Alla base dei diritti umani

Libertà religiosa: memorandum per l'Ue

“Libertà religiosa, fondamento della politica dei diritti dell’uomo nelle relazioni esterne dell’Unione europea” è il titolo del memorandum approvato dai vescovi della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea). Con il documento, si legge nell’introduzione, dopo la risoluzione del Consiglio Ue (16 novembre 2009) che riserva alla promozione e alla protezione della libertà religiosa “un posto prioritario nel quadro della” sua “politica in materia di diritti dell’uomo”, anche “la Chiesa intende arrecare il proprio contributo alla promozione e alla protezione” di tale diritto “nel quadro delle politiche esterne dell’Ue”. Di qui il memorandum, che dopo essersi soffermato sulle persecuzioni religiose nel mondo e sui “doveri” e gli “obblighi” dell’Unione europea al riguardo, formula alcune raccomandazioni alle istituzioni di Bruxelles.Violazioni e persecuzioni. “La promozione del diritto alla libertà religiosa sul piano universale – sottolineano i vescovi – si fonda sulla dignità della persona umana e sul diritto naturale, così come sul rispetto delle libertà fondamentali, sull’amore per il prossimo e la sua ricerca di verità”. Purtroppo “in molti Paesi del mondo si verificano violazioni a questa libertà, o addirittura persecuzioni religiose”. Il documento cita al riguardo lo Stato indiano dell’Orissa, la Cina, il Myamar, il Laos, il Vietnam e la Corea del Nord dove a soffrire “sono alcune minoranze, in particolare cristiane e/o musulmane”. Secondo il memorandum, il 75% delle persecuzioni religiose nel mondo colpisce i cristiani: “circa 100 milioni”, causando una vera e propria “emorragia demografica” soprattutto dal Medio Oriente.Gli obblighi dell’Unione europea. “L’Ue e i suo Stati membri – si legge ancora nel testo – hanno l’obbligo di rispettare e il dovere di promuovere le libertà fondamentali, tra cui la libertà religiosa, al loro interno e nel mondo”. Un obbligo, ricorda il memorandum, il cui fondamento giuridico si ritrova nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (art.10.1) del 2000, che ha ripreso l’art. 9.1 della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) il quale, a sua volta, ricalca l’art.18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948). Di qui “la graduale presa di coscienza dell’Ue” con le risoluzioni del Parlamento europeo del 10 maggio 2007 e del 19 febbraio 2009, per giungere alla già citata risoluzione del Consiglio Ue nello scorso novembre, oltre alla più recente risoluzione dell’Europarlamento (21 gennaio 2010) a seguito degli attentati di inizio anno contro le comunità cristiane in Egitto e Malaysia. “Segni di speranza per chi ha a cuore la libertà religiosa nel mondo” commenta la Comece, auspicando che le istituzioni di Bruxelles “proseguano su questa via” con “politiche concrete”.Le raccomandazioni dei vescovi. E proprio alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europei; all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al Seae (Servizio di azione esterna) la Comece chiede di “proseguire le politiche di protezione e promozione delle libertà fondamentali nei confronti dei Paesi terzi dove la libertà religiosa è violata”, e rivolge alcune raccomandazioni. Anzitutto quella di “far presente ai Paesi terzi” che violano il diritto di libertà religiosa” che esso “costituisce un diritto fondamentale, essenziale da rispettare tra i diritti dell’uomo”. Ai Paesi, tra questi, che non hanno ancora sottoscritto o ratificato le convenzioni sui diritti dell’uomo l’invito a farlo, e a quelli che hanno già proceduto alla ratifica, la richiesta di “garantire l’effettività” di tale diritto. Il memorandum chiede inoltre che nel Rapporto annuale dell’Ue sui diritti dell’uomo si proceda ad “un approfondito esame della situazione della libertà religiosa nel mondo e vengano formulate raccomandazioni per migliorarla”. Dare voce alle comunità perseguitate. Il sostegno al dialogo con le autorità religiose e alle strutture di dialogo interreligioso nei Paesi terzi “al fine di favorire il rispetto della libertà religiosa e di atteggiamenti di apertura verso le minoranze” è un’ulteriore richiesta della Comece. Per questo, si legge nel memorandum, occorre anche “dare voce ai rappresentanti delle comunità religiose perseguitate”. Alle delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo con i Paesi terzi che violano la libertà religiosa i vescovi chiedono di dedicare “una parte dell’ordine del giorno delle sessioni di lavoro a questo tema”, e al tempo stesso invitano l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a creare all’interno del Seae un polo “religione” dedicato a questa libertà e al “ruolo degli attori religiosi nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti”. Infine, nel quadro dell’attuazione dell’art. 17 del Trattato di Lisbona, il memorandum raccomanda che il diritto alla libertà religiosa occupi un posto centrale nell’agenda in via di definizione.

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