Valori e risposte

Per un'Europa politica oltre che economica

“Stiamo costruendo l’Europa politica oltre a quella economica”: Antonio Tajani è vice presidente della Commissione Ue con delega all’industria e all’imprenditoria da febbraio 2010. Nei due anni precedenti aveva ricoperto, nel primo Esecutivo Barroso, la delega ai trasporti. Nel suo curriculum figura una lunga presenza al Parlamento di Strasburgo, dove è stato eletto per tre volte consecutive a partire dal 1994. Ora, a Bruxelles, sta seguendo da vicino gli sviluppi e gli effetti della recessione. Sono giorni “caldi” anche per la situazione finanziaria greca. Ma il commissario italiano trova il tempo per un’intervista con SIR Europa a partire dalle prossime celebrazioni per ricordare i sessant’anni del processo di integrazione comunitaria. Con la Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 si ponevano le basi per la costruzione della “casa comune”. Di lì a un anno sarebbe infatti nata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio; dopo la Ceca arrivarono la Cee e quindi l’Ue, che oggi rappresenta un’originale esperienza di cooperazione tra popoli e Stati. Crede sia ancora attuale questo modello?“La Dichiarazione dell’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman presupponeva una comunità fondata su grandi valori e ideali condivisi: io mi auguro anzitutto che non abbiamo perso per strada questa eredità, perché la ritengo essenziale per costruire l’Europa politica, che è ben più di un mercato economico. D’altro canto occorre che l’Ue rafforzi la sua presenza sulla scena internazionale. Ecco dunque i due compiti urgenti che ci troviamo di fronte: dobbiamo anzitutto uscire dalla crisi e per far ciò oltre all’euro serve un coordinamento delle politiche economiche. E ci stiamo lavorando… In secondo luogo, dobbiamo trovare gli strumenti per una politica estera univoca ed efficace, per essere interlocutori credibili di grandi Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e l’India. Di fronte alle nuove sfide dobbiamo confidare sui nostri valori storici adattando poi le risposte operative”. La Comunità ha preso origine dall’economia prima ancora che dalla politica. Oggi qual è il livello di integrazione economica raggiunto? Cosa ci dice il caso-Grecia?“Abbiamo raggiunto un elevato livello di integrazione, questo è fuori di dubbio. Ma essa va costruita ancora, passo dopo passo, rafforzando la governance, dandoci delle regole che poi rispettiamo, dicendo no al protezionismo e ai vari nazionalismi. Crisi come quella greca si possono ripetere, perciò occorre muoversi per prevenirle, insieme”.Ma lei sarebbe favorevole a una revisione del Patto di stabilità e crescita, che regola l’Eurozona?“Le regole contenute nel Patto devono essere rispettate e io non credo che adesso sia il momento per cambiarle. Va restituita solidità ai conti pubblici in modo da poter diminuire la pressione fiscale e liberare energie per gli investimenti a favore dell’economia reale. Anche per tale ragione stiamo mettendo a punto la strategia Europa 2020 che dovrebbe favorire lo sviluppo e l’occupazione”. Industria e imprenditoria sono i suoi “campi di azione” all’interno della Commissione. Su tale versante come procede l’Unione?“L’industria oggi può crescere solo con l’innovazione: lì dobbiamo indirizzare nuove risorse. Non è più tempo dell’industria assistita dallo Stato, semmai dobbiamo preoccuparci della concorrenzialità e dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Tra i problemi che mi preoccupano ci sono le delocalizzazioni e, ovviamente, il lavoro”.La Ceca e la Cee, fino all’attuale Ue, si possono considerare figlie della Dichiarazione Schuman. A 60 anni di distanza, cosa vede nel futuro dell’Unione europea?“Credo che non dobbiamo giocare una partita in difesa. Nel senso che per il futuro vedo sulla scena mondiale delle maxi-squadre: Washington, Pechino, New Delhi… In Europa siamo giocoforza chiamati a procedere con una maggiore integrazione. Il mercato unico dev’essere ampliato; tra poco apriremo le porte alla Croazia. Poi, con tutta la prudenza necessaria, dovremo fare i conti con la Turchia, i Balcani, l’Islanda. E una rinnovata attenzione dovremo riservarla al Mediterraneo”. Ripresa, occupazione, “Europa 2020″Per superare la crisi “è necessaria una governance economica europea forte ed efficiente” e, al contempo, “il rilancio del mercato unico, nonché il rafforzamento dell’eurozona”: Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione, lo ha ripetuto inaugurando il 26 aprile a Bruxelles la seconda “Conferenza sulla competitività industriale”. Nella sua analisi, Tajani ha sostenuto: “Non abbiamo potuto evitare una fase di profonda recessione, ma abbiamo scongiurato una crisi di lunga durata. Ci siamo confrontati con la recessione più pesante dal dopoguerra a oggi e solo ora stanno emergendo i primi segnali di ripresa”. Per quest’anno il commissario prevede “una crescita senza nuovi posti di lavoro”, ma la strategia intrapresa è, a suo avviso, “quella giusta”: l’Ue in tal senso ha proposto “Europa 2020” per una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”.

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