Testimoni autentici

Benedetto XVI ai vescovi e ai rappresentanti delle istituzioni sociali

Al grido di ‘Viva O Papa’ un mare di folla sulla spianata del santuario di Fatima ha accolto il Papa, giunto a bordo della ‘papamobile’ per celebrare la grande messa all’aperto in occasione dell’anniversario della prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli, il 13 maggio 1917. È stato forse questo il momento culmine del viaggio apostolico di tre giorni che Benedetto XVI ha fatto al Portogallo. Il Papa ha celebrato l’anniversario dell’attentato di Ali Agca a Giovanni Paolo II (13 maggio 1981) e i dieci anni della beatificazione di due dei tre pastorelli ai quali nel 1917 apparve la Madonna (13 maggio 2000). Abbiamo scelto, nel vasto programma del viaggio apostolico, di proporre ampi stralci dei due interventi pronunciati in questi giorni da Benedetto XVI: i discorsi ai vescovi portoghesi e ai rappresentanti delle istituzioni sociali del Paese. Testimoni autentici del Vangelo. “Mantenete viva la dimensione profetica, senza bavagli, nello scenario del mondo attuale, perché la parola di Dio non è incatenata!”. È la consegna che il Papa ha lasciato ai vescovi del Portogallo. “C’è bisogno – ha detto – di autentici testimoni di Gesù Cristo, soprattutto in quegli ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo: i politici, gli intellettuali, i professionisti della comunicazione che professano e promuovono una proposta monoculturale, con disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa della vita. In tali ambiti non mancano credenti che si vergognano e che danno una mano al secolarismo, costruttore di barriere all’ispirazione cristiana”. In questi contesti, l’evangelizzazione – ha detto il Papa – ha bisogno di “un vero ardore di santità”. Ed ha spiegato: “quando, nel sentire di molti, la fede cattolica non è più patrimonio comune della società e, spesso, si vede come un seme insidiato e offuscato da «divinità» e signori di questo mondo, molto difficilmente essa potrà toccare i cuori mediante semplici discorsi o richiami morali e meno ancora attraverso generici richiami ai valori cristiani”. “Il richiamo coraggioso e integrale ai principi – ha osservato il Papa – è essenziale e indispensabile; tuttavia il semplice enunciato del messaggio non arriva fino in fondo al cuore della persona, non tocca la sua libertà, non cambia la vita. Ciò che affascina è soprattutto l’incontro con persone credenti che, mediante la loro fede, attirano verso la grazia di Cristo, rendendo testimonianza di Lui”. È a questo punto che Benedetto XVI ha confessato ai vescovi la sua “piacevole sorpresa” come movimenti e nuove comunità ecclesiali “in un momento di fatica della Chiesa” riescano a “sveglia nei giovani e negli adulti la gioia di essere cristiani, di vivere la Chiesa”. Il discorso si è concluso con una raccomandazione: “essere in grado di rispondere alle situazioni di gravi carenze sociali”. Le difficoltà, che adesso si fanno sentire di più, non vi facciano indebolire nella logica del dono. Continui ben viva, nel Paese, la vostra testimonianza di profeti della giustizia e della pace, difensori dei diritti inalienabili della persona, unendo la vostra voce a quella dei più deboli, che avete saggiamente motivato a possedere voce propria, senza temere mai di alzare la voce in favore degli oppressi, degli umiliati e dei maltrattati”.A servizio del bene comune. “Consapevoli, come Chiesa, di non essere in grado d’offrire soluzioni pratiche ad ogni problema concreto” e “sprovvisti di qualsiasi tipo di potere”, “siate pronti ad aiutare e ad offrire i mezzi di salvezza a tutti”. In una parola, ad essere “determinati a servire il bene comune”. È l’invito rivolto da papa Benedetto XVI ai rappresentanti delle organizzazioni della pastorale sociale del Portogallo ai quali il santo Padre ha additato l’esempio del Buon Samaritano: E qual è questo stile? È “un cuore che vede”. “Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente”. Il Papa ha motivato il perché dell’attenzione agli altri: “L’amore incondizionato di Gesù che ci ha guarito – ha affermato – dovrà ora trasformarsi in amore donato gratuitamente e generosamente, mediante la giustizia e la carità, se vogliamo vivere con un cuore di buon samaritano”. I destinatari di questa attenzione particolare sono – nelle sue parole – “i poveri, i malati, i detenuti, quelli che vivono da soli e abbandonati, le persone disabili, i bambini e i vecchi, i migranti, i disoccupati e quanti patiscono bisogni che ne turbano la dignità di persone libere”. Il Papa ha esortato i rappresentanti delle istituzioni sociali ad “arrivare ad una sintesi soddisfacente tra la vita spirituale e l’attività apostolica”. Ed ha sottolineato un rischio: “La pressione esercitata dalla cultura dominante, che presenta con insistenza uno stile di vita fondato sulla legge del più forte, sul guadagno facile e allettante, finisce per influire sul nostro modo di pensare, sui nostri progetti e sulle prospettive del nostro servizio, con il rischio di svuotarli di quella motivazione della fede e della speranza cristiana che li aveva suscitati”, ha detto. Così – secondo il Papa – “le numerose e pressanti richieste di aiuto e sostegno che ci rivolgono i poveri e i marginalizzati della società ci spingono a cercare soluzioni che rispondano alla logica dell’efficienza, dell’effetto visibile e della pubblicità. Tuttavia, la menzionata sintesi è assolutamente necessaria”, ha affermato “per poter servire Cristo nell’umanità che vi attende. In questo mondo diviso, si impone a tutti una profonda e autentica unità di cuore, di spirito e di azione”.

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