Il posto dei cristiani

Incontro con il patriarca di Antiochia dei Siri (Libano)

Continua senza sosta il cammino di preparazione verso l’Assemblea speciale dei vescovi per il Medio Oriente che si celebrerà dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema “La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’”. Alla fine di aprile, infatti, si è svolta, a Roma, la terza riunione del Consiglio presinodale che ha visto all’ordine del giorno le comunicazioni dei singoli membri circa la situazione ecclesiale nel contesto socio-politico delle regioni mediorientali e soprattutto l’elaborazione della bozza dell’Instrumentum laboris, documento di lavoro dell’Assemblea speciale. “Il futuro Sinodo – secondo quanto riportato dalla sala stampa vaticana – sarà un’occasione preziosa per esaminare a fondo anche la situazione religiosa e sociale, per dare ai cristiani una visione chiara del senso del loro essere attivi testimoni di Cristo, nel contesto di società a maggioranza musulmana. Si tratterà di procedere ad una riflessione sulla situazione presente, non facile a motivo dei conflitti e dell’instabilità, che causano l’esodo della popolazione, compresi non pochi cristiani”. Tra i partecipanti alla riunione c’era anche Ignace Youssif III Younan, patriarca di Antiochia dei Siri (Libano) che, insieme al card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ricoprirà la carica di presidente delegato del Sinodo. Il SIR lo ha intervistato.

La prima volta di un Sinodo sul Medio Oriente si configura come una vera e propria scelta di “geopolitica ecclesiale”: il Medio Oriente diventa a pieno titolo un’area a sé, con un’attenzione e un’importanza specifiche. Che cosa comporta questa scelta per la Chiesa universale?
“Il Medio Oriente essendo la regione dove sono originate le tre religioni: Giudaismo, Cristianesimo e Islam, ha un posto speciale agli occhi della Chiesa universale, in quanto luogo privilegiato di dialogo tra le tre religioni. Questa regione, poi, da anni conosce una crisi che diventa sempre più complicata e che si sta allargando a dimensioni internazionali, causate primariamente dal conflitto palestinese-israeliano”.

Qual è l’importanza che questo Sinodo riveste per le Chiese orientali?
“Per le nostre Chiese orientali questo Sinodo riveste un’importanza quasi storica. Il messaggio evangelico, dovendo incarnarsi nell’ambiente socio-politico, ha bisogno di margini di libertà per tutti, quindi anche per le cosiddette minoranze cristiane che sono radicate nella terra d’Oriente da millenni”.

Comunione e testimonianza sono le parole chiave del Sinodo e che richiamano a due orizzonti di impegno delle Chiese orientali…
“Le Chiese orientali stanno vivendo la comunione in modo migliore che in passato. Invece la testimonianza viene sempre più proibita dalla maggioranza islamica, mi riferisco particolarmente alla libertà di coscienza e di annunciare pubblicamente il Vangelo, senza essere accusati di proselitismo. Non basta parlare in modo generico, per esempio richiamando alla pace e alla mutua apertura, o essere ‘politicamente corretti’. Paesi e regimi nel Medio Oriente dovrebbero convincere il mondo occidentale che i loro cittadini, tutti i cittadini, hanno gli stessi diritti e godono in verità e nella prassi delle libertà di religione e di coscienza. L’ultima diventa indispensabile per la sopravvivenza delle comunità cristiane che hanno il diritto, senza equivoci, di essere rispettate come veri e propri cittadini. Altrimenti, l’esodo dei cristiani continuerà per diventare estremamente critico e senza nessun ritorno”.

Alla luce degli obiettivi che si pone, quali risultati potrebbe, realisticamente, raggiungere il Sinodo?
“I risultati dipendono anche dall’autentica risposta dei Paesi che hanno qualche cosa da dire sulla scena internazionale, visto la loro influenza politica. Ora realisticamente, per suscitare l’interesse di questi Paesi c’è bisogno di sforzi coordinati e concreti, per poter passare dagli auspici ai fatti”.

Nei giorni del Sinodo, i media si occuperanno più diffusamente della situazione dei cristiani mediorientali e delle condizioni delle loro Chiese. Si può sperare che anche nei giornali e nei media le informazioni sui cristiani e le loro comunità saranno più precise e puntuali e meno approssimative?
“Sicuramente i media hanno un gran ruolo per far conoscere le tragedie dei cristiani nel Medio Oriente e svelare l’ipocrisia delle grandi potenze. Purtroppo anche la maggior parte dei media preferisce tacere la verità per convenienza o per paura del terrorismo”.

Nel prossimo viaggio a Cipro Benedetto XVI consegnerà ai vescovi orientali l'”Instrumentum laboris”. Quali saranno, a suo avviso, i punti basilari del documento?
“Difficile dirlo adesso. Certo che l”Instrumentum Laboris’ non potrà dare tutte le soluzioni, ma piuttosto indicherà le piste degli interventi e delle discussioni da parte dei padri sinodali, durante lo svolgimento dei lavori”.

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