Solo un primo passo

Israele alleggerisce il blocco sulla Striscia di Gaza

Via libera d’Israele all’alleggerimento del blocco su Gaza. Con una decisione assunta il 17 giugno, il gabinetto di sicurezza del governo guidato da Benjamin Netanyahu permetterà il passaggio di prodotti “di uso civile” vietati negli ultimi tre anni, consentendo, tra l’altro, anche l’ingresso dei materiali da costruzione, ma solo per i progetti civili che sono sotto la supervisione della comunità internazionale. Non si conoscono ancora i dettagli del piano ma Raed Fattuh, il coordinatore palestinese delle forniture verso la Striscia, ha detto che la nuova lista riguarda tutti i prodotti alimentari, giocattoli, cancelleria, utensili da cucina, materassi e asciugamani. Dalla decisione resta fuori il blocco navale che viene così mantenuto come anche la possibilità d’importare privatamente materiali di costruzione, fondamentali per la ricostruzione dopo la guerra tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009. Secondo Israele, infatti, un’importazione, anche limitata, di cemento potrebbe spingere Hamas a sequestrare il materiale e utilizzarlo per ricostruire infrastrutture militari. In cambio dell’allentamento dell’embargo, Israele chiede alla comunità internazionale “di lavorare per l’immediato rilascio di Gilad Shalit”, il soldato israeliano nelle mani di Hamas dal giugno 2006. Il blocco di Gaza era stato imposto da Israele subito dopo la cattura di Shalit e fu rafforzato l’anno dopo quando Hamas prese il controllo dell’enclave palestinese.

Soddisfazione e prudenza. Improntate alla soddisfazione e alla prudenza le reazioni, raccolte dal SIR, di esponenti della Chiesa cattolica in Terra Santa. “Una notizia positiva che spero possa creare condizioni più favorevoli anche ai negoziati israelo-palestinesi, sebbene la situazione resti difficile. Sotto il profilo umanitario mi sembra un passo in avanti”. Con queste parole il nunzio in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme, mons. Antonio Franco, commenta la notizia. “Tutti i fatti positivi – dice il nunzio – non creano difficoltà e dispongono in maniera più favorevole alla soluzione dei problemi sul tappeto”. Dello stesso avviso il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. “È una buona notizia – dichiara – che spero rassereni gli animi in vista di una ripresa sincera dei negoziati”. Soddisfazione viene espressa anche da mons. William Shomali, nuovo vescovo ausiliare di Gerusalemme: “Adesso potranno entrare a Gaza più prodotti. C’è penuria di tutto nella Striscia”. La speranza è che gli abitanti possano avere anche “cemento e ferro per ricostruire. Tanti progetti stanno aspettando. Se verrà dato il permesso di costruire, molte persone potranno lavorare e guadagnarsi da vivere”. Tuttavia, dice il vescovo, “l’embargo resta per altre cose e questo impedisce a Gaza di risollevarsi”. Per mons. Shomali, la decisione d’Israele non è certo “dettata da motivi umanitari ma politici. La vicenda della flotta umanitaria assaltata dai militari ha danneggiato l’immagine di Israele” che ora cerca di riparare. Sulla richiesta israeliana alla comunità internazionale “di lavorare per l’immediato rilascio di Gilad Shalit”, il vescovo dubita che “Hamas rilascerà Shalit solo per l’allentamento del blocco. Tra Israele e Hamas il conflitto è ideologico e nessuno vuole cedere”. Tra l’altro Hamas ha rigettato del tutto il piano israeliano.

Non può bastare. In attesa di conoscere nel dettaglio le decisioni israeliane circa i prodotti che potranno di nuovo entrare nella Striscia, dalla loro casa di Gaza, dove si occupano di disabili e persone in difficoltà, la comunità delle Piccole Sorelle di Gesù accoglie con una certa “soddisfazione” la decisione d’Israele. “L’allentamento dell’embargo – affermano – rappresenta un passo positivo, ma è solo il primo, verso una normalizzazione della vita di tutta la popolazione palestinese. Ci aiuterà anche nell’attività che conduciamo a favore delle persone più svantaggiate e alleggerirà la morsa anche nella testa della popolazione”. Positivo “ma non può bastare” è il parere della segretaria generale della Caritas Gerusalemme, Claudette Habesch, che ribadisce che “il problema va affrontato nella sua interezza. Si tratta solo di gocce di una medicina che dà un sollievo momentaneo senza produrre effetti tangibili. È urgente, invece, rimuovere totalmente il blocco, liberare il popolo di Gaza e dargli la possibilità di vivere, lavorare, guadagnarsi la vita con dignità”.

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