L’arte di essere uomini

L'incontro in piazza San Pietro con 70.000 giovani

“Non buttare via la vita, non vivere per se stessi, vivere la vita nella sua ricchezza e totalità”. È l’invito che Benedetto XVI ha rivolto agli oltre 70.000 giovani di Roma e del Lazio e anche di altre diocesi italiane, che hanno partecipato, la sera di giovedì 25 marzo, all’incontro in piazza San Pietro, in preparazione alla 25ª Giornata mondiale della gioventù. “L’arte di essere uomo esige rinunce” e “le rinunce vere che ci aiutano a trovare la vita”, ha ammonito il Papa, “ci sono indicate nella parola di Dio e ci aiutano a non cadere nell’abisso della droga, dell’alcol, della schiavitù, della sessualità, del denaro, della pigrizia”. Momento clou dell’incontro festoso con i giovani, sono state le domande di tre ragazzi della diocesi di Roma e le risposte del Santo Padre.

Essenziale è l’amore. Il Pontefice ha risposto alle domande di Giulia, Luca ed Enrico, tre giovani romani, prendendo spunto dall’episodio evangelico del giovane ricco. “È possibile fare della mia vita qualcosa di bello e di grande?”, ha chiesto Giulia. “Non buttare via la vita” e “non vivere per se stessi” sono le indicazioni date dal Pontefice, che ha ricordato l’importanza di “osservare i comandamenti” che possono essere riassunti “nell’amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi”. Ora amare Dio, ha spiegato il Santo Padre, “suppone conoscere Dio”, perciò “il primo passo” da fare “è cercare di conoscerlo”. I comandamenti “indicano la strada dell’amore” facendo riferimento ad alcuni punti fondamentali: “La famiglia come fondamento della società, la vita da rispettare come dono di Dio, l’ordine della relazione tra uomo e donna, l’ordine sociale e la verità”.

Non basta conoscere Gesù in modo teorico. “Padre Santo che vuol dire essere guardati con amore da Gesù? È possibile vivere questa esperienza nella vita di oggi?”, è stata la domanda di Luca. “Direi di sì – ha risposto Benedetto XVI – perché il Signore è sempre presente e guarda ognuno di noi con amore, solo noi dobbiamo trovare questo sguardo”. Per il Papa, non basta conoscere Gesù “solo in modo accademico e teorico”, ma “con il cuore, cioè parlare con Lui nella preghiera”. “Una persona – ha sottolineato – non si può conoscere nello stesso modo con cui si può studiare la matematica, per la quale è sufficiente la ragione; per conoscere una persona e soprattutto Gesù ci vuole anche la ragione ma nello stesso tempo il cuore”. “Non basta solo pensare, solo pregare, ma anche fare è una parte del cammino verso Gesù, fare le cose buone, impegnarsi per il prossimo” e nella parrocchia e nella comunità dove si vive ci sono molte occasioni per impegnarsi con Cristo perché “la fede sia realmente forza formativa del nostro ambiente e del nostro tempo”.

Esempi luminosi. “Padre Santo, come posso trovare la forza per scelte coraggiose e chi mi può aiutare?”, ha chiesto Enrico. Papa Ratzinger è partito da una parola “dura per noi: rinunce” che diventano “anche belle se hanno un perché e se questo perché giustifica anche la difficoltà della rinuncia”. Ricordando l’immagine, usata da san Paolo, degli atleti delle Olimpiadi che per arrivare alla corona dovevano vivere una disciplina molto dura e rinunciare a tante cose, il Pontefice ha osservato che questa immagine non vale solo per lo sport ma per “tutte le altre parti della vita”. Serve comprendere che “per raggiungere uno scopo sia professionale sia sportivo sia artistico sia culturale dobbiamo rinunciare”. In questo cammino ci aiutano “le grandi figure della storia della Chiesa, la Parola di Dio, la comunità parrocchiale, il movimento, il volontariato, le amicizie con uomini che hanno già fatto progressi nella strada della vita e possono convincerci che andare in questo modo è la strada giusta”, ha sottolineato Benedetto XVI.

Un grande albero con molti frutti. Erano oltre 70.000 i giovani presenti all’incontro con il Papa per una serata di preghiera, riflessioni e testimonianze per rievocare la prima edizione della Gmg del 1985 e di quelle seguenti, fino a quella di due anni fa in Australia. “Da quel seme è cresciuto un grande albero che ha raggiunto tutti i continenti, facendo vivere a milioni di giovani del mondo intero esperienze decisive che hanno orientato la loro vita cristiana su vie nuove, rendendoli coraggiosi araldi del Vangelo e testimoni della civiltà dell’amore”. Lo ha detto il card. Agostino Vallini, vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma, salutando il Pontefice. “Sappiamo con certezza – ha aggiunto il porporato – che il Papa ama i giovani e ogni giorno prega per loro, ma desideriamo dirle che anche i giovani amano il Papa” e la “ringraziano per la fulgida testimonianza di fede, di amore a Cristo che ci offre nell’affrontare le prove e le incomprensioni: per questo siamo in tanti stasera in piazza San Pietro”. Tra le testimonianze quella di Maria, spagnola, ed Enrico, italiano, che si sono conosciuti durante la prima Gmg di Roma di 25 anni fa e che si sono sposati. Un momento commovente, durante il quale sulla piazza è calato il silenzio, è stato quando è entrata in processione la Croce della Gmg e l’icona della Madonna “Salus populi romani” mentre i giovani accendevano i “flambeaux” per accoglierla.

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