Simbolo di libertà

Il pensiero del laicato cattolico di sei Paesi europei

Il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK – organizzazione che rappresenta i laici attivi nella Chiesa cattolica in Germania, tra le diocesi e le 120 associazioni presenti sul territorio), le Settimane sociali di Francia (Ssf), le Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli) e altre tre organizzazioni laicali cattoliche di Polonia, Croazia e Slovacchia, sono stati invitati il 9 maggio scorso come "parti terze" a presentare presso la Corte europea dei diritti dell’uomo una memoria scritta nell’ambito del procedimento di ricorso contro la sentenza, avviato dal Governo italiano in merito alla questione dell’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche. Il 31 maggio il testo di queste associazioni è stato reso pubblico. Oggi 30 giugno si è svolta presso la Grande Chambre dell’assise di Strasburgo l’udienza sul caso, ma la Corte ha già fatto sapere che potrebbero trascorrere dai sei ai dodici mesi prima che la sentenza venga resa pubblica. "La Corte deve affrontare la sfida di trovare un delicato equilibrio tra tre elementi" si legge nel testo presentato dalla rete di associazioni Ixe, iniziativa cristiana per l’Europa: "un equilibrio tra diritti e interessi dei credenti di fedi diverse e non credenti; un equilibrio tra diritti individuali fondamentali e il legittimo interesse di società e stati a preservare l’eredità religiosa di un paese e dell’Europa; un equilibrio" afferma infine il documento, "tra la formulazione degli standard dei diritti umani europei e il riconoscimento dell’ampia diversificazione esistente in Europa su come gestire la religione nell’istruzione pubblica e nella vita pubblica in generale". Avendo spiegato il significato del crocifisso per i credenti e la sua non contraddittorietà con i diritti umani e la Convenzione che li tutela, si chiede che la Corte "non prenda decisioni categoriche sull’esposizione di simboli religiosi nelle scuole pubbliche, ma lasci agli Stati un margine di discrezionalità circa lo spazio che ritengono appropriato dedicare alla religione e all’eredità religiosa dell’Europa". Il testo integrale dell’intervento si trova sul sito www.zdk.de/erklaerungen (in inglese) http://acli.it (in italiano). Sulla vicenda Sarah Numico per SIR Europa ha posto alcune domande a Stefan Vesper, segretario dello ZdK.

Quale il ruolo reale del cristianesimo oggi?
"’Dovremmo ricordare a noi stessi e a quanti oggi guardano alla Chiesa dall’esterno quanto bene abbiamo vissuto attraverso la fede e la comunione, e quanto bene viene compiuto dai credenti’. Queste parole pronunciate dal presidente tedesco Horst Köhler al recente Ökumenische Kirchentag, il convegno ecumenico dei cristiani che si è tenuto a Monaco di Baviera a maggio, sono un richiamo importante. In Germania la società e la politica in particolare hanno riconosciuto il ruolo del cristianesimo nella costituzione della società e della vita politica del paese. Recentemente anche la cancelliera Angela Merkel lo ha pubblicamente espresso, con parole molto esplicite ("I valori su cui si fonda la società tedesca sono indubitabilmente radicati nel cristianesimo"). Mi auguro che questo riconoscimento possa avvenire in maniera esplicita anche a livello europeo".

Quali le sfide del dialogo tra cristianesimo e cultura laica e secolarizzata in Europa?
"Non credo che il nostro compito principale debba essere quello di fare battaglie contro la secolarizzazione, il laicismo o quelle correnti e lobby che spesso cercano di ostacolare il lavoro delle Chiese. Penso che il nostro compito, come cristiani e come Chiese, sia innanzitutto quello di fare bene il nostro lavoro, vale a dire continuare a dare il nostro contributo e portare avanti le responsabilità che ci siamo assunti nel mondo del sociale, della formazione, della politica. Certo è importante che valorizziamo il nostro lavoro di fronte alla politica e anche nell’opinione pubblica, mettendo in luce i valori su cui esso si fonda".

Come possono oggi i cristiani testimoniare che il crocifisso ha un significato universale, e non discrimina né traumatizza?
"Come abbiamo scritto anche nel documento presentato a Strasburgo, il crocifisso è un simbolo di libertà e di liberazione, non di discriminazione. È segno dell’amore omnicomprensivo di Dio per tutta l’umanità. Quindi vuole essere un invito ad una vita nel segno del rispetto e dell’amore per tutti, anche verso i nemici. Il nostro compito è riuscire a spiegare questo messaggio e testimoniarlo attraverso la nostra vita e la nostra azione, sia nel privato delle nostre famiglie, sia nelle attività sociali o nel nostro impegno politico".

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