Il grande lutto

L'omaggio alle vittime di Smolensk

Le spoglie del presidente polacco Lech Kaczynski e la consorte riposano da sabato 17 aprile nella cripta sotto la Torre delle campane d’argento del castello reale di Wawel a Cracovia. Il sarcofago è stato addossato alla parete dell’atrio dove sarà anche collocata una lapide commemorativa di tutte le altre 94 vittime dell’incidente aereo di Smolensk. Nell’atrio inoltre, in modo da creare un unico sacrario, troverà posto l’urna con la terra di Katyn dove, nel 1940 furono trucidati per ordine di Stalin 22mila ufficiali polacchi. La coppia presidenziale riposa accanto ai sovrani che resero grande la Polonia nel Seicento, al re Jan III Sobieski che seppe difendere Vienna dall’armata turca, al generale Wladyslaw Sikorski che durante il nazismo era la guida della nazione.“Le Nazioni non muoiono”, ha scritto il card. Angelo Sodano nell’omelia della liturgia funebre che il decano del collegio cardinalizio non ha potuto celebrare a causa dell’eruzione del vulcano in Islanda. Il cardinale ha auspicato che l’omaggio reso al presidente polacco e “il pensiero riverente che rivolgiamo alle vittime di Katyn, che il compianto presidente voleva solennemente onorare, contribuiscano a creare in Europa e nel mondo un’era nuova di collaborazione e di pace”. Il decano ha anche osservato: “L’esperienza ci dice che sempre il generoso popolo polacco ha saputo reagire con grande dignità di fronte alle prove della vita ed ha sempre saputo ritrovare il cammino di una migliore convivenza sociale e di una grande unità nazionale”. Le 100 mila persone riunite sabato a Varsavia a pregare per le vittime dell’incidente aereo di Smolensk, e le 150 mila che domenica hanno voluto partecipare alla liturgia funebre della coppia presidenziale a Cracovia ne sono la prova. Il defunto presidente, in vita, è stato un personaggio controverso e spesso contestato ma la folla radunata in ordinate file davanti alla Basilica Mariana di Cracovia lo ha applaudito commossa quando l’attuale capo di Solidarnosc, Janusz Sniadek nell’orazione ha ricordato la testimonianza dei valori di fedeltà a Dio e alla Patria resa da Kaczynski in nome di una “Polonia migliore”. Il vero omaggio alle vittime. Il Paese è attualmente guidato da Bronislaw Komorowski, presidente della camera bassa. “Testimonieremo il vero omaggio alle vittime – ha detto – se le nostre dispute saranno per il bene del nostro Paese. Senza cadere nella facile retorica ha saputo rivolgere al presidente Dmitrij Medvedev parole di gratitudine e riconoscimento per il concreto aiuto dimostrato a seguito della sciagura e per l’inatteso e spontaneo atteggiamento compassionevole dei russi. Al presidente Medvedev, giunto a Cracovia nonostante la nube di cenere sul mezzo mondo, si è rivolto anche il cardinale Stanislaw Dziwisz che ha officiato il rito funebre. Sottolineando che la tragedia di Smolensk “ha liberato nelle persone e nei popoli grandi risorse del bene”, il presule ha auspicato “un ravvicinamento e una rappacificazione tra i nostri due popoli slavi” che sono “un importante compito della nostra generazione al quale dobbiamo accingerci con generosità”. Nella Basilica non sono mancati i gesti simbolici di riconciliazione. L’ultimo commiato alle salme è stato dato non solo secondo il rito latino ma anche il rito bizantino che poteva essere condiviso dal presidente russo e dai rappresentanti di altri Paesi ortodossi. In partenza da Cracovia, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato: “oggi siamo in grado di intraprendere degli sforzi considerevoli per ravvicinare le posizioni dei nostri Paesi per trovare le soluzioni dei problemi più difficili”. I polacchi per 50 anni della dittatura sovietica hanno chiesto la piena verità sugli eccidi staliniani ma, come è stato ricordato più volte in questi giorni, persino menzionare in occasioni ufficiali il nome della foresta di Katyn veniva punito dalle autorità del regime. “Conoscere tutta la verità su quell’eccidio” è stata la vera ragione del viaggio di Lech Kaczynski a Smolensk finito così tragicamente. Partendo da Cracovia, il presidente russo, in risposta a quell’appello, ha ricordato che “l’univoca valutazione della tragedia di Katyn da parte della Russia attribuisce la responsabilità degli eccidi a Stalin”, ma ha anche espresso la volontà di “approfondire le ricerche storiche”.Una catarsi. Il lutto nazionale dopo l’incidente aereo di Smolensk è diventata una catarsi polacca. Il Paese ha fatto i conti con il passato recente, con quello di 70 anni fa, e quello più lontano nel tempo e ha consegnato alla storia anche il difficile periodo di lotta di Solidarnosc di cui esponente era stato Lech Kaczynski. E forse è meglio per la Polonia che la nube delle ceneri ha preservato l’intimità di quei momenti intensi impedendo un summit globale con la partecipazione di Barack Obama, i reali di Spagna, l’erede al trono d’Inghilterra e molti altri capi di Stato e di Governo. a cura di Anna T.Kowalewska – Polonia

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