Insieme per il futuro

Il "Progetto Europa 2030"

“L’Unione europea è più di un mercato comune. È anche un’unione di valori”. Un’affermazione non nuova, questa, ma oltremodo significativa se si pensa alla sua collocazione: il “Progetto Europa 2030”, definito da una apposita commissione creata dall’Ue e presentato ai capi di Stato e di governo dei Ventisette durante il recente summit di Bruxelles.Dall’analisi alle proposte. Il mandato a suo tempo assegnato al “Gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa” – presieduto dall’ex premier spagnolo Felipe Gonzàles e composto da dodici membri di riconosciuta esperienza politica, economica e culturale – indicava la necessità di sviluppare una analisi e di giungere ad alcune proposte che potessero aiutare la “casa comune” a superare le difficoltà del momento, rimettendo al centro del progetto europeo i cittadini e alzando lo sguardo allo scenario mondiale. La commissione ha lavorato soprattutto tra la fine del 2008 e il 2009, dunque in una fase storica particolarmente difficile, segnata dalla recessione e dalle difficoltà legate alla ratifica ed entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La relazione finale – presente nelle lingue ufficiali sul sito www.consilium.europa.eu – contiene, com’era prevedibile, alcune parti analitiche (modello economico e sociale, sfida demografica, sicurezza energetica e clima, sicurezza interna, Ue e cittadini…) e una riflessione generale sul futuro dell’integrazione, la quale è ritenuta possibile e utile solo se tutti, istituzioni comuni, Stati aderenti e cittadini “faranno la loro parte”. Il documento, presentato al Consiglio europeo di giugno, non ha ricevuto molta attenzione, né da parte dei leader né dai mass media: al centro dell’attenzione figuravano, infatti, temi quali la crisi, la preparazione del G20 e i nodi di politica internazionale. Eppure il testo merita attenzione, perché ribadisce alcuni punti fermi sul cammino dell’Ue che, in qualche caso, affondano le radici nella storia della Comunità.Non un “testimone passivo”. “Le nostre conclusioni non sono rassicuranti né per l’Unione né per i nostri cittadini”, riconosce il Gruppo di riflessione, che traccia un articolato quadro della realtà: “Crisi economica mondiale, Stati in soccorso delle banche, invecchiamento demografico che minaccia la competitività delle nostre economie e la sostenibilità dei nostri modelli sociali, pressione al ribasso su costi e salari, sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente dipendenza energetica”. Per di più “incombono su di noi le minacce poste dal terrorismo, dalla criminalità organizzata e dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa”. Seguono alcune domande di fondo: “L’Ue saprà mantenere e accrescere il livello di prosperità in questo mondo in mutamento? Sarà in grado di promuovere e difendere i valori e gli interessi dell’Europa?”. “La nostra risposta è sì”, affermano gli esperti. L’Unione europea “può essere un fattore di cambiamento nel mondo” e non “un semplice testimone passivo. Ma ciò sarà possibile solo se lavoriamo insieme; le sfide che si prospettano sono troppo vaste per poter essere affrontate dai Paesi europei singolarmente”. Credere nel progetto comune. Il testo si sofferma su numerosi temi, talvolta affiancati da indicazioni politiche di massima: il rafforzamento della governance economica, il completamento del mercato interno, il no deciso alle “tentazioni del nazionalismo economico”, l’impegno per la coesione sociale, un più equilibrato ed efficace rapporto tra le istituzioni Ue. “Il capitale umano – vi si legge – è lo strumento strategico fondamentale per il successo nell’economia globale. Eppure l’Europa ha perso molto terreno nella corsa all’economia della conoscenza”, e per recuperare si impone “uno sforzo coordinato”. Da qui l’indicazione, rivolta agli Stati membri, affinché mobilitino risorse adeguate per la ricerca e lo sviluppo, “con il contributo del settore privato”, e per “riformare tutti gli aspetti dell’istruzione”. Una sottolineatura specifica riguarda la cosiddetta sfida demografica: “Senza interventi urgenti, le nostre società che invecchiano eserciteranno una pressione insostenibile sui sistemi pensionistici, sanitari e previdenziali e comprometteranno la competitività economica”. Secondo “Europa 2030” occorre dunque “aumentare la percentuale di donne nella forza lavoro”, “favorire un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata”, “elaborare una politica dell’immigrazione più proattiva, adatta alle necessità demografiche e del mercato del lavoro”. Il progetto lancia infine un monito: “Con il sostegno dei cittadini, l’Ue può guidare la reazione alle grandi sfide globali. Di fronte a una crisi che non hanno provocato, i cittadini continueranno a credere al progetto europeo solo se i leader saranno onesti sull’entità delle sfide che si prospettano e se essi saranno chiamati a uno sforzo paragonabile a quello che ha dato prosperità all’Europa dopo la seconda guerra mondiale”.

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