Una buona energia

Tre delibere per l'utilizzo di fonti rinnovabili

La Giunta regionale della Sardegna ha approvato tre delibere in materia di energia da fonti rinnovabili. I tre atti (il disegno di legge regionale costitutivo della Società Sardegna Energia S.p.A., 10/1/2010; “in materia di procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Atto di indirizzo e linee guida”, 10/3/2010; realizzazione di impianti eolici off shore nel mare antistante della Sardegna, 10/2/2010) nascono sull’onda emotiva dell’opposizione della società civile e delle amministrazioni locali ad una serie di progetti di parchi eolici in alcuni siti naturalistici dell’Isola. Queste delibere vanno a toccare tutta la normativa per gli impianti fotovoltaici, eolici, termici e da biomasse, con approfondimenti anche sul versante dell’energia marina. Le delibere agiranno da moltiplicatore per un progetto già avviato per la creazione di un innovativo Sistema termale sardo, che dalla nuova Società per l’energia di formazione regionale trarrà benefici amministrativi e legislativi. L’importanza del progetto nasce dalla proposta di sei comuni storicamente legati al termalismo ed alla energia termica: gli enti locali studiano una nuova forma di istituto compartecipativo, l’Associazione dei Comuni termali sardi.Turismo e industria. Don Francesco Tamponi, responsabile dell’ufficio dei beni culturali della diocesi di Tempio, afferma che “l’azione della Giunta può rilanciare un settore che si potrebbe confermare strategico nella ripresa economica dell’Isola, soprattutto in aree interne da secoli legate alla forza della geotermia. Ci sono soggetti privati che accampano concessioni minerarie in perpetuo o autorizzazioni momentanee ai Comuni, che chiedono di distinguere ciò che è il ruolo pubblico dall’intervento privato. Il sistema termale sarà lo strumento. Le amministrazioni pubbliche debbono arrivare a gestire della materia prima”. Per don Tamponi, “una risorsa come il termalismo potrebbe essere formidabile per la Sardegna. I sei Comuni ad oggi interessati (Benetutti, Bultei, Fordongianus, Santa Maria Coghinas, Sardara e Viddalba) debbono avere l’obiettivo dello sviluppo dei territori, che si stanno spopolando, grazie all’incremento dei posti di lavoro per offrire un prodotto, che si leghi all’offerta turistica e all’industria. Si pensi anche a una attività agricola avanzata con l’uso delle acque termali o alla farmaceutica termale”. Secondo il sacerdote, “la fascia centro occidentale della Sardegna è un unico grande fuoco. Si possono quindi creare centrali geotermiche ed idrotermiche per la produzione dell’energia industriale a basso costo. La Sardegna potrebbe diventare esportatrice”.Studiare il territorio. Massimiliano Boselli, ingegnere esperto in geotermia, conferma: “Solo la Sardegna e la Toscana hanno affioramenti naturali diffusi di fonti geotermali. Bisogna effettuare una ricerca seria geologica e idrogeologica per evitare di andare incontro all’esaurimento della risorsa e al non completo sfruttamento delle falde”. Per Boselli “è importante che la Regione trasferisca la concessione mineraria ai Comuni per arrivare alla perimetrazione dei Comuni termali e per gestire lo sfruttamento energetico. Bisognerà trovare fondi per le ricerche geologiche. I privati pagheranno l’acqua ai Comuni ma avranno utili dall’uso dell’acqua stessa. La Regione avrà la possibilità di realizzare centrali geotermiche e di vedere una reale ricaduta diretta a livello economico e politico, industriale, turistico e occupazionale”.Lavorare insieme. “Sarebbe fenomenale se si riuscisse a far lavorare in sinergia tutti gli impianti termali e geotermici della Sardegna – sottolinea Federica Tilocca, segretaria organizzativa Cisl Oristano -, servirà razionalizzare il sistema informativo verso l’esterno e le spese, per far conoscere il circuito di aziende termali e di geotermia della Sardegna e il territorio e le sue bellezze con un’offerta turistica e industriale completa”. Per Tilocca, “la Regione dovrà coordinare l’attività termale, lasciando la gestione ai Comuni, ma attivando un coordinamento di supporto in termini di finanza, di professioni, di tecnologia. Ci saranno livelli diversi di eccellenza, ma l’azione regionale dovrà far superare le diffidenze, le incomprensioni, i retaggi culturali. Ci sarebbero così ricadute occupazionali e l’offerta di un tipo di turismo diverso all’interno della nostra Regione”. Secondo la sindacalista, “dobbiamo far partire e rendere funzionale e proficuo questo dono che abbiamo nella nostra terra: i Comuni svolgeranno un ruolo centrale grazie alle norme che dovranno stabilire dei controlli ferrei sulla gestione di un bene pubblico da parte di un privato”.a cura di Massimo Lavena(26 marzo 2010)

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