Garanzia di libertà

L'omelia nella solennità dei santi Pietro e Paolo

"Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare" che "non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni". Lo ha ricordato Benedetto XVI, durante l’omelia per la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo (29 giugno). Nella basilica vaticana, il Santo Padre ha avvertito che le prove per i cristiani "malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa": "Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto". Le riflessioni del Papa si sono concentrate attorno alla convinzione che "Dio è vicino ai suoi fedeli servitori e li libera da ogni male, e libera la Chiesa dalle potenze negative". Infatti, "la promessa di Gesù – ‘le potenze degli inferi non prevarranno’ sulla Chiesa – comprende sì le esperienze storiche di persecuzione subite da Pietro e Paolo e dagli altri testimoni del Vangelo, ma va oltre, volendo assicurare la protezione soprattutto contro le minacce di ordine spirituale".

Imposizione del Pallio. Nel corso dell’omelia, il Pontefice ha precisato che vi è "una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la credibilità". Durante le celebrazioni per la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha anche imposto il Pallio ai trentotto arcivescovi metropoliti. Il paramento liturgico fatto di lana bianca rappresenta il simbolo del buon pastore e, insieme, dell’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità. Si tratta di una tradizione antica: il vescovo di Roma concede il pallio solo ad alcuni arcivescovi metropoliti e primati a significare la giurisdizione in comunione con la Santa Sede. Il Papa ha spiegato che "la comunione con Pietro e i suoi successori" è "garanzia di libertà per i Pastori della Chiesa e per le stesse Comunità loro affidate" mentre "il ministero petrino è garanzia di libertà nel senso della piena adesione alla verità, all’autentica tradizione, così che il Popolo di Dio sia preservato da errori concernenti la fede e la morale". L’imposizione del Pallio, dunque, è un "gesto di comunione" e "questo appare evidente nel caso di Chiese segnate da persecuzioni, oppure sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove" ma "ciò non è meno rilevante nel caso di Comunità che patiscono l’influenza di dottrine fuorvianti, o di tendenze ideologiche e pratiche contrarie al Vangelo". Il pallio degli arcivescovi metropoliti, nella sua forma attuale, è una stretta fascia di stoffa di circa cinque centimetri tessuta in lana bianca, incurvata al centro così da poterlo appoggiare alle spalle sopra la pianeta o casula e con due lembi neri pendenti davanti e dietro, così che il paramento ricordi la lettera "Y". È decorato con sei croci nere di seta, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille d’oro e gioielli. La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione.

Valenza ecumenica. Per il Santo Padre, le divisioni sono "sintomi della forza del peccato, che continua ad agire nei membri della Chiesa anche dopo la redenzione". Tuttavia, "l’unità della Chiesa è radicata nella sua unione con Cristo, e la causa della piena unità dei cristiani – sempre da ricercare e da rinnovare, di generazione in generazione – è pure sostenuta dalla sua preghiera e dalla sua promessa". E proprio richiamando la "promessa di Cristo che le potenze degli inferi non prevarranno sulla sua Chiesa", il Pontefice ha sottolineato che "queste parole possono avere anche una significativa valenza ecumenica" perché "uno degli effetti tipici dell’azione del Maligno è proprio la divisione all’interno della Comunità ecclesiale". Con sentimenti di "fiduciosa speranza", il Papa ha quindi salutato la delegazione del Patriarcato di Costantinopoli che, "secondo la bella consuetudine delle visite reciproche, partecipa alle celebrazioni dei Santi Patroni di Roma": "Insieme rendiamo grazie a Dio per i progressi nelle relazioni ecumeniche tra cattolici ed ortodossi, e rinnoviamo l’impegno di corrispondere generosamente alla grazia di Dio, che ci conduce alla piena comunione". Infine, Benedetto XVI si è rivolto ai presenti pregando affinché "i santi Apostoli Pietro e Paolo vi ottengano di amare sempre più la santa Chiesa, corpo mistico di Cristo Signore e messaggera di unità e di pace per tutti gli uomini" e "di offrire con letizia per la sua santità e la sua missione le fatiche e le sofferenze sopportate per la fedeltà al Vangelo".

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