Un vescovo per l’Europa

Presidente Comece dal 1993 al 2006 e instancabile sostenitore del dialogo

Nato il 1 agosto 1929, Josef Homeyer aveva ottenuto il dottorato in filosofia con una tesi su “Lo sviluppo e i concetti fondamentali della sociologia”. Ordinato sacerdote nel 1958, è stato segretario generale della conferenza episcopale tedesca dal 1972 al 1983, quando Giovanni Paolo II lo assegnò a Hildesheim come vescovo diocesano. Al compimento del 75° anno, nel 2004, rassegnò le dimissioni da questo incarico, mentre portò avanti fino al 2006 il mandato di presidente della Commissione degli episcopati europei (Comece), incarico che gli era stato affidato per elezione nel 1993. Numerosi sono i compiti svolti all’interno della conferenza episcopale tedesca. Il vescovo Homeyer si è spento improvvisamente il 30 marzo scorso a Hildesheim. Costruttore di ponti. “Sono addolorato per la perdita di questo grande pastore e costruttore di ponti”: così scrive Mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, al vescovo di Hildesheim, mons. Norbert Trelle. “Ancora oggi godiamo dei frutti del lavoro di strutturazione del segretariato generale della Conferenza episcopale da lui compiuti”, scrive ancora Zollitsch. “La sua generosità, la dedizione, lo humor e la grande forza di volontà colpivano tutti. Era uno strenuo sostenitore dell’impegno sociale della Chiesa; è stato difensore del processo chiamato ‘La situazione sociale e politica in Germania’ che egli aveva avviato”. Ricorda il presidente dei vescovi tedeschi: “I contatti con le chiese ortodosse fanno parte del suo impegno. Fino alla fine egli ha appoggiato la nuova libertà delle Chiese nei Balcani”. Ha scritto il vescovo Norbert Trelle: “Insieme a tutta la diocesi, compiango un uomo che ha segnato la nostra diocesi come solo pochi suoi predecessori hanno fatto; compiango un grande europeo e una persona dal cuore grande, per me amico e consigliere discreto”. Ricorda: “ha lavorato strenuamente per l’avvicinamento tra vescovi polacchi e tedeschi. Nulla lo intristiva più del disprezzo verso la ricca cultura dell’Europa orientale che egli profondamente amava e stimava”.Artigiano dell’integrazione. La Chiesa in Europa “perde uno dei suoi più ardenti artigiani” mentre l’Europa “dal canto suo perde un grande europeo”: mons. Adrianus van Luyn, presidente della Comece, ricorda il suo predecessore. Mons. Van Luyn (vescovo di Rotterdam) sottolinea “l’impegno senza sosta” di mons. Homeyer “per una più efficace presenza delle conferenze episcopali presso le istituzioni comunitarie”, con uno sguardo particolarmente attento “ai Paesi dell’Europa centrale e orientale” per prepararli, anche con l’appoggio delle Chiese, all’adesione all’Ue, avvenuta nel 2004. “La sfida di coniugare la libertà con la solidarietà e il senso di responsabilità in politica, nell’economia e nella società, sono idee che costituirono il filo conduttore dei suoi anni di presidenza alla Comece”. Assertore “dell’imperativo ecumenico”. Il vescovo Homeyer era “un leader capace di coniugare fede e politica, fede e responsabilità sociale” così ha detto a SIR Europa il vescovo irlandese Noel Treanor, per 15 anni segretario generale della Comece, prima di diventare vescovo di Down and Connor nel 2008. “Mons. Homeyer ha sempre sottolineato l’imperativo ecumenico incombente per le Chiese in un’Europa che si stava unendo. Le sue visite annuali a un patriarcato ortodosso erano ancorate nel convincimento che i due polmoni dell’Europa debbano respirare armoniosamente. Così pure ha difeso il contributo del dialogo interreligioso per la definizione dell’Europa” ha ancora dichiarato il vescovo Treanor. “Forse è stato unico in questa sua sensibilità verso tutte le Chiese dell’Europa centro-orientale. Inoltre ha sempre capito quanto fosse necessario collaborare con le altre strutture delle conferenze episcopali sia con il Ccee in Europa, sia con quelle degli altri continenti”. Treanor ha inoltre detto: “Convinto del contributo essenziale della fede cristiana alla concretizzazione del progetto europeo, Mons. Homeyer si era dato come obiettivo quello di istituzionalizzare il dialogo tra Chiese e UE. La Dichiarazione N°11 del Trattato di Amsterdam (1996) e l’Articolo 1-52 del Trattato Costituzionale sono in gran parte frutto delle sue discussioni regolari con i responsabili politici europei. Cercando di colmare così un vuoto costituzionale nei trattati, Mons. Homeyer non ha cercato di rivendicare privilegi per le Chiese”. Un pellegrino europeo. Scrive mons. Aldo Giordano, inviato speciale della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, già segretario generale Ccee dal 1995 al 2008: “Ho avuto la gioia di incontrare spesso il vescovo Homeyer sulle strade dell’Europa, per approfondire la collaborazione tra il Ccee e la Comece. Porto in cuore il ricordo del cammino fatto insieme con circa 400 rappresentanti delle Chiese e delle Istituzioni pubbliche dei Paesi dell’Unione europea verso San Giacomo di Compostela nel 2004. Homeyer si è inserito nella schiera dei pellegrini che lungo i secoli hanno edificato l’Europa credendo nella preghiera, nel contributo unico del vangelo e nel ruolo della Chiesa nel processo di unificazione del continente. Anche nei momenti più difficili non si è arreso e ha continuato il suo cammino, portando negli incontri e nei dibattiti lo sguardo della speranza e il coraggio del dialogo”.

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