Milano più verde?

Un "sogno" dopo l'Expo 2015

Expo 2015: l'albero della Vita

Di Expo 2015 a Milano si parla, ma non sempre alle parole seguono i fatti. Progetti, proclami e litigi: una sede più grande, chi deve guidare la regia dell’evento. E tanti, tanti accordi. Sono passati ormai due anni da quel 31 marzo in cui il capoluogo lombardo ebbe la meglio sulla città turca di Smirne. Eppure la macchina organizzativa non è ancora del tutto partita. La Regione sta facendo la sua parte e di recente ci sono stati nuovi provvedimenti. È di questi giorni la proposta del presidente della Giunta regionale Roberto Formigoni che sia la Regione attraverso Finlombarda, oppure una newco composta da Regione, Comune e Provincia, a comperare i terreni attualmente di Fondazione Fiera e del gruppo Cabassi dove si svolgerà la manifestazione nel 2015. A marzo, qualche settimana prima delle elezioni, Formigoni ha firmato un decreto per l’erogazione di 3,2 milioni di euro. A dicembre nell’ambito del Tavolo Lombardia, organismo che raduna diversi esponenti del governo di Roma e di Regione, Provincia e Comune, erano stati presentati progetti, nati nell’ambito dell’Accordo quadro di sviluppo territoriale per 15 milioni di euro. Tra gli obiettivi del Pirellone per il 2015 anche la ruralizzazione stabile e sostenibile di almeno 100.000 ettari di aree agricole e la realizzazione di una rete agroambientale di oltre 3.000 ettari di sistemi verdi (nuovi boschi planiziali, zone umide, fasce verdi, forestazione urbana, infrastrutture leggere per la fruizione) oltre a Greenways. I primi finanziamenti regionali mirati riguardano sistemi verdi in aree di cintura urbana nei comuni di Rho, Pero e Rozzano (1,1 milioni) e la riqualificazione dell’area intorno all’abbazia di Chiaravalle con realizzazione dell’ottava Grande Foresta di pianura (2 milioni).Non solo parole. La promessa, dunque, è che a dicembre 2015, alla fine dell’Expo, possa sorgere come eredità dell’esposizione un parco verde permanente. Ma al di là degli interventi sul territorio, come poter incarnare il titolo di Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” con delle azioni concrete? Sara Zandrini, coordinatrice della segreteria politiche sociali di Caritas ambrosiana, spiega che “a un evento non si può legare il cambiamento di una città. Ma di certo si può fare qualcosa. Per la Caritas ambrosiana la città di Milano anche in questa occasione non deve temere di guardare in faccia alle contraddizioni”. E per questo, nell’ambito del tavolo della solidarietà promosso da Expo 2015 e partito da poco, la Caritas ha articolato la sua proposta: “Nutrire il pianeta vuol dire anche nutrire relazioni. Non significa occuparsi solo delle povertà materiali, ma anche della carenza di relazioni significative. Vogliamo lavorare dunque sul welfare di relazioni”. Di formazione parla invece il preside della facoltà di agraria dell’Università Cattolica di Piacenza, Lorenzo Morelli: “Proprio in occasione dell’esposizione universale abbiamo deciso di promuovere un progetto di formazione dei tecnici del settore agroalimentare sia per quanto riguarda la produzione primaria, sia la gestione economica. Si tratta di un progetto che ha valenza mondiale, perché vorremmo proprio formare qui i quadri dirigenziali mondiali in questo ambito”. Un’idea, spiega ancora il preside, che è nata anche dalle parole pronunciate dal Papa alla Fao. “Nei Paesi in via di sviluppo – prosegue – c’è bisogno di lavorare sulle piccole e medie aree agricole, perché per troppo tempo si sono concentrate sul latifondismo”. La vera eccellenza dell’Italia è dunque l’agroalimentare, un patrimonio di formazione e anche di economia: è la seconda fonte del nostro Pil. “Questo settore, che non ha risentito della crisi – anche perché è anticiclico – precisa ancora Morelli, è per noi un ambito di eccellenza.Apertura al mondo. Occorre, però, come ricorda il Pime, che fa parte anch’esso di un gruppo di lavoro per l’Expo, tenere d’occhio l’economia mondiale. Dal sito missionline.org il Pontificio Istituto missioni estere (Pime) ricorda: “Oggi – dopo una nuova breve fiammata a giugno 2009 – i prezzi delle materie prime agricole sono tornati ai minimi. Dunque apparentemente il problema sembrerebbe superato. Ma non è affatto così, perché a un anno di distanza e dopo montagne di parole spese sul tema delle regole, le normative che regolano il mercato dei titoli su grano, riso e soia oggi sono ancora le stesse che hanno portato al disastro dell’anno scorso. Quindi uno scenario del genere potrebbe ripetersi ancora. E c’è chi teme che la grande liquidità immessa nei mercati dai governi per arginare la crisi finanziaria finisca per prendere proprio questa direzione”. E proprio in occasione degli Stati generali dell’Expo è nato un gruppo di lavoro, di cui fa parte anche il Pime, per coinvolgere anche gli operatori finanziari nel far entrare i criteri etici nel mercato. Un tema che rientra nell’attualità, come si legge ancora sul portale del Pime in un articolo in cui si tratta il tema di alcuni prodotti finanziari derivati, pericolosi perché speculativi, e si chiede che, dato che vengono venduti anche alla Borsa di Milano, se ne cominci a discutere, come sta facendo l’America. Anche questo è “un segnale perché l’Expo sia veramente un’occasione di apertura al mondo”.a cura di Francesca Lozito(28 aprile 2010)

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