Un patrimonio dimenticato

Edifici di culto: fino ad oggi interventi di scarso rilievo

Tra gli interventi adottati dalla Regione Campania, prima delle elezioni del 28 e 29 marzo, ce n’è uno che riguarda la realizzazione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici di culto. Infatti, è stata pubblicata, il 5 marzo scorso, la delibera di Giunta regionale (Dgr) 200 con cui sono approvati i criteri e gli indirizzi per l’emanazione di un avviso pubblico per la concessione di contributi a favore degli enti proprietari degli edifici di culto. Ciò in considerazione della legge finanziaria regionale del 21/01/2010, che tra l’altro ha istituito un fondo pari a 3.000.000 euro per la concessione di contributi da destinare alla realizzazione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici di culto. Nello specifico della Dgr, saranno finanziati tutti i progetti pervenuti ed ammissibili fino ad esaurimento delle risorse finanziarie disponibili. Le richieste di contributo e i relativi progetti sono esaminati in base all’ordine cronologico di protocollazione delle istanze pervenute. Il contributo massimo concedibile non può superare l’importo di 100.000 euro. Saranno ritenuti ammissibili gli interventi su edifici di culto ricadenti in centri storici o messi a sistema per la fruibilità del cittadino o del turista, che favoriscono la crescita del patrimonio storico, artistico e culturale della Regione; quelli che promuovono azioni volte alla diffusione della solidarietà e a contrastare l’emarginazione sociale nonché il disagio e la devianza minorile; interventi di manutenzione straordinaria su edifici di culto-beni culturali, aperti al pubblico o di prossima apertura, dando priorità agli interventi di elevata valenza artistica attestata dalla Soprintendenza.Intesa disattesa. “Il problema è che alla Regione non ci ascoltano proprio: nonostante l’intesa siglata otto anni fa tra Conferenza episcopale campana e Regione Campania, non si fanno riunioni e la Regione assegna i fondi senza rispettare i dettami dell’intesa stessa”. A parlare è mons. Ernesto Rascato, incaricato della Conferenza episcopale campana per i beni culturali. La delibera, secondo mons. Rascato, s’inquadra “nelle attività di fine legislatura e pre-elettorali. I 3 milioni di euro stanziati dalla legge finanziaria regionale sono davvero irrisori per tutta la Regione. Anche la scelta di esaminare le richieste di contributo, e i relativi progetti, in base all’ordine cronologico di protocollazione delle istanze pervenute, avvantaggia solo chi aveva già un progetto nel cassetto e non fa riferimento alle vere esigenze”. L’auspicio è che ora con la nuova legislatura “si tenga in considerazione l’intesa e quindi la necessità della concertazione”.Fotografia della situazione. La situazione degli edifici di culto in Campania è varia. “Buona parte degli edifici di proprietà della Chiesa – chiarisce mons. Rascato – è curata, mentre la maggior parte delle chiese che versano in cattive condizioni non sono di enti ecclesiastici, ma del demanio e del Fondo edifici di culto (Fec), come la chiesa di San Carlo alle Mortelle, in cui è caduto il pavimento. Inoltre, i grandi edifici sia di proprietà ecclesiastica sia di altre proprietà, Stato, Fec, Regione, Comune, Provincia versano spesso in uno stato precario. Quando la Chiesa non è proprietaria può solo sollecitare gli interventi. Le diocesi ogni anno inviano alla Direzione regionale dei beni culturali una programmazione delle emergenza, che però quasi sempre non viene tenuta in conto”.Senza senso. Pessimista rispetto al provvedimento dell’ormai ex Giunta regionale anche padre Eduardo Parlato, direttore dell’Ufficio dei beni culturali dell’arcidiocesi di Napoli: “Sono passati inosservati sia il passaggio della legge finanziaria che stanziava 3 milioni di euro sia la delibera del 5 marzo. Hanno potuto beneficiare di questa iniziativa solo pochi, che per giunta avevano anche i progetti già pronti, essendo strettissimi i tempi previsti per la presentazione delle richieste di contributo”. A Napoli, secondo il religioso, “ci sarebbe necessità di fare molti interventi sui beni culturali, non solo quelli ecclesiastici, ma purtroppo siamo in alto mare”. Provvedimenti come la delibera del 5 marzo, dunque, sono “senza senso sia per i tempi troppo esigui per la presentazione dei progetti sia perché tali provvedimenti andrebbero concordati con le diocesi. Il nostro vescovo, invece, non è stato interessato”. Anche per padre Parlato andrebbe rispolverata l’intesa del 2002: “Perché non viene rispettata?”, si chiede. La Conferenza episcopale campana (Cec) e la Regione Campania hanno sottoscritto il 13 maggio 2002 un protocollo d’intesa per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali di enti e istituzioni ecclesiastiche. Esso avrebbe dovuto rappresentare la concreta attuazione della delibera regionale del settembre 2000 che stabiliva forme di consultazione per gli interventi relativi al patrimonio ecclesiastico, conseguenza dell’intesa tra il ministero dei Beni culturali e il presidente della Conferenza episcopale italiana sottoscritta nel 1996. Il protocollo prevedeva restauri mirati secondo un elenco di priorità ed esigenze, individuate dagli ordinari diocesani, attraverso un piano annuale. Ma l’intesa è rimasta sulla carta. a cura di Gigliola Alfaro(21 aprile 2010)

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