Un segnale a tutti

Il tentennamento dei tedeschi

Negli sforzi per salvare la Grecia dalla bancarotta, Angela Merkel non ha reso facili le cose ai suoi partner. Si è ostinatamente richiamata al rispetto delle regole previste nei trattati per questi casi, premendo affinché la Grecia cambiasse radicalmente l’orientamento della propria politica finanziaria e di bilancio con un rigoroso programma economico di risparmio. Tra le altre cose è stato necessario attivare il Fondo monetario internazionale, un provvedimento che non è stato gradito da molti europeisti convinti, che in ciò hanno ravvisato un’ammissione del fallimento europeo. Per meglio interpretare il comportamento della cancelliera, dobbiamo ricordare che nelle trattative sull’introduzione dell’euro, il governo tedesco ha imposto la regola secondo cui i debiti di uno Stato membro non possano essere assunti dall’Unione monetaria. Ciò dovrebbe impedire situazioni come quelle in cui si è trovata l’Unione monetaria a causa della cattiva gestione finanziaria della Grecia. Ogni Stato membro deve essere corresponsabile e dare il proprio contributo alla stabilità dell’euro.La regola del “no bail out” (secondo la quale gli Stati Ue non possono farsi garanti del debito di un altro Paese membro, ndr) adottata nel Trattato di Maastricht (1992) sulla base di questa considerazione, appariva necessaria per via dell’esperienza in base alla quale alcuni governi (soprattutto negli Stati meridionali) tendono tutt’ora a risolvere i propri problemi con l’indebitamento, ben sapendo che si tratta di una strada sbagliata, ma nella speranza di riuscire ad avere in qualche modo la situazione sotto controllo in tempo. Ciò ha avuto conseguenze terribili per l’andamento economico di questi Paesi. Al deprezzamento delle loro valute è sempre seguito un incremento del tasso di disoccupazione e una perdita di benessere. Con le norme sul bilancio prescritte dal Trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità (1997) si dovrebbe porre un freno a tali pratiche nell’Unione monetaria.Come si è tuttavia visto, l’accordo contrattuale non esclude il comportamento erroneo di alcuni membri. Ciò manifesta un problema fondamentale per l’Unione monetaria: fintantoché essa comprende Stati sovrani, ossia non dispone di proprio spazio statale, in cui tutti i membri siano sottoposti ad una disciplina comune basata su una Costituzione, la costruzione resta precaria nonostante tutte le promesse reciproche. Pertanto, l’Unione monetaria richiede soprattutto di essere integrata da un’Unione monetaria in cui anche la politica finanziaria e di bilancio venga concepita e controllata a livello comunitario. Inoltre, il completamento dell’Unione politica resta obiettivo irrinunciabile, senza il quale, nel lungo periodo, l’euro perde senso e consistenza. Sarebbe assolutamente erroneo ricondurre l’esitazione della cancelliera ad una mancanza di solidarietà con un partner nell’emergenza. Il suo atteggiamento deriva piuttosto dalla preoccupazione per la stabilità a lungo termine dell’euro e per la sussistenza e il futuro dell’Unione europea. Quando insiste per ottenere che il governo greco crei con i propri sforzi le premesse per un pacchetto di aiuti da parte dei partner, Merkel non solo vuole far sì che il risanamento della Grecia venga introdotto in modo definitivo, ma intende anche dare un incontrovertibile segnale di avvertimento agli altri partner che hanno imboccato la via dell’indebitamento. Questo intento pedagogico non viene compreso ovunque e viene criticato in particolare da coloro che non riescono ad assumere un atteggiamento di questo genere, così scomodo e rigoroso ma oggettivamente necessario. Ogni crisi nasconde un’opportunità. Il movimento di unificazione europea ha sempre avuto una spinta in avanti nei momenti in cui era importante superare una crisi. I responsabili di governo e i parlamenti degli Stati membri difficilmente potranno ignorare la forza di persuasione degli insegnamenti tratti dall’attuale crisi. Si tratta di una gestione responsabile e sostenibile nell’interesse sia proprio che comunitario; e si tratta dello sviluppo politico e istituzionale dell’Unione in una federazione che disponga di un governo con capacità di agire nella propria area di responsabilità.

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