Dopo questo passo

Reazioni dei vescovi irlandesi alla Lettera di Benedetto XVI

Una giornata storica, un passo importante per il rinnovamento della Chiesa d’Irlanda: così i vescovi irlandesi hanno accolto e presentato ai loro fedeli e ai media la Lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici dell’Irlanda. Pubblicata in lingua inglese e italiano contemporaneamente a Roma e Dublino sabato 20 marzo, la Lettera è stata letta nelle chiese cattoliche dell’Irlanda nei suoi punti più salienti durante le messe domenicali. Ormai da un anno l’Irlanda è un Paese sotto choc per le rivelazioni che stanno sconvolgendo la Chiesa. Divise le organizzazioni di superstiti degli abusi. La Irish Survivors of Child Abuse ha ringraziato il Papa per le sue “scuse senza precedenti”. “Sono scuse ad alto valore emotivo aspettate per troppo tempo. Ma è un primo passo per sanare le ferite di chi ha perso fede nella Chiesa”. Per la “One in Four” invece la lettera “non si spinge abbastanza avanti”.Sgomento e preoccupazione. “Ringrazio il Santo Padre – ha detto il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate della Chiesa di Irlanda – per la sua profonda gentilezza e la sua preoccupazione. È evidente in questa lettera pastorale che Papa Benedetto prova un profondo sgomento per ciò che definisce ‘atti peccaminosi e criminali e per il modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda gli hanno affrontati’. “Papa Benedetto riconosce che quando molte vittime hanno avuto il coraggio di parlare di quello che è successo, nessuno li avrebbe ascoltati. Il Papa dice che è comprensibile se queste persone fanno ora fatica a perdonare o ad essere riconciliate con la Chiesa. Ma spera anche che anche loro trovano riconciliazione, profonda guarigione interiore e pace, sapendo quanto è vicino Cristo nella loro dolore, che fu lui stesso vittima di un’ingiustizia e peccato. A nome della Chiesa, Papa Benedetto esprime apertamente la vergogna e il rimorso che sentiamo tutti per gli abusi che si sono commessi ed esprime la sua disponibilità ad incontrare le vittime, come ha già fatto in passato”. “Il Santo Padre – ha poi proseguito il cardinale – ci invita ad affrontare il futuro con coraggio e determinazione. Nessuno immagina che la dolorosa situazione del presente possa essere risolta velocemente. Tuttavia se si lavora insieme in unità, con perseveranza e nella preghiera, il Santo Padre dice di essere fiducioso che la Chiesa di Irlanda possa aprirsi ad una stagione di rinascita e rinnovamento spirituale”. Un drammatico fallimento. Per l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, “la Lettera non è una parola finale ma un passo ulteriore nel processo di rinnovamento e guarigione della Chiesa cattolica in Irlanda. Accolgo con favore – si legge in una nota dell’arcivescovo – l’espressione del Papa di scuse e il suo riconoscimento della sofferenza e del tradimento vissuta dai superstiti. Il Papa riconosce il fallimento delle autorità ecclesiastiche nel modo in cui sono stati affrontati atti peccaminosi e criminali”. Poi parlando ai fedeli nella cattedrale di Dublino domenica scorsa ha detto: “Si tratta di un capitolo doloroso nella vita della Chiesa irlandese. Si tratta di un drammatico capitolo doloroso nella vita di molti che sono stati abusati. La Lettera pastorale non è un commento né presenta linee guida per la gestione degli abusi sessuali. Si tratta di una riflessione molto più ampia del Papa sul fallimento della Chiesa in Irlanda e sul futuro della Chiesa in Irlanda”. “Con Papa Benedetto mi rivolgo a ciascuno di voi e vi chiedo di leggere la lettera e riflettere su di essa. La Chiesa ha tragicamente fallito: ha fallito attraverso gli abusi commessi, ha fallito perché non è riuscita ad evitarli; ha fallito perché li ha coperti”.Le accuse. Decenni di abusi – sessuali e non solo – su minori, con l’omertà dei vertici ecclesiastici: è lo scandalo dei preti pedofili che ha travolto la Chiesa in Irlanda. Due rapporti governativi, il Ryan Report e il Murphy Report (dal cognome dei due presidenti delle commissioni d’inchiesta) hanno rivelato – a partire dal 2009 – le dimensioni dello scandalo. Mentre il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2.500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, il rapporto Murphy ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Quattro ex arcivescovi di Dublino, insieme ai loro ausiliari e sacerdoti di fiducia sono accusati, nel rapporto Murphy, di aver coperto gli abusi. Tra di loro uno è ancora in vita, il card. Desmond Connell, ora in pensione, che ha lasciato il suo posto all’attuale responsabile della diocesi, mons. Diarmuid Martin. Alcuni ex ausiliari considerati “omertosi” sono diventati intanto vescovi: mons. Donald Murray, vescovo di Limerick, Jim Moriarty, vescovo di Kildare, e i due attuali ausiliari della capitale irlandese, mons. Raymond Field e mons. Eamonn Walsh. Tutti e quattro, sotto la forte pressione popolare, hanno presentato le loro dimissioni, ma finora sono state accettate solo quelle di mons. Murray.

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