Un fatto doloroso per tutti

Le reazioni alla perquisizione dell'arcivescovado di Malines-Bruxelles

Tutto è successo giovedì 24 giugno mentre i vescovi del Belgio erano riuniti per la riunione mensile. Verso le 10.30 le autorità giudiziarie e le forze di polizia sono entrate e hanno detto che ci sarebbe stata una perquisizione dell’arcivescovado di Malines-Bruxelles, in seguito a delle denunce per abuso sessuale nel territorio dell’arcidiocesi. Non è stata data nessun’altra spiegazione, ma tutti i documenti e i telefoni portatili sono stati confiscati ed è stato detto che nessuno poteva lasciare l’edificio. Questo stato di fatto è durato fino alle 19.30 circa. Tutti sono stati interrogati, sia i membri della Conferenza episcopale, sia i membri del personale. "Non è stata un’esperienza piacevole – ha poi detto Eric de Beukelaer, portavoce della Conferenza episcopale belga – ma tutto si è svolto in modo corretto".

Le parole del Papa. Benedetto XVI ha voluto esprimere la sua "particolare vicinanza e solidarietà" ai vescovi del Belgio, rivolgendo un messaggio a mons. André Joseph Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale. Il Papa definisce "sorprendenti e deplorevoli" le modalità con cui "sono state condotte le perquisizioni nella cattedrale di Malines e nella sede dove era riunito l’episcopato belga in una Sessione plenaria che, tra l’altro – aggiunge – avrebbe dovuto trattare anche aspetti legati all’abuso di minori da parte di membri del clero". "Più volte – prosegue il Santo Padre – io stesso ho ribadito che tali gravi fatti vanno trattati dall’ordinamento civile e da quello canonico, nel rispetto della reciproca specificità e autonomia. In tal senso, auspico che la giustizia faccia il suo corso, a garanzia dei diritti fondamentali delle persone e delle istituzioni, nel rispetto delle vittime, nel riconoscimento senza pregiudiziali di quanti si impegnano a collaborare con essa e nel rifiuto di tutto quanto oscura i nobili compiti ad essa assegnati".

La reazione dei vescovi belgi. I vescovi del Belgio in una dichiarazione, rilasciata il giorno dopo dalla Santa Sede, esprimono la loro massima "fiducia nella giustizia e nel suo lavoro" come d’altronde hanno sempre fatto negli ultimi mesi. "La presente perquisizione – spiega il portavoce della Conferenza episcopale – viene accolta con la stessa fiducia e perciò, per il momento, essi si astengono dal fare ulteriori commenti. Al contrario, assieme al professor Peter Adriaensses, presidente della Commissione per il trattamento degli abusi sessuali nel quadro di una relazione pastorale, si rammaricano del fatto che, durante un’altra perquisizione, tutti i dossier della Commissione sono stati sequestrati". Ciò "va contro il diritto alla riservatezza di cui devono beneficiare le vittime che hanno scelto di indirizzarsi a questa Commissione. Tale azione lede dunque gravemente il necessario ed eccellente lavoro di questa Commissione".

La reazione della Commissione. Dopo le prime indiscrezioni apparse sulla stampa arriva la conferma ufficiale della Conferenza episcopale in cui si annuncia con una nota che il presidente Peter Adriaenssens e i membri della "Commissione per il trattamento delle denunce di abuso sessuale" si dimettono in seguito alla perquisizione subita giovedì scorso. "In primo luogo perché – si legge nella nota – la Commissione si trova nella impossibilità materiale di lavorare in quanto tutti i dossier e i documenti di lavoro sono stati sequestrati giovedì 24 giugno. Inoltre, e cosa più importante, la Commissione ritiene che la base per il suo funzionamento non esiste più, e cioè la fiducia indispensabile fra la giustizia e la Commissione, necessarie per salvaguardare la fiducia tra le vittime e la Commissione". Ed aggiungono: "475 cittadini non avrebbero mai affidato i loro dati senza fiducia a questa Commissione". Nella nota si fa sapere che i presidente e i membri della Commissione daranno ufficialmente le loro dimissioni giovedì 1° luglio a mons. Guy Harpigny, vescovo di Tournai e referente per la Commissione. "Spetta ora ai vescovi prendersi cura delle vittime e assicurare il prosieguo delle loro denunce".

Le reazioni del Vaticano. A prendere per prima la parola è stata la Segreteria di Stato, in una nota pubblicata subito dopo la perquisizione dell’arcivescovado di Malines-Bruxelles. La Segreteria di Stato esprime "vivo stupore per le modalità in cui sono avvenute alcune perquisizioni condotte dalle Autorità giudiziarie belghe e il suo sdegno per il fatto che ci sia stata addirittura la violazione delle tombe dei cardinali Jozef-Ernest Van Roey e Léon-Joseph Suenens, defunti arcivescovi di Malines-Bruxelles. Allo sgomento per tali azioni, si aggiunge il rammarico per alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni". Parlando ai giornalisti il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, ha usato parole molto forti: "Non ci sono precedenti, neanche nei regimi comunisti di antica esperienza". È stato "un sequestro, un fatto inaudito e grave".

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