L’Ue in breve

Efficienza energetica: nuove regole per l’ediliziaI disagi nei trasporti aerei causati dalla nuvola di cenere alzatasi dal vulcano Eyjafjallajoekull hanno ritardato o reso impossibile la partecipazione degli eurodeputati ai lavori della sessione plenaria del Parlamento europeo, inizialmente fissata dal 19 al 22 aprile (ai lavori erano presenti 408 deputati su 736). Ciò ha obbligato a una rivisitazione dell’agenda dei lavori e alla rinuncia a votare alcuni provvedimenti legislativi in itinere da tempo. Tra questi è stato rinviato alla sessione di inizio maggio, che si terrà a Bruxelles, un pacchetto di regole che riguardano l’efficienza energetica degli edifici e il nuovo layout del marchio comunitario di efficienza energetica. Misure, queste, che si aggiungerebbero al pacchetto sui cambiamenti climatici del 2008 e già concordate con il Consiglio Ue, ma che per entrare in funzione hanno ancora bisogno di un voto dell’Assemblea. “La nuova legislazione – spiega l’ufficio stampa del Parlamento – aiuterà i consumatori a ridurre le bollette energetiche, ma anche l’Unione a raggiungere il proprio obiettivo sui cambiamenti climatici, vale a dire utilizzare il 20% in meno di energia entro il 2020”. I nuovi standard di costruzione “richiederanno che tutti i nuovi edifici” a partire dal 2020 “abbiano un consumo di energia vicino allo zero e ispezioni periodiche delle caldaie e degli impianti di condizionamento”. Inoltre, “l’etichettatura obbligatoria per gli elettrodomestici e per i prodotti a risparmio energetico aiuterà i consumatori a valutare i costi di gestione e fare dunque una scelta informata”. Così, gli edifici costruiti dalla fine del 2020 in poi “dovranno avere elevati standard di risparmio energetico ed essere in gran parte alimentati da fonti rinnovabili”, mentre i progetti di costruzione degli edifici pubblici “apriranno la strada a tali cambiamenti”. Una parte dei finanziamenti sarà stanziata dal bilancio comunitario. Fondi Ue e sviluppo delle regioni europeeSe i fondi europei “vengono utilizzati efficacemente, producono risultati concreti che vanno a vantaggio dei cittadini, dei territori, delle imprese”. È il messaggio principale che il commissario Johannes Hahn lancia alla luce di uno studio realizzato sull’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale. I dati valutati riguardano il periodo 2000-2006 e mostrano che “questi soldi hanno creato in molti casi ritorni concreti” nei diversi Paesi membri. Hahn cita ad esempio la creazione di 1,4 milioni di posti di lavoro, la costruzione di duemila chilometri di autostrade, l’estensione di acqua potabile “di qualità più sicura” nelle case di 14 milioni di europei. “Tali cifre – ha aggiunto il politico danese – dimostrano l’importanza della politica di coesione. Si tratta di investimenti che producono risultati visibili per le persone e per i sistemi economici e danno una immagine efficiente dell’Ue”. Hahn ha però notato che non sempre i fondi vengono utilizzati in modo efficace per finanziare progetti utili e per questo l’Ue ogni anno provvede a ricollocare diversamente le risorse tenendo conto della capacità nazionale di far fruttare al meglio gli investimenti provenienti dal bilancio comunitario.Marchio CE per tutelare consumatori e impreseTutti i cittadini dei Paesi aderenti all’Unione avranno notato sui più diversi prodotti in commercio il marchio “CE”, che significa “conformità europea”. Si tratta di un segno distintivo, creato una quindicina di anni or sono e volto ad agevolare la libera circolazione dei prodotti nel mercato unico e a tutelare i consumatori. “La presenza del marchio CE su un prodotto fabbricato in Europa o altrove, oppure sul suo imballaggio, ne certifica la conformità alla normativa dell’Unione in materia di sicurezza, salute e tutela dell’ambiente”. L’Esecutivo Ue ha deciso di lanciare una campagna d’informazione per far conoscere meglio ai cittadini il significato pratico di tale marchio, che si rivolge anche alle imprese. Infatti “oltre che per rafforzare la sicurezza dei consumatori – si legge in una nota della Commissione -, il marchio serve per agevolare la libera circolazione delle merci nel mercato interno”. Il marchio è dunque “garanzia di qualità” è costituisce una sorta di “passaporto” per permettere ai prodotti di circolare liberamente nello Spazio economico europeo, il quale comprende tutti i Paesi dell’Unione, più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. “Non servono altre formalità per importare un bene nell’Ue o per esportarlo in un altro Stato membro”. Apponendo il simbolo CE sul prodotto, “il fabbricante, l’importatore e il distributore ne garantiscono la totale conformità alla legislazione europea vigente”. Fra l’altro occorre notare che il logo “è obbligatorio per la commercializzazione di alcuni prodotti come computer, giocattoli, apparecchi elettrici, elettrodomestici e attrezzature mediche, che insieme rappresentano oltre il 30% della produzione industriale”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy