La passione educativa

In Vaticano l'Assemblea dei vescovi italiani sul tema dell'educazione

Risvegliare nelle comunità cristiane la “passione educativa”. Lo ha chiesto Benedetto XVI ai vescovi italiani incontrandoli il 27 maggio nella aula sinodale in Vaticano dove sono stati riuniti per l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. La Chiesa italiana ha scelto di dedicare alla sfida educativa gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio e proprio su questo argomento il Papa ha parlato nel suo intervento. Vicinanza, lealtà, fiducia. “Falsa idea di autonomia”, “scetticismo”, “relativismo”. “Pur consapevoli del peso di queste difficoltà – ha detto il Santo Padre -, non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione. Educare non è mai stato facile, ma non dobbiamo arrenderci”. “Risvegliamo piuttosto nelle nostre comunità quella passione educativa, che non si risolve in una didattica che non si risolve in una didattica, in un insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi aridi. Educare è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa”. Nel cuore del papa ci sono i giovani. “La sete che i giovani portano nel cuore – ha detto – è una domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita”. I giovani hanno bisogno di “una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili”. Ecco perché la proposta cristiana passa “attraverso relazioni di vicinanza, lealtà e fiducia”. Il papa ha quindi incoraggiato i presuli ad andare “incontro” ai giovani, “a frequentarne gli ambienti di vita, compreso quello costituito dalle nuove tecnologie di comunicazione, che ormai permeano la cultura in ogni sua espressione. Non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo – ha detto il Papa -, ma di attingere dal Vangelo quella perenne novità, che consente in ogni tempo di trovare le forme adatte per annunciare la Parola che non passa, fecondando e servendo l’umana esistenza”.Le responsabilità degli adulti. Sul tema educativo è intervenuto anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella sua prolusione. Bisogna – ha detto – che “si affermi una generazione di adulti che non fuggano dalle proprie responsabilità perché disposti a mettersi in gioco, a onorare le scelte qualificanti e definitive, a cogliere – loro per primi – la differenza abissale tra il vivere e il vivacchiare”. A parere del cardinale, si è “oramai in una situazione in cui il vuoto di valori sfocia immediatamente, senza più stadi intermedi, nel disagio se non nella disintegrazione sociale. Guai però se in simili contesti, che sembrano in espansione, vengono ipotizzate risposte semplicemente disciplinari o emergenziali; la sfida educativa non ammette surrogati: se va disertata è la comunità che – a segmenti – si decompone. Come dire che l’impegno volto all’educare – di cui gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio dovranno essere una declinazione esemplare – è qualcosa di decisivo sotto il profilo non solo evangelico e dunque ecclesiale, ma anche storico, sociale e politico”.Spendere nell’educazione le migliori energie. Il campo educativo – ha detto mons. Cesare Nosiglia, vice-presidente della Cei parlando con i giornalisti – rappresenta per un Paese “la sua miniera d’oro più produttiva a cui attingere e da cui ripartire”. Perché “sull’educazione si gioca il futuro di una società e sappiamo bene che la stessa crescita economica di un Paese aumenta in proporzione all’investimento che si fa sulla formazione”. “Noi riteniamo – ha detto l’arcivescovo – che sia un tema che interessa e coinvolge tutta la società perché investe le famiglia, le parrocchie, le scuole”. Ed ha aggiunto: “L’investimento di personale, risorse e mezzi adeguati al raggiungimento delle finalità dell’educazione rappresenta sia per la Chiesa, sia per la società il primo e indispensabile impegno che non può essere eluso o sminuito da altri pure necessari ambiti di lavoro in campo economico e sociale”. “È in gioco – ha detto mons. Nosiglia – la conservazione e il rinnovamento di quel patrimonio di qualità del sapere, della cultura e della vita, ricchi di valori umani, spirituali e morali, religiosi e civili e di uomini e donne che li hanno incarnati con genialità”. “Credo – ha proseguito – che la Chiesa in Italia con questo impegno decennale indica chiaramente a se stessa ma anche al Paese dove puntare la bussola del suo progresso e del suo futuro”. E lo fa rivolgendosi alle famiglie, alle realtà civili, alle comunità cristiane. “Si rivolge infine alle istituzioni politiche, culturali, economiche e sociali perché investano le loro migliori energie in questo ambito che rappresenta il cuore pulsante del Paese”. ” Ne va del futuro e del presente del Paese. Tutti devono dare il proprio contributo. A ciascuno è chiesto di dare il meglio di se”.

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