Odissea 2010

Una drastica cura per rimanere nell'Unione europea

Rifacendosi alla cultura classica, il premier George Papandreou aveva parlato di “nuova Odissea” per il suo paese. Molto più prosaicamente, il ministro delle finanze George Papacostantinou afferma: “Dovevamo evitare il collasso, ma da questo elettrochoc emergerà una Grecia più credibile”. Rotti gli indugi, i ministri economici dell’Eurozona hanno dato il via libera, il 2 maggio, al super prestito da 110 miliardi in tre anni che dovrà salvare Atene dalla bancarotta, per poi consentire una graduale sistemazione dei conti pubblici. Un incontro straordinario dei capi di Stato e di governo è fissato per il 7 maggio: l’Europa non lascia sola la Grecia, ma pretende profonde riforme che costeranno care ai cittadini ellenici.Le decisioni assunte. L’operazione finanziaria comporterà prestiti bilaterali fra i paesi dell’area euro e la Grecia per complessivi 80 miliardi in tre anni, cui si aggiungeranno altri 30 miliardi provenienti dal Fondo monetario internazionale. Per il 2010 la cifra totale si assesterà a 45 miliardi (30 dai paesi della moneta unica, 15 dal Fmi), come indicato già in aprile. I primi stanziamenti arriveranno in tempo per rimborsare titoli pubblici in scadenza il 19 maggio (9 miliardi circa). Ogni Stato verserà ad Atene una cifra proporzionale al capitale sottoscritto nella Banca centrale europea: dunque Germania, Francia, Italia saranno i paesi “più solidali”… Anche se il tasso del 5% per il rimborso del prestito non si può certo considerare una condizione di favore. Lo ha ammesso il commissario Ue Olli Rehn: “La Grecia pagherà interessi superiori a quelli di mercato”. Quindi, almeno in teoria e salvo imprevisti, i contribuenti tedeschi, francesi e degli altri paesi non dovrebbero rimetterci nemmeno un euro. La Commissione è stata invece incaricata di vigilare sull’intera operazione e ogni tre mesi verranno effettuate precise verifiche. Il governo greco si è impegnato dal canto suo a ridurre il rapporto deficit/Pil dall’attuale 13,9% al 3%, come prevede il Patto di stabilità, entro il 2014.“Lacrime e sangue”. Per tornare ad avere conti pubblici sostenibili, la Grecia dovrà ora passare a una drastica cura, che è quantificabile in tagli e risparmi a breve termine per una trentina di miliardi. A questo proposito Papandreou è stato chiaro: “Le misure economiche che dovremo adottare sono necessarie per la protezione del nostro paese e del nostro futuro”. Una “medicina” amara, ma comunque necessaria. Per convincere l’Europa e il Fmi a intervenire, il governo ellenico ha presentato un piano piuttosto articolato, che il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha definito “credibile ed equilibrato”. Il paese mediterraneo taglierà una serie di investimenti per alcuni anni e procederà alla liberalizzazione dei mercati dell’energia e dei servizi di trasporto. Gli stipendi dei dipendenti pubblici verranno limitati, così come le tredicesime e quattordicesime, mentre nel settore privato sarà più facile licenziare i lavoratori. Il governo si è poi impegnato a contrastare l’elevata evasione fiscale e l’abusivismo edilizio. L’età pensionabile sarà subito elevata e non verranno risparmiate neanche le famiglie, procedendo con un aggravio delle imposte sui consumi. In diverse città si sono subito svolte manifestazioni improvvisate mentre sono in corso anche scioperi nazionali. I sindacati hanno espresso tutte le loro contrarietà. Eppure Papacostantinou ha affermato: “Ci attendono momenti difficili, ma sono certo che la maggioranza del paese comprenderà la situazione e starà dalla nostra parte”. I problemi aperti. A Bruxelles, Francoforte (sede della Bce) e in diverse capitali il dibattito prosegue: se ne è parlato a Londra in vista delle elezioni generali del 6 maggio e a Berlino, soprattutto in considerazione del test elettorale del 9 maggio in Renania-Westfalia. Gli economisti si sono divisi, mentre ora lo sguardo è puntato su altre realtà “a rischio”, a partire da Portogallo e Spagna. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha spiegato che Esecutivo Ue, Fmi e Bce hanno delineato con il governo di Atene “un programma pluriennale di consolidamento budgetario e riforme strutturali” per “rimettere l’economia greca su un percorso di sostenibilità e per ridare fiducia ai mercati”. Barroso ritiene che le misure proposte “rappresentano un pacchetto solido e credibile”. Restano però sul tavolo diversi interrogativi. Il primo riguarda il fatto che la crisi partita nel 2008 ha colpito tutti gli Stati Ue: deficit e debito pubblico sono lievitati ovunque e la disoccupazione sta crescendo ancora, quindi si tratta di problemi non limitati al caso-greco. La seconda questione è legata alla necessità di una reale e rafforzata governance economica europea, che ora praticamente tutti i politici sembrano invocare. Infine Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha riproposto il problema delle “regole”, invocando “una riforma del Patto di stabilità e crescita” definito a Maastricht per conferire stabilità all’area della moneta unica.

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