene portata avanti congiuntamente da Germania e Francia.

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