Questione di libertà

Le dichiarazioni di Chiese cattoliche e ortodosse europee

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha fissato per il 30 giugno l’udienza delle parti, durante la quale la Grande Chambre prenderà in considerazione anche i ricorsi presentati contro la sentenza di una Camera della stessa Corte (3 novembre 2009), contraria all’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane. Nel frattempo, ad oggi 25 giugno, sono ventidue le Conferenze episcopali europee che si sono espresse sull’argomento attraverso note, dichiarazioni, o appelli inviati direttamente all’assise di Strasburgo. Anche le Chiese ortodosse di Bulgaria e Ucraina si sono unite a questo coro. Presentiamo alcuni passaggi degli ultimi documenti pervenuti in redazione. (Per i precedenti cfr. SIR Europa n.46/2010)Spagna: “riflette il sentimento religioso””Grazie al cristianesimo l’Europa ha saputo affermare l’autonomia dei campi spirituale e temporale e aprirsi al principio della libertà religiosa, rispettando tanto i diritti dei credenti quanto quelli dei non credenti”. È quanto si legge in una nota della Commissione episcopale permanente dei vescovi spagnoli. Per i presuli “la presenza di simboli religiosi cristiani negli ambiti pubblici, in particolare la presenza della croce, riflette il sentimento religioso dei cristiani di tutte le confessioni e non pretende di escludere nessuno”. Secondo i vescovi la presenza dei simboli religiosi, in particolare la croce, è anzi “espressione di una tradizione alla quale tutti riconoscono un gran valore e una grande funzione catalizzatrice nel dialogo tra le persone di buona volontà e come sostegno per chi soffre e i bisognosi, senza distinzione di fede, razza o nazione” e “senza imporre niente a nessuno”. Perciò “le società di tradizione cristiana non dovrebbero opporsi all’esposizione pubblica dei loro simboli religiosi, in particolare nei luoghi nei quali si educano i bambini”. Altrimenti, “difficilmente queste società potranno trasmettere alle generazioni future la propria identità e i propri valori”.Repubblica Ceca: “elemento positivo”In vista dell’udienza mons. Dominik Duka, presidente dei vescovi cechi, ha inviato una lettera a mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. “Il Cristianesimo, nella forma di cultura giudaico-cristiana, è stato presente alla nascita e alla formazione della civiltà europea e americana e finora, questi valori sono gli unici in grado di mantenere l’Europa viva e forte. Questi valori sono gli stessi applicati per la formazione dell’Ue. Per continuare a trasmettere la propria identità e i propri valori alle generazioni future, le nostre società di tradizione cristiana non devono rifiutarsi di mostrare pubblicamente i propri simboli religiosi”. “Nei Paesi di tradizione cristiana, la Cristianità ha contribuito alla formazione della cultura nazionale. In questo contesto, la croce specie nelle scuole non è solo tollerabile e giustificata ma costituisce anche un elemento positivo. Il diritto alla libertà di religione esiste in tutti i Paesi europei e si estende, consentendo altri simboli religiosi”, ha osservato l’arcivescovo. “Riteniamo che non sia compito della Corte europea prendere decisioni in materia di religione e su questioni di moralità”, ha concluso mons. Duka per il quale “il ruolo della Corte è operare all’interno della cornice di moralità trasmessa ai nostri tempi dalla civiltà greco-romana e cristiana”.Inghilterra: “inaccettabile secolarismo”Sarebbe “chiaramente inopportuno e inaccettabile”, che la Corte europea dei diritti umani, che il 30 giugno ascolterà le parti sull’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, “invece di proteggere la libertà dei cittadini dall’imposizione di una particolare religione di Stato richiedesse a tutti i Paesi europei di conformarsi a un modello di secolarismo che è contrario ad ogni manifestazione della religione nella sfera pubblica”. Lo afferma l’arcivescovo inglese mons. Peter Smith in una dichiarazione rilanciata il 23 giugno dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Secondo l’arcivescovo, per “religione di Stato” si deve intendere proprio questa tendenza a richiedere che “tutti i Paesi europei si conformino ad un modello di secolarismo che è contrario ad ogni manifestazione della religione nella sfera pubblica”. Ed aggiunge, che ciò “non sarebbe coerente con l’approccio dimostrato in passato dalla stessa Corte, né rifletterebbe il principio della libertà di religione che la Convenzione protegge”.Card. Herranz: “manifestazione di inciviltà””Voler estromettere questo segno dai luoghi e dalle istituzioni pubbliche in nome di una presunta neutralità religiosa, sarebbe una manifestazione non soltanto di cristofobia più o meno larvata ma soprattutto di inciviltà”. Lo ha detto il card. Julian Herranz, presidente emerito del Pontificio Collegio per i testi legislativi, intervenendo il 23 giugno ad una tavola rotonda a Roma.

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