I grandi “sì”

La bellezza dell'amore cristiano

Un’esortazione "a scoprire la grandezza e la bellezza del matrimonio" cristiano nel quale "la relazione tra l’uomo e la donna riflette l’amore divino in maniera del tutto speciale; perciò il vincolo coniugale assume una dignità immensa". A lanciarla ai giovani partecipanti al X Forum internazionale dei giovani, che si è aperto il 24 marzo a Rocca di Papa, sul tema "Imparare ad amare", è stato Benedetto XVI. In una lettera di saluto indirizzata al card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, promotore dell’iniziativa, il Pontefice ricorda che "mediante il Sacramento del matrimonio, gli sposi sono uniti da Dio e con la loro relazione manifestano l’amore di Cristo. In un contesto culturale in cui molte persone considerano il matrimonio come un contratto a tempo che si può infrangere – sottolinea il Papa – è di vitale importanza comprendere che il vero amore è fedele. Poiché Cristo consacra l’amore degli sposi cristiani e s’impegna con loro, questa fedeltà non solo è possibile, ma è la via per entrare in una carità sempre più grande. Così, nella vita quotidiana di coppia e di famiglia, gli sposi imparano ad amare come Cristo ama. Per corrispondere a questa vocazione è necessario un serio percorso educativo ed anche questo Forum si pone in tale prospettiva".

Un processo subdolo. Imparare ad amare "riscoprendo la castità" e per ribadire che "il matrimonio e la famiglia, che si fondano sull’amore" non sono "realtà ormai superate e senza futuro". All’esortazione del Papa si è aggiunta poco dopo quella dello stesso card. Stanislaw Rylko che ha ricordato come sull’istituzione del matrimonio e sulla famiglia pesano "gli effetti devastanti della Rivoluzione sessuale degli anni ’60 e ’70, che ha ridotto l’amore al sesso e il sesso a mero oggetto di piacere e di consumo usa e getta, la diffusione massiva dei contraccettivi che ha reciso nettamente il legame tra sessualità, affettività e procreazione, e l’ideologia del ‘genere’ che attenta alla sessualità umana, considerata più come il prodotto di condizionamenti socioculturali che come risultante della costituzione biologica della persona". A confermarlo sono le statistiche, citate dal presidente del Pontificio Consiglio: "Aumenta costantemente il numero dei divorzi, delle unioni di fatto, delle coppie omosessuali che il matrimonio invece lo pretendono insieme al diritto di adottare figli. Supportate e amplificate dai mass media, queste tendenze si fanno passare per segni di progresso dell’umanità, per conquiste epocali di diritti. E chi le ostacola è etichettato come pericoloso retrogrado". Un "processo subdolo" questo che, ha sottolineato il card. Rylko, "non risparmia i cristiani condizionandone il pensiero e le scelte. Anche a noi, oggi, manca spesso il coraggio di andare controcorrente rispetto alla cultura dominante, scommettendo sull’amore e sulla vita come insegna il Vangelo". Purtroppo, ha ravvisato il cardinale, "oggi c’è una pericolosa penuria di ambienti educativi veri, di modelli positivi cui ispirarsi. Una situazione cui non sono più in grado di far fronte neppure le famiglie, falcidiate dalla piaga del divorzio". "Imparare ad amare è un cammino che richiede sacrificio e rinuncia. Oggi è urgente riscoprire la castità, ormai ridicolizzata e disprezzata come insensato residuo di tempi gretti e lontani. Al contrario – ha concluso – essa è espressione di una condotta positiva nei confronti della sessualità e tende a viverla in maniera ordinata, inserita nella vocazione integrale della persona umana".

La "rottamazione dell’io". Sulla verità e sulla bellezza dell’amore ha parlato, a sua volta, il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. "Ciò che insidia oggi la capacità di un giovane di ascoltare la proposta cristiana dell’amore – ha detto – è la rottamazione cui è stato sottoposto il suo io. Una rottamazione che ha deformato la relazione dell’altro, riducendola ad una relazione spontanea e non libera. E l’amore può essere solo libero; solo la persona libera è capace di amare". È accaduto, ha spiegato il cardinale, citando il filosofo R.Spaemann, che "vittime dello scientismo, non crediamo più in noi stessi, chi e che cosa siamo, quando ci lasciamo persuadere di essere soltanto macchine per la diffusione dei nostri geni, quando consideriamo la nostra ragione soltanto come prodotto di un adattamento evolutivo, che non ha nulla a che fare con la verità". La soggettività sostanziale della persona è andata progressivamente "rottamata" e "la prima conseguenza di questa ‘rottamazione del’io’ è la deformazione della relazione con l’altro: una relazione ridotta a stimolo-risposta. L’io rottamato è incapace di fare un passo oltre se stesso". Il segno più evidente di questa condizione è "la riduzione della libertà a spontaneità". Per il card. Caffarra, "esiste una differenza sostanziale fra l’una e l’altra: la libertà non è una spontaneità più spontanea. È un modo di agire essenzialmente diverso. Ciò che distingue agire libero e agire spontaneo è che il primo rivela la trascendenza della persona sul suo agire e nel suo agire. L’atto del volere, ‘io voglio’, è sempre intenzionale". Perché l’annuncio cristiano dell’amore trovi il terreno in cui radicarsi, ha concluso il porporato, "la persona che l’ascolta deve possedere una vera coscienza di se stessa e vivere una conseguente esperienza di libertà".

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