La linea della chiarezza

Nelle omelie pasquali di vescovi europei

Pasqua “diversa” per le Chiese d’Europa colpite in questo periodo dagli scandali degli abusi sessuali sui minori commessi all’interno delle sue istituzioni. La questione degli abusi viene evocata anche nelle omelie pronunciate dai vescovi in occasione della celebrazione della Pasqua. Irlanda: la telefonata. Una telefonata di scuse e di rammarico. Si è conclusa così la triste vicenda che ha visto scendere per la prima volta l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, capo spirituale della Comunione anglicana nella delicata questione dei casi di pedofilia denunciati all’interno della Chiesa cattolica irlandese. In un’intervista rilasciata alla Bbc ed anticipata dal Times, Williams ha detto che quegli scandali rappresentano “un trauma colossale” che fa perdere alla Chiesa cattolica “ogni credibilità”. Ed ha aggiunto: “Parlavo recentemente con un amico irlandese e mi diceva che in alcune parti d’Irlanda è difficile camminare in strada con l’abbigliamento da prete”. Parole durissime che hanno suscitato una risposta immediata da parte di mons. Diarmuid Martin, arcivescovo cattolico di Dublino. In un comunicato diffuso nella stessa giornata l’arcivescovo si dice “stupefatto” delle critiche e “scoraggiato come raramente mi è capitato”. Parole che hanno evidentemente colpito Rowan Williams che in serata – riferisce la Conferenza episcopale irlandese – ha telefonato all’arcivescovo Martin per esprimere “il suo profondo dispiacere e rammarico per le difficoltà che le sue dichiarazioni alla Bbc hanno potuto creare”. Irlanda: “le ferite rimangono”. L’arcivescovo di Armagh e primate della Chiesa cattolica d’Irlanda, card. Sean Brady, nella omelia di Pasqua ha affermato che. “La resurrezione fisica di Gesù insegna che non possiamo scegliere semplicemente di dimenticare il passato, di far finta che non sia mai successo. Dobbiamo affrontare pienamente la verità di quanto avvenuto in passato. Non dovremmo cercare di fuggire le conseguenze di tali reati, che possono continuare a rovinare la vita di coloro che hanno sofferto a causa loro. La vita delle vittime di abuso sessuale infantile, la fede dei membri della Chiesa, e la credibilità della leadership della Chiesa, sono stati feriti gravemente dalle cattive azioni di sacerdoti e religiosi che hanno sfruttato la loro posizione per devastare la vita di bambini indifesi . Quelle ferite sono state aggravate dalla cattiva gestione da parte di vescovi e altri leader della Chiesa. Quelle ferite, come le ferite sul corpo di Cristo Risorto, non andranno via. Dobbiamo prenderle sul serio”. E che la Chiesa di Irlanda stia prendendo sul serio la questione, lo dimostra anche il fatto che il 31 marzo, nell’ambito di una serie di incontri tra le vittime degli abusi e rappresentanti della Chiesa, il card. Brady ha incontrato privatamente e separatamente alcune vittime.Francia: “il Papa è sempre stato esigente”. Anche i vescovi francesi hanno scelto la linea della chiarezza e rispondono senza giri di parole alle domande dei giornalisti. In un’intervista rilasciata al quotidiano locale di Bordeaux dove è attualmente arcivescovo, il card. Jean-Pierre Ricard confessa di aver gestito come vescovo di tre diocesi diverse in Francia 8 casi di accuse di pedofilia nei confronti di altrettanti sacerdoti. I casi sono stati trattati da un punto di vista psicologico in quanto le vittime “sono talmente traumatizzate che hanno avuto bisogno di anni prima di poter verbalizzare il torto subito”. E poi – aggiunge il cardinale – perché le vittime possano ricostruirsi una vita, hanno bisogno del “ricorso alla legge e che il colpevole sia condannato”. A denunciare sono spesso le famiglie. A denuncia accolta “i vescovi non ascoltano i preti in confessione, per non essere imprigionati nel segreto”. Si fa anche “ricorso a dei mediatori laici con i quali è più facile dare dettagli e assicurare la veridicità dei fatti”. Riguardo poi alle accuse fatte dai media al Papa, il card. Ricard è chiarissimo: “sono sbalordito”. “Lavoro con lui dal 2002 nell’ambito della Congregazione per la dottrina della fede ed il Papa su queste questioni è stato sempre molto esigente. Belgio: una precisazione. Il portavoce della Conferenza episcopale belga, Eric De Beukelaer, precisa che da dieci anni esiste una commissione di inchiesta che lavora all’interno della Chiesa belga e che si occupa di casi di pedofilia. La precisazione arriva in seguito ad una notizia apparsa su un quotidiano belga secondo il quale il portavoce dei vescovi avrebbe auspicato la creazione di una commissione di inchiesta sul modo in cui la Chiesa del Belgio ha affrontato in passato casi di pedofilia tra i suoi membri. “Non è assolutamente corretto ciò che è stato riportato” anche perché questa commissione già esiste e lavora da dieci anni. La questione era nata in seguito alle parole pronunciate domenica 4 aprile da mons. André-Joseph Léonard nella cattedrale di Bruxelles nel giorno di Pasqua. Il neo arcivescovo di Mechelen-Bruxelles aveva parlato di “silenzio colpevole” da parte della Chiesa che “ha spesso preferito la reputazione di alcuni uomini di Chiesa all’onore di questi bambini abusati”.Austria: “sì alla pulizia dolorosa”. “La Chiesa dice sì alla pulizia dolorosa che sopporta senza lamentarsi anche l’ingiustizia di giudizi sommari”: