Il pensiero alle vittime

Intervista con Eric de Beukelaer, portavoce dei vescovi

La “gratitudine” dei vescovi belgi per le parole di “vicinanza” espresse dal Papa in seguito alla perquisizione della polizia all’arcivescovado di Malines-Bruxelles. A parlare è Eric de Beukelaer, portavoce della Conferenza episcopale belga, secondo il quale il messaggio inviato domenica 27 giugno dal Papa a mons. André Joseph Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale, mette “le cose nella giusta prospettiva”. Ne parliamo con lui in questa intervista. Come hanno accolto i vescovi il messaggio del Papa?“Con gratitudine, perché pensiamo che questo messaggio metta le cose nella giusta prospettiva. La Chiesa belga ha vissuto una situazione per così dire inusuale, e cioè una perquisizione in arcivescovado. L’immagine è stata forte anche perché la perquisizione è stata fatta durante la riunione di tutti i vescovi del Belgio. Non mi era mai successo, almeno da quando sono portavoce, di ricevere telefonate anche dall’estero per chiedermi che cosa stava succedendo in Belgio. Ed io ho sempre risposto che magari pur non essendo d’accordo su tutto, la giustizia ha il dovere di fare il suo lavoro. Credo che il fatto che il Santo Padre lo riaffermi nel suo messaggio, dicendo che pur non essendo d’accordo sulle modalità, la giustizia debba continuare a fare il suo lavoro, sia un buon contributo. Il messaggio poi è segno che il Santo Padre pensa a noi, non ci abbandona, anzi dimostra di voler mostrare la sua vicinanza, come fa un padre di una famiglia”. Ma come sono state accolte le sue parole dal Paese?“Lo posso dire rifacendomi a quanto pubblicato sui media. Abbiamo assistito a due atteggiamenti. Quello di coloro che fin dall’inizio hanno difeso l’intervento della giustizia, dicendo che la giustizia deve fare il suo lavoro e che la Chiesa non è al di sopra della legge. Che è poi quello che abbiamo sempre detto anche noi. E quello di coloro che hanno avuto cura di leggere il messaggio nella sua interezza ed hanno notato che il Papa si rivolge ai vescovi. Non è quindi il messaggio del Papa in quanto capo di uno Stato ma è il messaggio del Papa in quanto successore di Pietro ai suoi fratelli, vescovi del Belgio. E nel messaggio il Papa dice anche tutta una serie di cose. Parla ovviamente di modalità sorprendenti e deplorevoli, anche perché sono stati perquisiti e sequestrati tutti i dossier della Commissione che, comunque, stava facendo un ottimo lavoro e alla quale si erano rivolte delle persone in tutta fiducia. E allo stesso tempo, come anche i nostri vescovi hanno voluto sottolineare, si ribadisce che se questo può fare avanzare il lavoro della giustizia, si è pronti a collaborare. È una linea che questo messaggio riprende. Ora bisogna riportare la serenità”. Come fare ora per ricostruire la fiducia tra la Chiesa e la giustizia civile?“Non si tratta di costituire serenità tra la Chiesa e la giustizia. Il professore Peter Adriaenssens lavora in una Commissione interna alla Chiesa. La Commissione tratta dossier molto delicati, e questo lo fa in una rapporto di profonda fiducia da parte delle autorità giudiziarie. Ora si ha come l’impressione che questa fiducia non ci sia più, c’è come il sospetto che si nascondano questi dossier alla giustizia civile”. La Commissione si è dimessa”Una concertazione costruttiva tra le autorità competenti”: è l’auspicio dei vescovi del Belgio dopo le dimissioni, già annunciate ma presentate ufficialmente il 1° luglio, del presidente della Commissione indipendente di inchiesta sugli abusi sessuali istituita dalla Chiesa locale, Peter Adrianssens, e di tutti i suoi membri a seguito delle perquisizioni della Polizia, lo scorso 24 giugno, nella sede dell’arcivescovado di Malines-Bruxelles. “I vescovi – afferma in una nota mons. Guy Harpigny, vescovo di Tournai e delegato per i rapporti con la Commissione – non contestano il diritto delle autorità giudiziarie di condurre una perquisizione, se il diritto è esercitato nel quadro giuridico previsto, sulla base di legittimi e specifici indizi, utilizzando strumenti proporzionati”. Essi tuttavia “esprimono rincrescimento per le modalità con le quali si è proceduto nei locali della Commissione”. “Requisendo tutti i dossier sulle vittime” si è impedito ad essa “di proseguire nella sua delicata ma salutare missione”. Di qui l’auspicio del presule di “una concertazione costruttiva tra le autorità competenti, che permetta di valutare se tale missione possa proseguire in una forma o nell’altra, senza il rischio di compromettere una volta di più la fiducia delle vittime”. Da mons. Harpigny, a nome dei vescovi del Belgio, il “rispetto e la comprensione” per chi “ha trovato il coraggio di confidare le proprie ferite alla Commissione”, e il ringraziamento “dal profondo del cuore” al presidente e ai membri di quest’ultima “per la generosità e l’impegno mostrati. A fronte delle numerose denunce loro pervenute in poco tempo hanno infatti lavorato velocemente e bene e – tiene a precisare il vescovo – in modo del tutto indipendente dai vescovi”. “Mai – chiarisce – questa Commissione si è eretta a tribunale parallelo; al contrario è stato sempre consigliato alle vittime, se l’avessero voluto, di rivolgersi alla giustizia ordinaria”. L’azione della Commissione “s’inscriveva infatti nel rispetto del diritto costituzionale, che lascia ai corpi sociali la libertà di organizzarsi al loro interno. La designazione di un magistrato di riferimento da parte del ministro della Giustizia – conclude il presule – aveva inoltre rafforzato la garanzia dei diritti di ciascuno”.

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