La stella polare

La Bibbia nella cultura europea

“Il problema fondamentale della cultura europea, più che l’aggressività anticristiana pure esistente, è l’indifferenza e la secolarizzazione, quella più grigia che crea una sorta di fascia di norme diffusa, indifferente, al massimo che ha qualche sussulto ironico e sarcastico, ma non ha la contrapposizione teorica, nobile dell’800”. Lo ha detto a SIR Europa il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, mons. Gianfranco Ravasi, che il 30 aprile, presso l’abbazia benedettina di Santa Scolastica, a Subiaco, ha tenuto una relazione su “La Parola della Bibbia nelle parole della cultura europea”. Un muro di gomma. Nell’800, ha ricordato mons. Ravasi, “il marxismo era una visione alternativa al cristianesimo ma di grande dignità, oggi invece ci troviamo di fronte ad una sorta di muro di gomma, ad una amoralità, indifferenza, che affronta i problemi etici sulla base esclusivamente dell’immediata necessità o di soluzioni meno problematiche, senza mai interrogarsi”. Questo, per mons. Ravasi, “porta ad una decadenza generale, ad un livello politico basso, ad una cultura superficiale dove impazzano comportamenti di superficie o provocatori in modo infantile. Questa è la perdita dell’identità europea. Ritornare alla parola biblica, allora, significa tornare ai temi ultimi, l’amore, il dolore, il male, la morte, la trascendenza. Tornare a terapie anche un po’ violente e non accontentarci del minimo”. In modo laico. Per il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, “due sono i pilastri fondanti della cultura occidentale: la Bibbia e la cultura greco romana, la cultura classica. Ora si tratta di riprendere, in modo laico, il discorso sulle radici cristiane, da molti fatto in chiave apologetica e di tutela dei valori cristiani. La Bibbia resta imprescindibile per la comprensione della nostra identità europea, la cui matrice non è solo letteraria e culturale in senso lato, ma anche esistenziale e antropologica”. Basti pensare, ha aggiunto, a “cosa rappresenta per l’ etos dell’Occidente il Decalogo, al di là del fatto se lo si rispetti o meno. È una stella polare della cultura europea. Recuperare la Parola biblica, con tutta la sua ricchezza di simboli, di narrazioni, di temi e di personaggi, sarebbe un contributo fondamentale alla dispersione, alla genericità, alla vacuità della cultura contemporanea. Tornare ad interrogarsi sui grandi temi, sui grandi simboli che sono cristiani, come la morte, l’oltrevita, la resurrezione, il male, il dolore, è ancora possibile come dimostra il recente incontro di Benedetto XVI con gli artisti, del 21 novembre 2009. La Parola biblica è stata fondamentale nelle parole europee. Varie culture europee hanno continuamente attinto a quel grande codice e l’hanno fatto in maniera diversa. E non dobbiamo scandalizzarci quando, per esempio, il testo biblico viene deformato perché anche questo è un modo per riconoscere che non se ne può fare a meno e che il testo sacro resta un grande punto di riferimento”. A testimoniarlo anche il fatto che “all’interno dei documenti europei, non solo del Trattato di Lisbona, ci sono molti valori che hanno matrice nel cristianesimo, per esempio la libertà, la dignità della persona, la celebrazione della vita, l’uguaglianza. Valori che tante volte vengono formalizzati in maniera molto diversa ma che nascono col contributo primariamente cristiano e poi con quello di altri. Bisogna, quindi, riconoscere che la presenza delle radici cristiane non la si è del tutto espunta dalla costruzione europea”. Ritornare alla Bibbia. “Il problema fondamentale della cultura europea è l’indifferenza e la secolarizzazione – ha concluso mons. Ravasi, citando il filosofo canadese Charles Taylor – se Dio, oggi, dovesse presentarsi sulle nostre strade, al massimo gli chiederemmo i documenti come ad uno straniero, ma non ci interessa più di tanto, non ci si impressionerebbe molto. Tutto ciò porta ad una decadenza generale, alla perdita dell’identità europea. Ritornare alla Bibbia significa ritornare ai temi ultimi, come l’amore, il dolore, il male, la morte, la trascendenza senza accontentarci del minimo”.

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