La sapiente visione

Il primo giorno del viaggio verso Fatima " "

“Da una visione sapiente sulla vita e sul mondo deriva il giusto ordinamento della società. Posta nella storia, la Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato l’essenziale considerazione del senso umano della vita”. L’11 maggio, al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Lisbona, prima tappa del suo 15° viaggio internazionale, Benedetto XVI ha teso una mano ma anche ribadito quanto da tempo ormai va ripetendo: la fede non può essere relegata alla sfera privata dell’uomo. Ad accogliere il Papa è stato Anibal Cavaco Silva, presidente di un Paese, cattolico per l’88% della popolazione, ma che negli ultimi anni ha approvato leggi contestate dai vescovi come l’aborto (2007), il divorzio (2008) e, più recentemente, un disegno di legge sul matrimonio gay, che però l’attuale presidente non ha ancora firmato.

Una questione di senso. Per Benedetto XVI, che ha detto di venire “nelle vesti di pellegrino della Madonna di Fatima”, “non si tratta di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà. Ciò che distingue è il valore attribuito alla problematica del senso e la sua implicazione nella vita pubblica”. “La svolta repubblicana, verificatesi cento anni fa in Portogallo – ha spiegato il Pontefice – ha aperto, nella distinzione fra Chiesa e Stato, un nuovo spazio di libertà per la Chiesa, a cui i due Concordati del 1940 e del 2004 avrebbero dato forma, in ambiti culturali e prospettive ecclesiali assai segnate da rapidi cambiamenti. Le sofferenze causate dalle trasformazioni – ha affermato – sono state in genere affrontate con coraggio. Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, trovare sentieri di missione fino alla radicalità del martirio”. Benedetto XVI, ricordando le apparizioni di Fatima, ha voluto, poi sottolineare come “la relazione con Dio è costitutiva dell’essere umano: questi è stato creato e ordinato verso Dio, cerca la verità nella propria struttura conoscitiva, tende verso il bene nella sfera volitiva, ed è attratto dalla bellezza nella dimensione estetica. La coscienza è cristiana nella misura in cui si apre alla pienezza della vita e della sapienza, che abbiamo in Gesù Cristo. La visita, che ora inizio sotto il segno della speranza, intende essere una proposta di sapienza e di missione”.

L’esempio dei santi. La messa nel “Terreiro do Paco” di Lisbona, che ha fatto seguito, sempre nella giornata dell’11 maggio, alla visita di cortesia al presidente della Repubblica nel palazzo di Belem, è stato il primo incontro con la popolazione di Lisbona. In oltre 160 mila hanno affollato il luogo della celebrazione. Qui Benedetto XVI ha additato a tutti l’esempio dei santi portoghesi, Verissimo, Massima e Giulia, san Vincenzo, sant’Antonio, san Giovanni di Brito e san Nuno di Santa Maria. Nonostante non le manchino “figli riottosi e persino ribelli”, ha ricordato il Pontefice, è nei santi che “la Chiesa riconosce i propri tratti caratteristici e, proprio in loro, assapora la sua gioia più profonda. Li accomuna tutti la volontà di incarnare il Vangelo nella propria esistenza”. I santi portoghesi, quindi, per ricordare che “chi crede in Gesù non resterà deluso: è Parola di Dio, che non si inganna né può ingannarci”. “Fissando lo sguardo sui propri santi – ha aggiunto il Papa – questa Chiesa locale ha giustamente concluso che oggi la priorità pastorale è quella di fare di ogni donna e uomo cristiani una presenza raggiante della prospettiva evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura, nell’economia, nella politica”. Tuttavia, ha avvertito, “spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?”. Perché ciò non accada, “bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima”. Il Papa ha ricordato il “glorioso posto che il Portogallo si è guadagnato in mezzo alle nazioni per il servizio offerto alla diffusione della fede: nelle cinque parti del mondo ci sono Chiese locali che hanno avuto origine dall’azione missionaria portoghese”. Così come in passato “oggi, partecipando all’edificazione della Comunità europea, portate il contributo della vostra identità culturale e religiosa”. Al termine della messa Benedetto XVI ha ricordato il monumento a Cristo Re, fatto erigere a Lisbona dai vescovi portoghesi in seguito ad un voto, espresso a Fatima il 20 aprile 1940, sul non ingresso del Paese nella seconda guerra mondiale. Ultimo atto della prima giornata portoghese del Papa una serenata, sotto la nunziatura apostolica, da parte dei giovani. Un modo simpatico e affettuoso per augurargli la buonanotte.

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