Al centro della storia

Il perdono di Dio per ogni uomo

L’immagine del figlio prodigo, del padre che si rivela nell’abbraccio accogliente e misericordioso, la parabola di domenica 14 marzo, vede una continuazione nella quinta domenica di Quaresima. È sempre la misericordia di Dio, il perdono, ad essere al centro della storia; e la prospettiva è già un andare avanti verso Gerusalemme, l’ingresso in città accolto come un re; e, poi, la passione, la morte. Finalmente, la pietra rotolata che rivela che il tempo non si è fermato al venerdì, ma trova compimento nella domenica, nella resurrezione. Il peccato, la morte, vinti.
Un cammino nuovo che si apre davanti all’uomo. Come nel caso dell’adultera condannata alla lapidazione, secondo i dettami della legge mosaica, dagli scribi e dai farisei. Il perdono che Cristo offre alla donna è anticipo di quel cammino nuovo, rinnovato, di quella salvezza che nella Pasqua è messaggio al mondo. Solo Dio è capace di lasciare alle spalle il passato e di fare nuove tutte le cose. Così la donna condannata dalla legge mosaica, sperimenta la gratuità del perdono di Dio: neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più…
All’Angelus domenicale, papa Benedetto si ferma a riflettere su questo episodio evangelico per dire che gli accusatori ipocriti chiedono a Gesù di giudicare la peccatrice con lo scopo di metterlo alla prova, "fingono di affidargli il giudizio, mentre in realtà è proprio lui che vogliono accusare e giudicare". Vogliono metterlo alla prova, spingerlo a fare un passo falso. La scena è carica di drammaticità, afferma Benedetto XVI, perché "dalle parole di Gesù dipende la vita della donna ma anche la sua stessa vita. Dice il Papa: egli sa "che cosa c’è nel cuore di ogni uomo, vuole condannare il peccato, ma salvare il peccatore, e smascherare l’ipocrisia".
Gesù che si china a scrivere con il dito per terra mentre gli accusatori lo interrogano con insistenza, è un’altra immagine forte. Cita sant’Agostino, il Papa, per dire che quel gesto mostra "Cristo come il legislatore divino: infatti, Dio scrisse la legge con il suo dito sulle tavole di pietra. Gesù è il legislatore, è la giustizia in persona".
Probabilmente il comportamento di Gesù è apparso scandaloso, anche alla stessa comunità cristiana, perché sembra quasi che non voglia prendere in seria considerazione un comportamento moralmente negativo. Ma qui sta la novità, quel "ma io vi dico" che supera la legge antica; e la misericordia e il perdono che emergono non sono altro che il riflesso di quel volto di Dio cui la stessa comunità cristiana è chiamata a convertirsi. Le parole che pronuncia – "chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei" – sono piene "della forza disarmante della verità, che abbatte il muro dell’ipocrisia e apre le coscienze ad una giustizia più grande, quella dell’amore". È la forza di un incontro che trasforma: Saulo che diventa Paolo. Non pronuncia alcun giudizio, Gesù, su scribi e farisei, uomini sicuri della loro giustizia; non nega il giudizio di Dio o la legge, e neppure chiede pietà per la donna adultera, difendendola per il peccato commesso. Parla invece alla coscienza, ricorda che siamo tutti peccatori, bisognosi di conversione e di perdono.
Gesù, afferma dunque Benedetto XVI, "assolvendo la donna dal suo peccato, la introduce in una vita nuova, orientata al bene: neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più". Il perdono, inaspettato e totalmente gratuito di Dio, apre la strada ad una forza che permette il cammino di liberazione. "Dio desidera per noi soltanto il bene e la vita", dice il Papa all’Angelus. "Provvede alla salute della nostra anima per mezzo dei suoi ministri, liberandoci dal male con il sacramento della riconciliazione, affinché nessuno vada perduto, ma tutti abbiano modo di convertirsi". Il giudizio di Dio non è mai senza una possibilità di salvezza. Così il Papa auspica che in questo Anno Sacerdotale si possa riscoprire il significato e la bellezza del perdono.
Parole che assumono una valenza del tutto particolare, all’indomani della lettera che papa Benedetto ha scritto alla Chiesa d’Irlanda, dopo lo scandalo degli abusi sessuali compiuti da alcuni sacerdoti nei confronti di minori. Non parla, il Papa, di questi episodi che ha condannato come crimini abnormi, ma le parole di perdono e di giustizia sono un messaggio chiaro.
Così, dice, "impariamo dal Signore Gesù a non giudicare e a non condannare il prossimo. Impariamo ad essere intransigenti con il peccato – anche con i nostri peccati – e indulgenti con le persone".

Fabio Zavattaro

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