Dalle ombre alla verità

Benedetto XVI a Birmingham il 19 settembre per la beatificazione

John Henry Newman (1801-1890) sarà proclamato Beato il 19 settembre prossimo, nel corso della celebrazione solenne che Benedetto XVI presiederà nell’Arcidiocesi di Birmingham. L’annuncio ufficiale è stato dato martedì 16 dal Palazzo apostolico, in contemporanea con Buckingham Palace, l’arcivescovo di Westminster e l’Ufficio del Primo ministro del Regno Unito. Sul sito della Procura generale della Congregazione degli Oratori di San Filippo Neri (Newman fondò un oratorio a Birmingham nel 1848) si legge: “L’oratoriano John Henry Newman, che ci parla attraverso il suo cammino di conversione, continuato lungo l’intero corso della sua esistenza, come attraverso la vastità e la ricchezza dei suoi scritti, è compiutamente fotografato dal motto che egli scelse per il suo stemma cardinalizio, attingendolo da san Francesco di Sales: ‘Cor ad cor loquitur’. Queste parole esprimono perfettamente lo spirito di Newman, per il quale la parola non si comunica per pura ed esclusiva via astratta ma per i rapporti concretamente creati da una interiore affinità; d’altra parte, si conosce non solo con la mente, ma con tutta la persona, e quindi con l’affectus, secondo l’affermazione di Gregorio Magno: ‘Amor ipse notitia’, l’amore è in se stesso fonte e principio di conoscenza, ossia ‘amare è conoscere'”. Cenni biografici. John Henry Newman fu teologo e filosofo. Primo di sei figli, di padre banchiere, John, e madre, Jemina Foundrinier, di famiglia ugonotta emigrata in Inghilterra dalla Francia, dopo l’Editto di Nantes, si formò nell’adolescenza con la guida di un pastore calvinista, Walter Maser. Studiò quindi a Oxford, dove, insieme agli amici John Keble, Richard H. Froude e Edward B. Pusey, fondò il Movimento di Oxford, “coscienza critica” e riformatrice dell’anglicanesimo di epoca vittoriana, elaborando la teoria dell’anglicanesimo come “via media” tra protestantesimo e cattolicesimo romano. Fu ordinato sacerdote nella Chiesa anglicana nel 1825. Passò alla Chiesa cattolica il 9 ottobre 1845, dopo un’approfondita riflessione sulla natura e la missione della Chiesa cristiana, che lo portò ad affermare, nel 1841, nei Saggi per il tempo moderno, che “gli articoli della fede anglicana sono incompatibili con l’essenza del cristianesimo”. Fu accolto nell'”unico ovile di Cristo” – si legge nel suo Diario – dal padre passionista Domenico Barberi, dichiarato beato nel 1963. Nello stesso anno, pubblicò una delle opere principali: il Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, in cui dichiara che “la Chiesa cattolica è formalmente dalla parte della ragione”. Della sua conversione al cattolicesimo, scriverà nell’Apologia pro vita sua: “Ebbi l’impressione di entrare in un porto sereno dopo una traversata agitata; da allora, la mia felicità è rimasta immutata”. La gioia pensosa. All’amico Pusey, scrisse che fu lo studio delle origini del Cristianesimo e dei Padri della Chiesa – in particolare degli “amici del IV secolo”, Ambrogio, Atanasio, Basilio, Crisostomo e Gregorio il Nazianzeno – a convincerlo ad abbracciare la “vera fede” cattolica. Di San Filippo Neri lo attirò soprattutto quella che lo scrittore tedesco Goethe definì la “gioia pensosa”. Nel 1879, Papa Leone XIII lo nominò cardinale, riconoscendogli “genio e dottrina”. Celebrò la sua ultima Messa pubblica il giorno di Natale del 1889. Per sua volontà, sulla tomba fu incisa la frase: Ex umbris et imaginibus in veritatem (Dalle ombre e dalle immagini alla verità).Dottore della Chiesa. Newman “nacque in un’epoca travagliata”, in cui “le vecchie certezze vacillavano e i credenti si trovavano di fronte alla doppia minaccia, del razionalismo da una parte e del fideismo dall’altra”, ebbe a dire Giovanni Paolo II. “La contemplazione appassionata della verità” indusse Newman ad “una accettazione liberatoria dell’autorità le cui radici sono in Cristo e a un senso del soprannaturale che apre la mente e il cuore umani a una vasta gamma di possibilità rivelate in Cristo”. Il “genio di Newman” – dichiarò sempre Papa Wojtyla, in occasione del bicentenario della nascita del cardinale che egli stesso proclamò Venerabile il 22 gennaio 1991 – era caratterizzato da “una profonda onestà intellettuale, fedeltà alla coscienza e alla grazia, pietà e zelo sacerdotale, devozione alla Chiesa di Cristo e amore per la sua dottrina, incondizionata fiducia nella Provvidenza e assoluta obbedienza al volere di Dio”. Perciò, John Henry Newman è considerato un dottore della Chiesa moderna e uno dei “padri assenti” del Concilio Vaticano II.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy