Un nuovo welfare

In alternativa al reddito di cittadinanza

In Campania stop al reddito di cittadinanza, che erogava 350 euro mensili a circa 18 mila famiglie con reddito annuo inferiore a 5 mila euro. A dichiararlo nei giorni scorsi è stato l’assessore regionale alle Politiche sociali, Ermanno Russo, per il quale “il reddito di cittadinanza è una misura inefficace e va ripensata. La drammaticità dei conti regionali non consente il protrarsi di un sussidio fine a se stesso”. Per Russo, in sintonia con l’intera giunta regionale, “il mero sostegno al reddito non può bastare per l’emersione dalla povertà. Ad esso dovrà sostituirsi una seria politica di welfare, fatta di misure di assistenza sociale sempre più concrete e di interventi mirati per l’inserimento lavorativo dei soggetti in stato di indigenza”.Una misura serve. “Come Acli riteniamo che sia necessaria una misura di sostegno alla povertà assoluta, che impedisce di esercitare i propri diritti, ma si può discutere su come debba essere”. Lo sostiene Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania. Nel caso specifico del reddito di cittadinanza in Campania, però, “si devono evitare strumentalizzazioni: era nei fatti l’esaurimento del reddito di cittadinanza, non perché la misura fosse sbagliata, ma perché non c’erano più le risorse per la sua erogazione. In generale, una misura di contrasto della povertà assoluta serve, anche se lo strumento in sé andava migliorato, per esempio per quanto riguarda i sistemi di controllo e il passaggio dall’assistenza all’autoimpiego, alla formazione lavorativa”. Come Acli, ricorda Cavallaro, “avevamo proposto, tempo fa, un patto campano per la famiglia con l’obiettivo di rafforzarla e sostenerla. Certo, le politiche per la famiglia non si esauriscono nel reddito di cittadinanza. Sono necessarie politiche strutturali interdisciplinari (lavoro, formazione, livello imprenditoriale)”.Puntare al lavoro. Don Aniello Tortora, incaricato della Conferenza episcopale campana (Cec) per la pastorale sociale e il lavoro, è favorevole all’abolizione del reddito di cittadinanza. “Bisogna ripensare il welfare, che con questa crisi e manovra economica sarà sempre più deficitario – dice -. La questione di fondo in Campania è il lavoro e dobbiamo smetterla assolutamente con tutte le forme di assistenzialismo. È il lavoro che dà dignità e bisogna fare di tutto non solo per non far chiudere le fabbriche, ma per avviare al lavoro soprattutto i giovani, che, disperati, stanno emigrando in massa. Secondo me anche la Chiesa del Sud deve essere più profetica: meno assistenzialismo (meno mense, meno ambulatori…) e più promozione umana (Progetto Policoro). È tempo di annuncio-denuncia, di formazione delle coscienze e di richiamare le istituzioni continuamente a perseguire il bene comune”.Investire nel sociale. “La misura del reddito di cittadinanza andando via ci lascia più ombre che luci”, sottolineano don Carmine Giudici, responsabile della delegazione Caritas Campania, e Ciro Grassini, referente Dossier povertà in Campania della delegazione Caritas Campania. Le luci “nascono dall’aver messo in risalto che la povertà non riguarda solo soggetti singoli in situazioni di grave disagio sociale, ma è invece una condizione legata sempre più alle famiglie e ad un disagio di tipo strutturale”. Le ombre, però, sono la maggioranza e “nascono da una misura che, in quanto sperimentale, avrebbe avuto bisogno di essere monitorata e ripensata costantemente. Sarebbe stata fondamentale una reale presa in carico delle famiglie, invece ciò non è avvenuto, trasformando la misura in una distribuzione a pioggia di risorse”. Ciò che “ci ha insegnato la nostra esperienza in Caritas – proseguono – è che una qualsiasi misura da adottare in campo sociale ha bisogno innanzitutto di puntare su un approccio di promozione della persona”. L’assistenzialismo in questo senso “è di fatto sbagliato non solo perché non aiuta le persone ad uscire definitivamente dal loro stato di bisogno, ma soprattutto perché toglie loro dignità”. Va bene la posizione della nuova Giunta regionale contro l’assistenzialismo ma resta “la preoccupazione”, perché “il rischio più grosso è che in nome dei conti da dover far quadrare, alla fine a rimetterci sono e saranno sempre ‘gli ultimi'”. Sul fatto che “la misura del reddito di cittadinanza così pensata sia risultata inefficace siamo d’accordo – chiariscono don Giudici e Grassini – se quest’approccio critico al reddito di cittadinanza però dovesse divenire un alibi per disimpegnarsi nell’ambito del sociale ci troveremmo di fronte ad una contraddizione gravissima”. I due ricordano che “l’emergenza lavorativa in Campania è fortissima e dalle prospettive inquietanti. La crisi economica si è infatti inserita in una situazione di disagio economico e sociale già molto forte di per sé. Ora pertanto è il momento di agire”. Di qui alcune necessità da non sottovalutare: “Va aiutato e sostenuto il sempre crescente numero di famiglie in difficoltà, ridando loro speranza e dignità. Va arrestata la fuga dei nostri giovani dalla regione, offrendo loro opportunità lavorative e di vita dignitose. E bisogna investire davvero e in maniera intelligente e lungimirante nel sociale, sapendo che un impiego del genere alla lunga avrà dei ritorni reali e molto positivi sull’intera regione”.a cura di Gigliola Alfaro(23 giugno 2010)

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