Problemi e speranze

Il numero di aprile di Europe Infos

Nel numero di aprile della rivista Europe Infos, mensile pubblicato dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit European Office (Ocipe), i temi centrali sono: la crisi greca, i negoziati sui trattati nucleari, il registro dei rappresentanti di interessi, l’anno per la lotta contro la povertà, il sessantesimo anniversario dalla dichiarazione Schumann. Di questi temi ne ha ampiamente parlato anche l’assemblea plenaria della Comece che si svolge a Bruxelles dal 14 al 16 aprile.La Grecia e la crisi finanziaria. L’Ue si trova a dover affrontare una scelta cruciale: se fallisse nell’assistere la Grecia, altri Paesi appesantiti da un alto debito e con economie fragili avrebbero timore per il proprio destino. Ma se per altro verso sembrasse che lo spreco e la cattiva gestione finanziaria non fossero penalizzati, Paesi più prudenti sarebbero risentiti per il fatto che i termini del Trattato di Maastricht non venissero rispettati. Così sintetizza nel suo editoriale il gesuita inglese Franc Turner, l’empasse in cui si trova oggi l’Ue e che si è chiaramente percepito nel summit dell’11 febbraio e nella grande cautela con cui si sono mossi nei confronti della crisi greca, preoccupati di assicurare la stabilità dell’euro.Il registro dei rappresentanti di interessi e le Chiese. Il parlamento e la commissione stanno lavorando per dare vita ad un unico registro, rispetto ai due separati esistenti finora per le cosiddette oltre 15.000 lobby che operano a Bruxelles. Le Chiese dovrebbero rientrare nel capitolo ‘rappresentanti di religioni, Chiese e comunità di fede’. Ma, spiega Alessandro Calcagno nel suo contributo, “la registrazione risulta problematica per le Chiese per una serie di motivi”. Innanzitutto la terminologia del “rappresentare interessi” non rispecchia la natura, gli scopi e le attività delle chiese. Le chiese non si considerano delle lobby, bensì “partner nel dialogo ed enfatizzano che il loro contributo è piuttosto di natura religiosa e morale, alla ricerca del bene comune”, traendo ispirazione dal Vangelo. “Operano sulla base di valori etici, non di interessi economici”. Per questo, afferma Calcagno, “nelle attuali condizioni, la registrazione delle Chiese non pare possibile”, perché distorcerebbe elementi fondamentali del contributo delle Chiese. Una via di uscita sarebbe quella di creare un registro separato per “gli interlocutori”, a cui fa riferimento l’Art. 17 del Trattato di Lisbona, distinguendo così tra Chiese e comunità religiose da un lato e organizzazioni filosofiche e non confessionali. La partita per una trasparenza che non penalizzi è nelle mani del commissario Maros Sefcovic.Armi nucleari: per la pace o per l’instabilità del mondo? Si avvicina la Conferenza per la revisione del trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) di maggio, preparata da diversi appuntamenti di negoziazione. Al momento, spiega Johanna Touzel, il Tnp, firmato nel 1968 prevede che solo alcuni Paesi posseggano armi nucleari (Usa, ex-Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina); nel frattempo però altri Paesi (Israele, India e Pakistan) sono riusciti a produrre tali armi, mentre Corea del Nord e Iran ci stanno lavorando. La distinzione originaria quindi non esiste più e l’unico modo per fermare un meccanismo potenzialmente auto-distruttivo per l’umanità è che i Paesi detentori di armi nucleari accettino la via del completo disarmo, come proposto dal presidente Obama. Se solo due Paesi europei hanno tali armi, Italia, Olanda, Belgio e Germania sono però coinvolti nel problema ospitando sul loro territorio basi Nato. La Germania ha chiesto nel 2009 di togliere le armi nucleari dalle basi poste nei propri confini. Gli altri (esclusa l’Italia) ne hanno chiesto una riduzione. “Se l’opinione pubblica in Europa, e i cristiani in particolare, non si mobilita – sostiene Touzel – ci sono timori reali che i leader europei si attengano alle posizioni e strategie nazionali, indebolendo negoziati che sono così cruciali per il futuro dell’umanità”. L’anno europeo per la lotta contro la povertà. Il gesuita Hervé Pierre Guillot, continua la riflessione avviata nei numeri precedenti di Europe Infos. Secondo alcuni dati del 2008 le persone normalmente occupate che vivono però sotto la soglia della povertà sono in Europa l’8% circa di cittadini (circa 15 milioni di persone), con picchi in Romania (17%), Grecia (14%), Polonia e Portogallo (12%), Spagna e Lettonia (11%). Gli Stati stanno cercando di affrontare la questione con tipi differenti di risposte (salario minimo, in-work benefits, revenu de Solidarité active…). È chiaro che “un livello equo e sufficiente di retribuzione è la strada non solo per evitare la povertà, ma anche per stimolare la partecipazione sociale e combattere quindi l’esclusione”.60° anniversario della dichiarazione Schumann. Dal 5 al 10 maggio prossimo, 400 giovani provenienti dai 27 stati dell’UE si incontreranno a Scy-Chazelles (Francia), dove Robert Schuman abitò, per ripercorrere il cammino dei patri fondatori dell’Europa e riflettere sul futuro dell’Ue. Prepareranno quindi proposte indirizzate al Consiglio, al Parlamento e alla Commissione europea.

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