Germania, Austria, Inghilterra, Italia

Germania: una lettera “per tutti noi”Le parole del Papa ai cattolici d’Irlanda “valgono per l’intera Chiesa” e rappresentano “chiaramente un messaggio anche a noi in Germania”. Così mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), ha commentato la lettera di Benedetto XVI alla Chiesa cattolica irlandese in cui il pontefice ha condannato gli abusi sessuali commessi contro minori da membri della Chiesa. “La sua analisi impietosa mostra che il Papa guarda all’abuso sessuale con serietà e grande preoccupazione”, ha detto Zollitsch. “Sappiamo che anche in Germania sono stati commessi errori”, che sono stati “riconosciuti chiaramente e confessati durante la plenaria primaverile di Friburgo”. “Non possiamo ripetere errori e anche in Germania abbiamo bisogno di piena chiarezza e trasparenza illimitata. A questo stiamo lavorando in tutte le diocesi. Considero l’ammonizione del papa ai vescovi d’Irlanda come un’ammonizione anche a noi. Lo scandalo degli abusi non è solo un problema irlandese” ma è “uno scandalo della Chiesa in molti luoghi ed è uno scandalo della Chiesa in Germania”. Austria: “in segno di pentimento””Questa lettera è scritta anche per noi”: così il card. Schönborn ha commentato il 20 marzo la lettera del Papa ai cattolici irlandesi sugli abusi sessuali. In un’intervista rilasciata all’agenzia Kathpress, il presidente della Conferenza episcopale austriaca ha osservato che “in questa lettera si percepisce la delusione e anche la rabbia del Papa”. “La chiarezza” con cui Benedetto XVI ha parlato di responsabilità, “fa bene a noi tutti, è indispensabile e rappresenta un criterio chiaro cui dobbiamo assolutamente attenerci”. Il card. Schönborn ha sottolineato le analogie tra la situazione irlandese e quella austriaca. “La lettera si rivolge a un Paese in cui la Chiesa cattolica ha una grande storia, in cui sono accaduti casi gravi di abuso e in cui molta fiducia nella Chiesa è andata distrutta. Il Papa lo dice con una chiarezza che non nasconde diplomaticamente nulla”. Il cardinale ha formulato la necessità di compiere uno “sforzo comune per assicurare in futuro la tutela dei bambini nei confronti di crimini analoghi”. Per questo, ha annunciato Schönborn, “in segno di pentimento, il 31 marzo presso il duomo di S. Stefano a Vienna, si svolgerà una celebrazione penitenziale”.Inghilterra: “necessarie procedure robuste”L’arcivescovo di Westminster e Primate di Inghilterra e Galles, mons. Vincent Nichols, ha salutato con favore la lettera ai cattolici irlandesi in cui Benedetto XVI esprime tutto il suo sgomento per l’abuso di giovani da parte di rappresentanti della chiesa. Un testo in cui emerge la “forte guida del Pontefice” nel trattare tale questione. “Dalla nostra esperienza in Inghilterra e Galles abbiamo imparato che la cosa più importante è riconoscere e prendere a cuore il danno profondo inflitto a bambini che hanno subito un abuso”, scrive in una nota l’arcivescovo, per il quale “mettere la salvaguardia dei minori e di tutte le persone vulnerabili al centro degli sforzi della Chiesa è essenziale”. Per mons. Nichols “sono necessarie procedure robuste per assicurarsi che si faccia i conti con tutte le accuse in modo rapido e appropriato e in piena cooperazione con le autorità competenti”. “Queste procedure – rimarca l’arcivescovo – devono essere giuste se devono fare differenza e assicurarsi il sostegno di tutti”. “Il lavoro intrapreso in Inghilterra e Galles per costruire un sistema efficace che salvaguardi i bambini e tutte le persone vulnerabili – ha concluso – è stato difficile e complicato ma è una strada da intraprendere”.Italia: Cei, “non temere la verità””La pedofilia è sempre qualcosa di aberrante e, se commessa da una persona consacrata, acquista una gravità morale ancora maggiore. Per questo, insieme al profondo dolore e ad un insopprimibile senso di vergogna, noi Vescovi ci uniamo al Papa nell’esprimere tutto il nostro rammarico e la nostra vicinanza a chi ha subìto il tradimento di un’infanzia violata”. Lo ha dichiarato il card. Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani (Cei), aprendo il 22 marzo, a Roma, i lavori del Consiglio episcopale permanente. Nella sua Lettera “ai cattolici di Irlanda”, ha detto Bagnasco, il Papa “ha affermato con vigore che occorre assumere una posizione più forte per portare avanti il compito di riparare alle ingiustizie del passato. Benedetto XVI indica la strada, propone a tutti, senza indulgenze, lo scatto in avanti necessario”, ricordando che, al di là “dell’indegnità, dei peccati, dei fallimenti di alcuni membri della Chiesa, è in essa che troverete Gesù Cristo”. Da parte loro “i Vescovi italiani hanno intensificato lo sforzo educativo dei candidati al sacerdozio, il rigore del discernimento, la vigilanza per prevenire situazioni e fatti non compatibili con la scelta di Dio”. “Nel momento stesso in cui sente su di sé l’umiliazione – ha concluso il cardinale – la Chiesa impara dal Papa a non avere paura della verità, anche quando è dolorosa e odiosa, a non tacerla o coprirla. Questo, però, non significa subire – qualora ci fossero – strategie di discredito generalizzato”.

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