Dal governo alle poste

Agevolazioni spedizione sospese: si aprono tavoli per le trattative

“Né soddisfatti, né delusi”. È il commento di don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc (Federazione che raggruppa 186 settimanali cattolici italiani per 1 milione di copie complessive a settimana), dopo l’incontro con il governo che si è tenuto ieri pomeriggio (8 aprile) a Roma per discutere del decreto ministeriale del 30 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 marzo, in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica. Il decreto è in vigore dal 1° aprile. In rappresentanza del governo erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Nei giorni scorsi i settimanali hanno ribadito il proprio appello a “ritirare il decreto”. Sulla stessa posizione della Fisc anche il Forum del terzo settore, molte organizzazioni non profit, associazioni, federazioni e sindacati, tra cui la Cisl che, tramite il segretario Raffaele Bonanni, ha denunciato che così “non va bene, è ingiusto. Perché c’è un problema di sopravvivenza di tante testate libere e c’è anche un problema di ricadute economiche e occupazionali”. Questo decreto, ha aggiunto Bonanni, colpirà “realtà che fanno ricco il pluralismo italiano. Tutto è così sconcertante”. La scorsa settimana, proprio nel giorno dell’entrata in vigore del decreto, la Fisc ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai sottosegretari Letta e Bonaiuti. “Abbiamo letto con sconcerto il decreto – hanno scritto le testate (testo integrale della lettera su Agensir.it) -. Di fatto tutti i settimanali che hanno consegnato le loro copie alle poste per la spedizione, il 1° aprile, si sono trovati di fronte alla richiesta d’integrazione delle spese di spedizione, con un incremento di oltre il 121%”. Ancora: “Raddoppiare le spese postali, da un giorno all’altro, costituisce un atto inaccettabile”, ed è perciò necessaria “l’immediata sospensione del decreto”.

Le agevolazioni postali. Il decreto, spiega il presidente della Federazione, “colpisce soprattutto le testate non profit che vengono diffuse per la maggior parte in abbonamento, quindi mediante il vettore postale”. Le agevolazioni postali, ricorda don Zucchelli, “sono approvate dal Parlamento della Repubblica da decenni con leggi che ne fissano i criteri d’applicazione e demandano ai decreti ministeriali esclusivamente la misura delle tariffe e delle conseguenti agevolazioni”. Quindi, “i decreti non hanno altra funzione che quella di eseguire concretamente la volontà del Parlamento. E solo quest’ultimo può disporre la sospensione delle agevolazioni e, quindi, la fine di questa forma di sostegno all’editoria”. Per il presidente della Fisc, “a nulla vale la considerazione secondo la quale la sospensione delle agevolazioni sarebbe dovuta all’esaurimento del Fondo nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. A partire dalla Legge 46 del 2004 (art. 3, 1° comma) è stato previsto, e sempre ribadito, che il rimborso a Poste Italiane per le agevolazioni viene effettuato nei limiti dello stanziamento previsto nei capitoli”. Ma la norma prevede che “siano i rimborsi a Poste Italiane a dipendere dall’ammontare dello stanziamento, non le tariffe agevolate”. Quindi, “anche qualora venissero meno i fondi (come viene affermato nell’attuale frangente), mai dovranno cessare le agevolazioni postali, perché verrebbe aggirata la volontà del Parlamento”.

Scaricata la patata bollente. All’incontro dell’8 aprile, afferma don Zucchelli, “il governo ha scaricato la patata bollente a Poste Italiane. Dalla prossima settimana, ci saranno dei tavoli di trattativa, con la mediazione dello stesso governo, per trovare un accordo con le Poste e concordare tariffe da ‘grandi clienti’ che dovrebbero avvicinarsi quanto più possibile alla tariffa agevolata precedente”. Il governo, prosegue il presidente Fisc, ha ribadito che “con la liberalizzazione postale alle porte, Poste Italiane avrà tutto l’interesse a offrire tariffe più vantaggiose per tenersi i clienti; allo stesso tempo, il governo ha esplicitamente sollecitato il raggiungimento di un accordo pluriennale, cosicché si possa lavorare con tranquillità per un tempo maggiore”.

Un “abbandono di massa”? Al sottosegretario Bonaiuti e ad Elisa Grande, capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, dice ancora il presidente della Federazione, “abbiamo chiesto anche che i nostri settimanali vengano reintegrati nel gruppo dei quotidiani, tornando alla condizione precedente al 2002”. Le testate Fisc, aggiunge don Zucchelli, “erano considerate ‘non-quotidiani’, ad indicare che nella sostanza sono identiche ai quotidiani, dai quali differiscono soltanto per la periodicità. Se riuscissimo ad entrare in questa categoria avremmo tariffe più basse e la possibilità di una consegna giornaliera”. A Poste Italiane, rappresentata all’incontro con il governo dall’amministratore delegato Massimo Sarmi, don Zucchelli ha ventilato la possibilità di un “abbandono di massa” della Fisc nel caso in cui non si trovasse un accordo conveniente: “Sappiamo che le Poste, ad alcuni prodotti editoriali, applicano tariffe ancora inferiori alle nostre tariffe agevolate. Questo significa che i margini di sconto ci sono anche per noi”.

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