Un “faro” per l’Europa

Il patrono d'Europa celebrato a Montecassino, Norcia e Subiaco

“L’Europa è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente”. È quanto ha affermato il 21 marzo il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, celebrando a Montecassino la festa del Transito di San Benedetto da Norcia. Messaggio ancora valido. Per il cardinale “anche oggi la lezione di San Benedetto” è “come un faro per il nostro cammino. Il grande Abate rimane un maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere il vero umanesimo. Come, alla fine dell’età antica, San Benedetto ed i suoi monaci seppero farsi costruttori e custodi della civiltà, così in questa nostra epoca, contrassegnata da una rapida evoluzione culturale, urge prendere coscienza delle nuove esigenze e ribadire, al tempo stesso, la profonda adesione ai valori perenni”. Primo fra tutti “è la Parola di Dio, che deve essere ascoltata ogni giorno per la conversione della vita e per rispondere alle sfide della storia. Se veramente, come in San Benedetto, sarà profonda la vita spirituale nel cristiano, nel religioso, nel sacerdote; se ciascuno nel proprio stato cercherà di servire Dio, allora potrà essere efficacemente servo dell’uomo e vero costruttore della civiltà dell’amore”. “Il gioiello” della Regola. “Il gioiello di Benedetto – ha spiegato il card. Bertone – è la sua Regola, che, armonizzando l’esperienza ascetica orientale e la saggezza romana, disegna l’ordinamento di quella nuova città che è il Monastero. La Regola, cardine di tutta la sua opera, espressione perfetta del suo progetto e valido sostegno per la realizzazione della vita personale, comunitaria e sociale, divenne il codice di vita per migliaia di discepoli sparsi in tutte le regioni del Continente e strumento della Provvidenza per educare anche le nuove nazioni alla fede, alla preghiera, al lavoro, alla pace, all’amore”. Così “nel solco di San Benedetto sorsero in tutto il continente europeo centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola”. A più di 1500 anni quello dell’Abate, proclamato da Paolo VI, il 24 ottobre 1964, patrono principale d’Europa, “è un messaggio ancora valido: il cristocentrismo benedettino è sempre un umanesimo autentico, perché concilia la trascendenza della preghiera con l’attività dell’uomo alla conquista del mondo. L’ideale dell’armonia tra vita attiva e contemplativa è sempre di grande attualità”.Per il vero progresso. Celebrazioni del Transito di San Benedetto si sono avute, sempre il 21 marzo, anche nelle altre due città benedettine, Norcia e Subiaco. Nella città umbra, l’arcivescovo locale, mons. Renato Boccardo, citando Benedetto XVI ha ricordato come “oggi l’Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità”. Per ricostruire il Vecchio Continente serve un rinnovamento spirituale che eviti il pericolo per l’uomo di “soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato papa Giovanni Paolo II, ‘un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità’ Cercando il vero progresso – ha esortato il presule – ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino”. Analoghe parole erano risuonate, il giorno prima, anche a Subiaco, dove san Benedetto gettò il seme fondando i suoi primi 13 monasteri. Qui il vescovo di Gaeta e già abate di Montecassino, mons. Fabio Bernardo d’Onorio, concelebrando con l’abate ordinario di Subiaco, dom Mauro Meacci, ha appunto ricordato l’opera e l’attualità del santo di Norcia, prima di incoronarne la statua posta nel Sacro Speco.

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