La direzione giusta

Convegno Fisc a Piacenza: le notizie dall'Europa non sono notizie dall'estero

“L’Europa è la nostra casa comune”, “una casa da costruire insieme”. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, ha aperto il convegno nazionale della Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici, intitolato “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” (18-20 marzo). L’appuntamento è ospitato nella città emiliana per celebrare i 100 anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, “Il Nuovo Giornale”.

Progetto, cultura e spirito. “Per una buona costruzione dell’Europa – ha spiegato il vescovo Ambrosio – occorre non solo un progetto, ma anche un rinnovamento culturale e spirituale dell’Europa, un rinnovamento capace di dare un’anima all’idea di Europa, alle istituzioni europee, alla cultura europea”. L’impegno per “costruire una migliore casa europea deve coinvolgere tutti, al di là di ogni scetticismo e di ogni idealizzazione. E deve coinvolgere in particolare le comunità ecclesiali e i cattolici e dunque anche i settimanali cattolici”. Mons. Ambrosio ha quindi ricordato la figura di san Colombano, il missionario irlandese definito da Benedetto XVI “santo europeo”, morto a Bobbio nel 615: “In san Colombano possiamo trovare le radici dell’unità culturale e spirituale dell’Europa. In lui possiamo inoltre scorgere la direzione di marcia del nostro futuro europeo”.

“Un corpo solo, unito da radici cristiane”. Sulla figura del santo ricordato come uno degli ispiratori del cammino culturale e spirituale verso l’Europa unita, don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc, ha affermato: “San Colombano ebbe a scrivere che gli europei devono essere un unico popolo, un corpo solo, unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate. Frase ancora oggi di grande attualità”. Per ricordare san Colombano il convegno ha previsto un’intera mattinata (20 marzo) a Bobbio. “Il contributo delle nostre testate può essere a vari livelli”, ha aggiunto il presidente della Fisc a proposito del “fare l’Europa” e del ruolo che possono svolgere le testate diocesane. Innanzitutto, “aprendo le pagine dei giornali all’informazione europea”. Il presidente della Fisc ha affermato, infine, che “non è possibile mettere l’Europa nelle pagine degli esteri, come molti media fanno, perché l’Europa non è estero ma è la nostra patria”.

L’Europa e i territori. Il direttore dell’agenzia SIR, Paolo Bustaffa, ha presentato nell’ambito del convegno di Piacenza l’esperienza di SIR Europa, “un cantiere in cui operano giornalisti cattolici di diversi Paesi europei”. “SIR Europa vuole essere informazione europea per la realtà italiana, ma – e questo è il nostro sogno – informazione europea per l’Europa, perché questa è la casa comune, il luogo in cui le diverse identità si valorizzano nell’incontro”. La storia di SIR Europa, ha proseguito Bustaffa, “s’inserisce in quella della Fisc, della sua cultura del territorio”. In questo solco, ha precisato, il servizio giornalistico europeo “da 9 anni attraversa paesaggi ecclesiali, sociali, culturali e istituzionali nell’intento di essere un’informazione ‘pensata’, ritmata dai pensieri dei padri della casa comune, dal magistero della Chiesa, dall’elaborazione culturale che sta tra l’altro segnando un costruttivo confronto tra Est e Ovest d’Europa”. “La consapevolezza del rischio di un’Europa senza speranza – ha detto Bustaffa – rende ancor più consapevoli della responsabilità che abbiamo, come giornalisti cattolici, nei confronti dell’opinione pubblica, quindi anche di quella del territorio, spesso condizionata da letture fuorvianti e parziali”. Il direttore ha peraltro sottolineato che “le radici cristiane sono un riferimento prezioso e insostituibile per un’informazione europea rispettosa delle regole professionali, regole che considerano irrinunciabile anche il dato della memoria”.

Uno strumento per leggere la storia. A Fausto Fiorentini era invece affidato il compito di ricostruire i 100 anni de “Il Nuovo Giornale”, settimanale della diocesi emiliana. Una testata che, ha affermato lo storico, “ha vissuto quasi sempre in prima linea i vari momenti del secolo scorso, con direttori capaci di affrontare i problemi del tempo”. Fondata il 6 gennaio 1910, ha segnalato Fiorentini, la testata diocesana – oggi diretta da don Davide Maloberti – è preceduta da altre esperienze editoriali che si sviluppano sin dal 1873. “Il Nuovo Giornale”, ha proseguito lo storico, “nasce e resta quotidiano fino al 1926, diventa poi bisettimanale fino al 1932 e poi definitivamente settimanale”. Per lo storico, “l’esperienza del giornale cattolico di Piacenza è significativa in quanto, proprio perché si è protratta nel tempo, diventa uno strumento utile anche per leggere la storia della comunicazione cattolica così come si è sviluppata lungo l’intero secolo quale espressione di una diocesi che ci pare, per dimensione, significativa per leggere una realtà molto più ampia”, territoriale e nazionale.

L’eccezionalità del momento storico. I 100 anni del settimanale sono stati ricordati anche dal card. Ersilio Tonini, che ha raccontato, con un videomessaggio, la propria esperienza di direttore della testata dal 1946 al 1953. “Fare il giornale – ha detto – era un modo per aiutare la gente comune a capire la realtà, il presente, e a interrogarsi sul futuro”. Il card. Tonini ha spiegato che la redazione era una fucina di cultura, “e andavamo nei teatri e nelle piazze per parlare di ciò che accadeva in quegli anni a Piacenza e in Italia”. “Tra i miei interlocutori consueti c’erano i politici e in particolare l’allora segretario del Partito comunista”. “Ma il nostro compito – ha aggiunto il cardinale – non era sconfiggere l’avversario, ma far comprendere al mondo contadino che aveva in sé delle riserve straordinarie, grandi valori”. Se lei fosse oggi direttore de “Il Nuovo Giornale”, ha chiesto l’intervistatrice, cosa farebbe? “Mi piacerebbe far sentire l’eccezionalità del momento storico che stiamo attraversando”, ha risposto il card. Tonini. “E vorrei avere un gruppo di giovani che seguono e raccolgono le notizie, che si impegnano per portare fermento nella comunità” cristiana e nella realtà civile.

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