Mai lasciarsi sopraffare

Intervista al card. Lubomyr Husar, arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halich

Una intensa vita vissuta anche in esilio, perché figlio di un popolo perseguitato. Un popolo che ha sperimentato con la propria vita cosa significa essere perseguitato per la propria fede, come i primi cristiani. Poi con l’inizio della “perestroika”, la Chiesa greco-cattolica iniziò ad uscire dalle catacombe. Ma ha continuato ad affrontare altre sfide, quella più dolorosa è sicuramente la sfida ecumenica. L’altra è quella di lottare per vedere il popolo ucraino finalmente riconciliato. Ne parliamo con il cardinale Lubomyr Husar. Nato nel 1933 a Leopoli (Ucraina), è arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini. Fu costretto a causa delle vicende belliche, nel 1944, ad abbandonare con tutta la famiglia l’Ucraina, rifugiandosi in Austria. Nel 1949 si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha studiato teologia. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1958 e quella episcopale nel 1977 dal cardinale Slipyj, che lo ha nominato nel 1978 archimandrita dei monaci Studiti residenti fuori dell’Ucraina. Nel 1993 è ritornato in Ucraina e si è adoperato per la rinascita della Chiesa greco-cattolica ucraina, viaggiando tra i fedeli greco-cattolici, spesso discendenti da famiglie deportate da Stalin. Nel 2001 i vescovi della Chiesa ucraina lo hanno eletto arcivescovo maggiore di Lviv. Giovanni Paolo II lo ha eletto cardinale nel 2001. SIR Europa lo ha intervistato.Eminenza, guardando alla sua vita così intensa, agli anni passati in esilio, al suo ritorno in patria, quale pensa sia stato il disegno di Dio per Lei? “La mia vita, come quella di ogni persona, è stata composta da vari momenti che nel momento nel quale accadevano non sembravano di avere qualche utilità particolare. Solo negli anni avanzati della mia vita, specialmente quando ho ricevuto delle cariche particolari, mi sono accorto che quegli eventi avevano un significato ed un fine. Ognuno di questi eventi portava con sé una esperienza specifica, che è risultata poi molto utile per trovare soluzioni nelle situazioni successive, apparentemente molto differenti da quelle vissute precedentemente. Su questa base ho imparato quanto sia utile quel che Dio ci manda: invece di programmare la propria vita, è molto meglio lasciar fare al Signore”. Lei che ha vissuto così tante difficoltà nella vita, cosa direbbe oggi ai giovani?“Le ‘difficoltà’ sono un concetto relativo. Generalmente consideriamo come difficoltà quel che non coincide con i nostri desideri e disegni, specialmente quando comportano scomodità o sofferenza. Solo guardando indietro, riflettendo a quello che ci successo, cominciamo ad apprezzare le cosiddette difficoltà come grazie nascoste che ci aiutano a vedere con serenità il presente ed il futuro. Il messaggio ai giovani è di non lasciarsi mai sopraffare”. È vero che sta pensando alle dimissioni? “È vero che sto pensando di passare ad un altro la guida della nostra Chiesa particolare, cioè – come si dice – “con la mano calda”, prima di morire o perché impedito nello svolgimento dell’incarico da una grave condizione di salute. Questo permette, a mio avviso, il passaggio del testimone in modo tranquillo e ben ordinato. Quello che mi sta più a cuore è ben espresso dalla prospettiva adottata dal Sinodo dei Vescovi della nostra Chiesa: ‘Santità del Popolo unito” con tutte le conseguenze che comporta’”.Cosa prova quando le dicono che la sua Chiesa rappresenta un ostacolo per il dialogo tra Roma e Mosca?“L’obiezione ricorrente che la nostra Chiesa rappresenti un ostacolo per l’ecumenismo e costituisca un impedimento per incontri delle varie Chiese non è mai stata comprovata. Sembra piuttosto che rappresenti una scusa per non tirare la dovuta conseguenza, cioè che quando c’è la sincera volontà non ci sono ostacoli insuperabili. Chi comincia a contare gli ostacoli, già pregiudica negativamente l’esito. Il Servo di Dio papa Giovanni Paolo II dopo la sua visita nel nostro Paese nell’anno 2001 ha descritto l’Ucraina come ‘un laboratorio ecumenico’ nel quale in modo molto specifico, rispondendo ad una realtà storicamente singolare, stiamo facendo piccolissimi passi verso un incontro dei fedeli di varie Tradizioni cristiane finora disgregate. La strada verso una effettiva comunione è sicuramente ancora molto, molto lunga, ma finché c’è buona volontà e fede in Dio non può mancare la speranza. La nostra preoccupazione maggiore in questo momento è quella di eccitare il desiderio della ricomposizione dell’unità in tutti i cristiani del nostro Paese”. La vita politica dell’Ucraina non sembra conoscere pace. Quali pensa che siano le basi su cui costruire il vivere democratico e civile del suo Paese?“Politicamente siamo eredi del regime bolscevico, che ha indirizzato con raffinato rigore la vita del nostro popolo per settant’anni, nello stesso tempo cercando di distruggere la fede in Dio e sostituire il Cristianesimo con una moralità machiavellica. Il nostro compito oggi è quello di ricostruire la nostra società su solidi principi morali, principalmente quelli evangelici, in quanto siamo eredi di una millenaria Tradizione cristiana. Non esiste un’altra via”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy