Fin dai primi momenti

Il filo che ha attraversato cinque anni

Ore 17.50 del 19 aprile 2005, la fumata bianca.
Ore18.43, l’annuncio: “Habemus Papam…”.
Ore 18.48, Benedetto XVI, preceduto dalla Croce, si affaccia alla Loggia delle benedizioni per salutare e impartire la benedizione apostolica “Urbi et Orbi”. Dice alle persone che gremiscono piazza san Pietro: “Hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti…”.
Dopo 3 giorni, 22 aprile, Benedetto XVI riceve in udienza i cardinali: riprende il pensiero del 19 aprile. “Se da una parte mi sono presenti i limiti della mia persona e delle mie capacità – afferma – dall’altra so bene qual è la natura della missione che mi è affidata e che mi accingo a svolgere con atteggiamento di interiore dedizione. Non si tratta qui di onori, bensì di servizio da svolgere con semplicità e disponibilità, imitando il nostro Maestro e Signore, che non venne per essere servito ma per servire”.
Intende continuare con quella mitezza e quella fermezza che, da sempre nel suo dna, si traducono in un volto sereno, in un linguaggio mite, in un insegnamento essenziale: sono i tratti di un padre che traduce l’amore per i figli in incoraggiamento e richiesta esigente perché diventino grandi.
Il giorno dopo l’incontro con i cardinali, 23 aprile 2005, il Papa riceve i rappresentanti dei mezzi di comunicazione sociale da tempo a Roma per le esequie di Giovanni Paolo II, il Conclave, e la sua elezione.
Dice loro: “Perché gli strumenti di comunicazione sociale possano rendere un positivo servizio al bene comune, occorre l’apporto responsabile di tutti e di ciascuno. È necessaria una sempre migliore comprensione delle prospettive e delle responsabilità che il loro sviluppo comporta in ordine ai riflessi che di fatto si verificano sulla coscienza e sulla mentalità degli individui come sulla formazione della pubblica opinione”.
Non sfuggì allora e non sfugge oggi la quasi contemporaneità dei due incontri.
Due messaggi a destinatari diversi, il primo all’interno e il secondo all’esterno della Chiesa, ma uniti dal filo di una parola forte: servizio.
Da sempre sa il Papa che questa parola non si trova facilmente nei vocabolari della cultura dell’apparenza e del calcolo ma altrettanto bene sa che in essa c’è il significato più alto dell’essere cristiani.
E così, fin da quei primi momenti del pontificato, continua a camminare come servitore della verità e agli incroci della cronaca e della storia, dove le strade della ragione si incontrano con le strade della fede, suscita domande, indica direzioni, propone percorsi ad alta quota.
Offre risposte totalmente diverse da quelle del potere, dell’ideologia, dell’indifferenza, della mediocrità.
Scompiglia le carte ai maestri del poco o del nulla che reagiscono, tentano di isolare il pastore dal gregge attraverso una martellante operazione di indebolimento della credibilità delle sue parole: la strategia, che è sotto gli occhi di tutti, passa proprio attraverso i media i cui rappresentanti Benedetto XVI ha incontrato all’inizio del pontificato. Un atto di fiducia, di stima e, come sempre, un richiamo che si è ripetuto e approfondito nel corso di cinque anni. Il Papa vi rimane fedele.
Non si scoraggia, mantiene il passo di quei giorni d’aprile 2005, l’umile operaio della vigna non teme, non si chiude in se stesso, non alza il recinto: sa che il vigneto ha bisogno di ancor maggiore cura perché possa dare miglior frutto. Ha questa certezza, la riceve dal Signore della vigna e la comunica ogni giorno. Parte della “cultura laica” si accorge di una straordinaria statura culturale e morale, incomincia a reagire all’ingiustizia e all’infondatezza delle accuse a colui che ha avuto l’audacia di denunciare la sporcizia e con umiltà e forza ha pulito la casa.
Soprattutto la gente capisce e sa distinguere, non si lascia condizionare dalle grida mediatiche. È già accaduto in Italia in tempi recenti attorno a uno dei “principi non negoziabili” che Benedetto XVI sempre richiama alla coscienza: la vita umana. Lo capiscono i giovani che alla Giornata mondiale della gioventù a Madrid nel 2011 faranno registrare un record di presenze mentre gli esperti, sempre sui media, stanno ancora a parlare di un distacco.
Ecco, il 16 maggio in piazza san Pietro e in tanti altri luoghi nel mondo – in Italia sta già avvenendo in risposta all’invito del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei – l’abbraccio, il ringraziamento e la conferma di una fedeltà operosa al suo magistero saranno più forti che mai.
“Con l’umile e lieta certezza – ha detto Benedetto XVI il 14 aprile richiamando il tema del servire – di chi ha incontrato la Verità, è stato afferrato e trasformato e perciò non può fare a meno di annunciarla”.

Paolo Bustaffa

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