Senza protezione

Giornata mondiale del rifugiato (20 giugno)

La Giornata mondiale del rifugiato 2010 riporta al centro dell’attenzione anche delle nostre comunità cristiane il tema dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle altre categorie beneficiarie della protezione internazionale, sempre più all’ordine del giorno in un contesto internazionale in cui guerre, contrapposizioni politiche, religiose, etniche, di genere, come anche disgrazie ambientali, costringono e costringeranno ancora un gran numero di persone a spostarsi dalla propria terra. Attualmente sono più di 15 milioni i rifugiati e più di 40 milioni gli sfollati interni nel mondo. Lo scorso anno sono rientrati a casa e al proprio Paese solo 250.000. L’Italia come Paese di accoglienza può svolgere un compito ridotto rispetto a questo immenso flusso di persone bisognose, ma deve saper rispondere con una maggiore attenzione e una più ampia disponibilità. Purtroppo, invece, in Italia sono presenti poco più di 50.000 rifugiati e le domande di asilo – anche a causa della politica dei respingimenti – sono passate dalle 30.000 del 2008 alle 17.000 del 2009.
In questi ultimi anni sono stati notevoli i cambiamenti normativi e procedurali nell’ordinamento di giuridico italiano in materia di immigrazione e di asilo. Dopo il 2008, anno in cui è entrata in vigore la normativa europea in materia di protezione internazionale, è stata introdotta la nuova figura giuridica del beneficiario di protezione sussidiaria ampliando i casi di riconoscimento e, quindi, di attribuzione di uno status giuridico di tutela. Inoltre, alle due figure di status principali (lo status di rifugiato e di beneficiario di protezione sussidiaria) oggi, si associano altre due figure di tutela: la protezione umanitaria e la protezione temporanea, che non sono armonizzate a livello europeo ma che comunque allargano le maglie della protezione ad altre categorie di individui altrimenti non assistiti. In realtà, la protezione umanitaria non è equiparata a un diritto soggettivo ma si tratta di una semplice autorizzazione al soggiorno per motivi di carattere umanitario. Manca una normativa nazionale specifica che tuteli i diritti che ne conseguono.
Per quanto riguarda la figura della protezione temporanea, essa può essere attribuita solo a seguito di un provvedimento legislativo specifico e dinanzi a un flusso massiccio di profughi. Questo intervento è pensato, quindi, nell’ottica di impedire la congestione del sistema di asilo dinanzi a un arrivo considerevole di richiedenti provenienti da Paesi dove sono sorti conflitti armati o si sono verificate situazioni che hanno determinato la fuga in massa di molti civili, come è avvenuto per i profughi della guerra in Vietnam e Cambogia alla fine degli anni Settanta o recentemente per i profughi della Bosnia e del Kosovo.
Riguardo le statistiche in materia di protezione, si può osservare che nel corso degli anni rispetto alle richieste di asilo, il numero di pareri favorevoli al diritto di protezione umanitaria è progressivamente cresciuto rispetto a quello dello status di rifugiato: per il 2005 su 20.055 domande esaminate, 4.355 richiedenti hanno avuto il diritto alla protezione umanitaria, 940 lo status di rifugiato e 7.285 hanno visto rigettata la propria domanda. Tale situazione si presenta in modo analogo nel 2006 e nel 2007 anche se con una diminuzione sostanziale delle domande. Nel 2008, anno dell’exploit delle domande presentate (30.145), sono stati 1.806 i riconoscimenti dello status e 2.236 le persone con protezione umanitaria e per la prima volta, 6.312 le persone con protezione sussidiaria riconosciuta, figura che ha contribuito – insieme anche ad altri fattori – ad una diminuzione delle persone che usufruiscono di protezione umanitaria. Nel 2009, infine, il numero complessivo di domande ha conosciuto un significativo decremento, tornando a livelli poco superiori agli anni precedenti. Per quanto riguarda le decisioni, il numero di riconoscimento dello status di rifugiato è aumentato (2.113), mentre è diminuito leggermente quello relativo alla protezione sussidiaria (4.487) e umanitaria (2.143).
L’agenzia Onu per i rifugiati ha ricordato che “il respingimento indiscriminato non può essere adottato come misura per contrastare l’immigrazione irregolare via mare” anche perché “tale pratica va a minare la fruibilità del diritto di asilo in Italia come si evince dal drastico calo delle domande d’asilo pervenute nel 2009 (circa 17.500 a fronte delle oltre 31.000 nel 2008)”. Riguardo al numero dei rifugiati in Italia l’Unhcr stima che in Italia ve ne siano meno di 50.000, “mentre in altri Paesi dell’Unione europea si passa dai 600.000 della Germania ai 300.000 del Regno Unito”.
Diventa importante, allora, allargare ogni forma di protezione umanitaria che possa affrontare il dramma di milioni di persone in movimento perché costrette da situazioni drammatiche, evitando di abbandonare queste situazioni in due modi: o rifiutando l’incontro, respingendo le persone; o abbandonandole in situazioni di impossibilità di tutela della stessa vita oltre che dei diritti fondamentali (il caso di rimpatri in Libia da parte dell’Italia o in Afganistan da parte della Gran Bretagna). Ogni forma di abbandono, di respingimento e di rifiuto non può che essere contestato culturalmente e politicamente, con la preoccupazione di mettere al centro la dignità della persona.

Giancarlo Perego
direttore generale Migrantes

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy