La forza della memoria

Il 60° della Dichiarazione per una nuova Europa

Le radici spirituali e culturali dell’Europa chiamate a “dare un’anima al processo di integrazione comunitaria”, come più volte indicato – e nei giorni scorsi ribadito – da Jacques Delors, presidente della Commissione Ue fra gli anni ’80 e ’90. Dalle celebrazioni promosse per i 60 anni della Dichiarazione Schuman è emerso più volte l’appello a far incontrare la “memoria” con “il presente e il futuro” dell’Ue, coinvolgendo i cittadini, la società civile, le comunità religiose “nel più ampio processo di avvicinamento tra popoli e Stati” che la storia abbia mai conosciuto. Il Trattato e le radici cristiane. Nelle cattedrali gotiche di Metz e Verdun, sulla tomba di Schuman a Scy-Chazelles, al memoriale di Douaumont che ricorda una delle più tragiche battaglie della prima guerra mondiale, si è pregato per l’Europa unita. Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente dl Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, intervenendo alle celebrazioni ha affermato che esistono “un destino e una missione condivise” tra Europa e cristianesimo e nel processo di integrazione “occorre mettere in evidenza i valori comuni” presenti nel continente, rispettando al contempo “le diversità culturali e religiose” che possono favorire la costruzione dell’Ue. Tauran si è concentrato sul significato dell’articolo 17 del Trattato di Lisbona, entrato in vigore da pochi mesi, che regola i rapporti tra l’Unione europea e le chiese. Comunità politica e comunità religiose, ha sostenuto il cardinale, “sono chiamate a collaborare, operando per il bene di tutti i cittadini”. Tauran ha voluto rimarcare “le radici cristiane che segnano la storia del nostro continente” e la “significativa presenza della chiesa cattolica”, accanto alle altre espressioni del cristianesimo e alle altre religioni. “L’articolo 17 – ha puntualizzato il relatore – non solo definisce i rapporti tra Ue e chiese”, ma pone in risalto “il contributo costante, aperto e trasparente” che può giungere dalle religioni alle istituzioni europee.Tra memoria e attualità. Sulla “riscoperta e valorizzazione della memoria” per “trasmettere i valori fondativi dell’Europa e per guardare al futuro” si era soffermato anche padre Cédric Burgun, presidente del Comitato organizzatore dell’iniziativa intitolata “Le neuf en Europe”. Conferenze, film, incontri con i giovani e diversi momenti spirituali hanno fatto da filo conduttore al programma sviluppatosi in parallelo a numerose altre manifestazioni in tutta l’Ue per ricordare il piano Schuman. A Metz e Verdun sono convenuti anche studiosi ed esponenti politici che hanno approfondito l’eredità della Dichiarazione sul piano della costruzione dell’Unione europea. Vaira Vike-Freiberga, già presidente della Repubblica di Lettonia e vice presidente del Gruppo di riflessione sull’avvenire dell’Europa (istituito dall’Ue), ha sottolineato alcuni aspetti della “visione” di Schuman, rilevandone l'”attualità” rispetto alle sfide “tuttora presenti nel vecchio continente”. Secondo la relatrice, l’allora ministro degli esteri francese “prefigurava e operava per realizzare un’Europa unita, capace di superare gli odi della guerra e in grado di costruire pace e benessere”. Egli considerava, in prospettiva, una unità che comprendesse “sia la parte occidentale sia quella orientale” del vecchio continente, “nonostante la divisione allora operata dalla Cortina di ferro”. Freiberga ha insistito sul “compito di coinvolgere, in questo progetto, tutti i cittadini, la società civile, le culture, nel rispetto delle diversità e mantenendo lo sguardo aperto al mondo”. In tale direzione “occorre perseguire obiettivi concreti”, così come “indica ad esempio la crisi economica in corso” e “come insegnava Schuman con la sua idea di Europa”. Recuperare i valori per la “casa comune”. “Oggi – ha aggiunto Freiberga – abbiamo il culto del consumismo e del materialismo. È invece necessario recuperare i valori morali e spirituali che possono alimentare una democrazia europea solida”. Su questo punto si è soffermato anche Jacques Barrot, politico francese, già commissario Ue: “Dobbiamo lottare – ha puntualizzato – contro gli egoismi, il nazionalismo e il populismo che si affacciano sulla scena europea. Solo così potremo fare della comunità europea una costruzione forte e di lunga durata”. Barrot ha poi ricordato che alla base della Dichiarazione “si colloca il principio di solidarietà” e tale insegnamento “rimane valido nello scenario attuale”, specialmente se “si pensa alla crisi economica, alla gestione dei flussi migratori o all’impegno verso i Paesi più poveri fuori del nostro continente”. Sul tema della “riconciliazione politica” e della “identità europea” si è invece soffermato Alojz Peterle, ex primo ministro della Slovenia e attualmente eurodeputato. Il quale ha specificato: “Anche i cristiani hanno la necessità di riconciliarsi con la propria identità, con i propri valori”. Questi ultimi – dignità umana, solidarietà, libertà, responsabilità… – “vanno coltivati e trasmessi, così che possano contribuire sempre più al patrimonio comune dell’Ue”.

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