Verso il corto circuito?

Sale e si allarga una pericolosa tensione

Tra l’Europa e la Grecia sembra giunto il momento del corto circuito. A Bruxelles la Commissione presenta le “Previsioni economiche”, che indicano un accenno di ripresa dopo la lunga recessione, e l’Europarlamento svolge una discussione in emiciclo sulla “Strategia Ue 2020” per lo sviluppo e l’occupazione. Nello stesso giorno, il 5 maggio, ad Atene scoppia la rivolta popolare – contro il piano di austerità imposto dal governo e dall’Unione stessa – che si conclude nella tragedia, con tre morti in una banca data alle fiamme.Ripresa graduale ma niente lavoro. L’Europa dei 27 procede, questo è certo, a velocità differenti. In effetti alcuni Stati vedono all’orizzonte l’uscita dal tunnel della crisi, in altri Paesi, come la Grecia, ma forse anche Portogallo, Spagna e Irlanda, sembra proprio questo il momento peggiore. Eppure nelle “Previsioni economiche di primavera”, stilate dalla Commissione Barroso, si legge: “Dopo aver conosciuto la più grave recessione della sua storia, l’economia dell’Unione europea crescerà dell’1% nel 2010 e dell’1,75% nel 2011”, segnalando una “graduale ripresa”, benché si ammette che gli effetti della recessioni si dovranno misurare lungo tutto l’arco di quest’anno e, in parte, dei prossimi anni. Lo stesso documento ammette che per l’occupazione non si possono ancora segnalare cambi di marcia: “Dato il consueto scarto tra gli sviluppi dell’economia reale e il mercato del lavoro, si prevede che quest’anno l’occupazione scenderà ancora dell’1% circa, e comincerà a crescere solo nel corso del 2011”. Bilanci pubblici sotto osservazione. La Commissione tende a confermare un giudizio positivo sugli interventi nazionali a sostegno della ripresa registratisi nell’ultimo anno, benché questi abbiano a loro volta influito sui conti statali: “La recessione ha avuto un forte impatto sulle finanze pubbliche. In conseguenza dell’entrata in funzione degli stabilizzatori automatici e delle misure discrezionali adottate a sostegno dell’economia, nel quadro del piano europeo di ripresa economica, il disavanzo pubblico risulta triplicato rispetto al 2008”. Si prevede che per l’Ue nel suo complesso esso “raggiungerà il punto più alto quest’anno, toccando il 7,25% del Prodotto interno lordo e migliorerà lievemente nel 2011, scendendo a circa il 6,5%”. Commentando i dati previsionali, Olli Rehn, commissario per gli affari economici e monetari, ha spiegato: “Il miglioramento delle prospettive di crescita economica quest’anno è una buona notizia per l’Europa. Adesso dobbiamo garantire che la crescita non sarà compromessa dai rischi che gravano sulla stabilità finanziaria”. L’Esecutivo insiste poi sulle prospettive dei mercati finanziari; ulteriori interrogativi derivano dai consumi e dagli investimenti privati. Qualche contraddizione? Nel documento si legge fra l’altro: “La recente ripresa di fiducia, soprattutto verso il settore manifatturiero, fa pensare, nel breve termine, alla possibilità di sviluppi più favorevoli del previsto”. Inoltre “un esito positivo dell’operazione di aiuto finanziario alla Grecia potrebbe accrescere la fiducia degli investitori e dei consumatori”. Del resto è impossibile trascurare qualche elemento contraddittorio che emerge dall’analisi dell’Esecutivo. In una nota scritta diffusa da Rehn si legge: “Nell’Ue la recessione economica si è conclusa nel terzo trimestre del 2009”; “la ripresa si sta dimostrando più graduale rispetto ad altri episodi del passato”; “come altri Paesi sviluppati, l’Ue dovrà far fronte alle conseguenze della crisi ancora per un certo periodo”. I numeri confermano peraltro una situazione diversificata: se le previsioni di crescita del Pil per il 2010 fissano l’1,0% per l’Ue nel suo insieme, i dati per le principali economie europee sono i seguenti: Germania 1,2%, Francia 1,3%, Regno Unito 1,2%, Italia 0,8%, Polonia 2,7% (la migliore performance, al pari della Slovacchia). La Spagna è a -0,4%; altri dati negativi riguardano la stessa Grecia (-3,0%), nonché Lettonia (-3,5), Irlanda (-0,9), Cipro (-0,4), Lituania (-0,6). “Un fase molto difficile”. La realtà vista da occhi greci assume però altri connotati: “È un momento davvero difficile quello che sta attraversando il mio Paese e i morti” del 5 maggio “lo confermano”: Anni Podimata, eurodeputata greca, commenta i “tragici fatti” in corso ad Atene e in altre città elleniche. La deputata è un’esperta di temi economici: è vicepresidente della commissione parlamentare industria e ricerca, ed è stata scelta quale membro della commissione economia e aspetti monetari oltre che di quella “speciale” creata dall’Assemblea per monitorare la crisi. Dalla sede dell’Europarlamento sta seguendo gli sviluppi della situazione e intende far sentire la voce dei suoi concittadini. “Serve una strategia europea per superare questi momenti – spiega Podimata – ed Europa 2020 può essere una soluzione, purché proponga misure concrete e rapide”.

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