così si è espresso il card. Christoph Schönborn il 4 aprile a Vienna, nell’omelia della Messa di Pasqua, con riferimento ai casi di abuso nella Chiesa cattolica. “Cristo indica la via della Chiesa anche in tempi difficili”, ha detto. “Si tratta di un cammino consapevole fatto di fatica, domande, ricerca e dubbio, anche di liti, sofferenza e cadute. Se la Chiesa non vorrà percorrerlo, farà l’esperienza dolorosa e allo stesso tempo salvifica di come Dio la riconduce su questa strada”. Anche l’arcivescovo di Salisburgo, mons. Alois Kothgasser, ha menzionato questo tema nella propria omelia pasquale nella funzione celebrata nel Duomo di Salisburgo, parlando di un “nuovo inizio nella Chiesa”. “In questo momento, la resurrezione nella vita significa concretamente: pentimento, conversione, riconciliazione e giustizia. Responsabili della Chiesa hanno superato i limiti fissati da Dio, arrecando grande dolore a persone indifese. Occorrerà ancora tempo e impegno per guarire queste ferite e contribuire alla vittoria della verità”. Italia: “la gioia di appartenere alla Chiesa”. “Riscoprire la gioia di appartenere alla Chiesa, anche quando le ombre e i peccati degli uomini vorrebbero sfigurarla”. È l’invito, lanciato dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nell’omelia della Veglia pasquale, il 3 aprile scorso, dalla cattedrale del capoluogo ligure. Pur senza menzionarli direttamente, il cardinale, riferendosi allo scandalo degli abusi nella Chiesa, si è chiesto “come dimenticare il fiume di bene e di santità, di civiltà e di cultura che da due millenni scorre fecondo lungo il corso della storia? Come mettere fra parentesi la dedizione e il sacrificio di moltitudini di sacerdoti, religiosi e laici che consacrano la vita per il bene di tutti, grandi e piccoli? La luce di questa notte rischiari le nostre anime, purifichi ciò che deve essere purificato nella grazia e nella giustizia, e guardiamo avanti con umiltà e coraggio per poter sempre meglio corrispondere all’amore di Cristo che trionfa su ogni oscurità ed paura”. Nell’omelia della messa di Pasqua, il 4 aprile, il cardinale ha poi esortato i fedeli a “non abbandonare mai la fiducia” perché “Gesù, il Figlio eterno di Dio, con la sua risurrezione rivela che l’uomo, la storia e il cosmo non sono destinati a finire nel nulla, ma a risorgere ad una vita nuova, una realtà che non riusciamo a immaginare, ma che possiamo intuire nel corpo risorto e glorioso di Cristo. La luce della Pasqua non solo squarcia il velo della morte e del futuro, ma rischiara anche il nostro presente. Le tante oscurità, le molte sconfitte che la storia personale e comunitaria registra, il grande mistero del male e del dolore che sembra spesso vincente sulla scena del mondo, non sono la parola ultima e definitiva sull’umanità, ma la penultima. I cristiani ormai sanno che ogni avvenimento, piccolo o grande, lieto o drammatico, contiene un frammento di eternità, una promessa di risurrezione. Ogni croce che accompagna l’esistenza acquista un senso e un valore nuovo: la vita di nessuno si esaurisce nel limite della sofferenza, ma va oltre, verso un orizzonte di luce e di infinito”. Norvegia: l’ex vescovo Müller ammette le colpe”Il card. William Levada, prefetto della congregazione vaticana, mi ha dato il 6 aprile il pesante incarico di annunciare che la Santa Sede, alla fine di gennaio 2009, era a conoscenza di un atto d’accusa contro il vescovo Georg Müller di Trondheim, in materia di abuso sessuale nei confronti di una persona minore”. Inizia così il comunicato che il 6 aprile campeggiava a tutta pagina sul sito della Chiesa cattolica norvegese, con cui l’attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eidsvig, spiega nei dettagli come si sono svolte le dimissioni un anno fa del vescovo Georg Müller. Dal comunicato si apprende che la nunziatura di Stoccolma è stata incaricata di indagare sul caso e quando Müller è stato messo a confronto con l’accusa, ha ammesso le sue colpe. A quel punto le sue dimissioni sono state immediate. Bernt Eidsvig sottolinea nel comunicato che anche se il procedimento di accusa nei suoi confronti è per la legislazione norvegese superata, resta valida invece la procedura prevista dalla giustizia interna ecclesiastica. Mons. Müller è stato messo in terapia ed ha perso ogni “compito pastorale vescovile”. In una lettera dei fedeli, il vescovo Eidsvig usa parole cariche di dolore. “La Chiesa di Norvegia – dice – è scossa nelle sue fondamenta”. Ed aggiunge: “Personalmente ho difficoltà a trovare le parole”. “Prima di tutto vorrei esprimere la mia solidarietà alla vittima e spero e prego che il suo desiderio di rimanere anonimo sia rispettato”. “Un piccolo segno luminoso nel mezzo della disperazione che tutti noi sentiamo oggi – ha proseguito Bernt Eidsvig – è che la Santa Sede ha agito rapidamente e con effetto immediato, quando il caso le è stato segnalato”. La Chiesa – osserva il vescovo – ha vissuto altri momenti di difficoltà nella sua storia. “La differenza – aggiunge – è che questa prova ci ha colpito nel cuore e nella nostra debolezza. Il dolore ci affligge ed è così terribilmente da sopportare”. Il vescovo si rivolge quindi ai suoi fedeli: “Pregate per me che devo avere la grazia di essere un buon pastore in un momento così difficile per tutti noi”.

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