La sfida comune

Il patrimonio culturale e l'impegno di cattolici e ortodossi in Europa

Nel cammino ecumenico, e in particolare nelle relazioni con la Chiesa russo-ortodossa, un incontro tra Benedetto XVI e Kirill “sarebbe certamente un segno importante, che renderebbe visibile e anche più credibile questo nostro impegno comune”. Lo ha detto il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, intervenendo il 19 maggio al simposio “Ortodossi e cattolici in Europa oggi. Le radici cristiane e il comune patrimonio culturale di Oriente e Occidente”, tenutosi a Roma presso la parrocchia russa di Santa Caterina d’Alessandria. L’incontro rientra nell’ambito delle iniziative per le “Giornate della cultura e della spiritualità russa in Vaticano” che, promosse dal Patriarcato di Mosca, dal dicastero vaticano guidato dal card. Kasper, e dal Pontifico Consiglio della cultura e della promozione dell’unità dei cristiani, si sono chiuse ieri sera con un concerto di musica russa in Aula Nervi alla presenza di papa Benedetto XVI.Piena comunione attraverso il dialogo. “Nessuno – ha precisato il card. Kasper – pensa a un incontro solo protocollare o un semplice photo-shooting; nessuno vuole un tale ecumenismo a buon prezzo; però un incontro tra il Papa e il Patriarca potrebbe trasmettere un messaggio, anzi costituirebbe in se stesso un messaggio” e sarebbe “di grande aiuto per superare difficoltà ancora esistenti”. “Se, al contrario – ha avvertito – aspettassimo fino a che tutti i problemi siano risolti, un simile incontro diventerebbe un evento escatologico, piuttosto che un contributo di cui oggi abbiamo bisogno”. “Grazie a Dio – ha osservato il presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani – oggi, malgrado le differenze che purtroppo rimangono e che nei nostri dialoghi sono oggetto di discussione, abbiamo appreso a riconoscerci reciprocamente come cristiani e come Chiese sorelle”. “Lo scopo del cammino ecumenico – ha chiarito – non è l’uniformità della Chiesa, ma la piena comunione senza fusione o assorbimento”. Un obiettivo che non si consegue né con “l’imposizione o la sottomissione”, bensì “con il dialogo”. Un duplice vuoto spirituale. Questo impegno, secondo il porporato, “si è imposto con nuova intensità e urgenza sin dalla caduta del Muro di Berlino (1989) che ha creato una situazione inedita” facendo riemergere, oltre alla separazione postbellica tra Europa dell’Est e dell’Ovest, “quella di secoli più antica tra Oriente e Occidente, siglata dallo scisma tra Roma e Costantinopoli”. Un quadro che ha messo in luce un duplice “vuoto spirituale”. Ad Ovest “l’indifferentismo postmoderno e la mentalità dell’evasione consumistica”; ad Est “le tracce deplorevoli e le devastazioni spirituali” frutto della “propaganda ateista” dei regimi comunisti. “Se l’Europa vuole avere nuovamente un futuro – è il monito del card. Kasper – deve innanzitutto rinnovare le sue radici cristiane” e questo “rinnovamento può avere successo solo attraverso la rievangelizzazione” del continente; “ne conseguirà una reinculturazione della fede e un rinnovamento della cultura dell’Europa, cioè un nuovo volto dell’ Europa”.Riattivare la missione dell’Europa. Secondo il porporato, “i cristiani in Europa, sia dell’Ovest che dell’Est, si trovano oggi davanti a sfide molto simili”: la crisi di “una civiltà che è stata sin dalle sue origini profondamente segnata dalla fede cristiana”. “Ciò che è in crisi – ha precisato – non è il cristianesimo come tale”, ma la sua “inculturazione” nel contesto europeo, anche se “l’identità europea” va ricercata facendo riferimento proprio “agli inizi del cristianesimo, in modo particolare ai viaggi missionari dell’Apostolo Paolo”. Eppure oggi l’Europa è spiritualmente “debole”; una debolezza che le impedisce di “riattivare la sua missione storica” e che ha dimostrato in modo palese “in occasione del dibattito sulla Costituzione comunitaria, quando non è stata in grado di riconoscere le proprie radici cristiane, ponendosi in contraddizione con ogni evidenza storica”. Nessun nuovo inizio è possibile, ha ammonito il cardinale, “senza aver fatto prima i conti con la vocazione dell’Europa e, in questo percorso, con le sue colpe storiche”. Superare i “due grandi scismi”. Ma se il continente “ha bisogno di “rinnovamento” deve anzitutto superare “le divisioni tra i cristiani”. Il card. Kasper rievoca i “due grandi scismi: quello tra Oriente e Occidente, e quello nell’Occidente tra la Chiesa cattolica e le diverse comunità protestanti”, che “hanno indebolito il cristianesimo” rendendolo “molto meno credibile di fronte al mondo”. “Per ritrovare la sua forza spirituale e missionaria l’Europa ha bisogno di una ritrovata unità prima di tutto fra i cristiani”. Di qui, conclude, l’importanza di proseguire nella “scelta ecumenica”, definita “irreversibile” da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Tutto questo, ad avviso del card. Kasper, deve inoltre collegarsi ad “un dialogo critico ma costruttivo con la moderna cultura pluralistica” nell’orizzonte di “una coesistenza rispettosa” con le altre religioni “oggi presenti in Europa, in particolare con l’islam”.

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