La speranza “Vola”

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Il nostro viaggio a L’Aquila finisce proprio dove era iniziato dodici mesi fa: all’ombra del campanile di san Francesco a Pettino. Qui, alla periferia della città, nell’unica chiesa agibile, all’indomani del sisma era nato il centro di coordinamento della rete Caritas. Un piazzale da cui sono transitati, per mesi, volontari da tutta la penisola mentre la chiesa si riempiva di indumenti e le sale sottostanti di ogni sorta di genere alimentare.Dodici mesi dopo troviamo il piazzale silenzioso senza quel gran via vai che aveva contraddistinto i mesi dell’emergenza. La chiesa è tornata ad ospitare le funzioni religiose e nelle sale sono riprese le attività della parrocchia. Un’aurea di normalità che non deve ingannare: tutto intorno alla chiesa si estendono decine di palazzi ancora disabitati. Molti di questi, completamente inagibili, sono destinati a rimanere così a lungo. Sul sagrato ci sono due case di legno mentre nel piazzale sottostante troviamo alcune tende e due container. Uno di questi, dopo aver ospitato gli uffici della curia, è oggi la redazione di "Vola", il quindicinale dell’arcidiocesi nato nel giugno scorso nella tendopoli di Lucoli. Con il sostegno del Sir e della Fisc, da gennaio il giornale continua a crescere. "Questa esperienza – racconta il direttore, don Claudio Tracanna – è nata quasi come un desiderio di reagire alla situazione di disagio e sofferenza che stavamo vivendo. Ora, però, a distanza di mesi è bello vedere come il lavoro della redazione (circa 12 persone, tutte volontarie), continui con grande serietà e voglia di andare avanti".Da gennaio si è aperta la prima campagna abbonamenti e la ricerca dei primi sponsor mentre continua la formazione dei giornalisti. "Fin dal primo numero – continua don Claudio – abbiamo cercato di dar voce a chi non l’aveva, raccontando le storie di parrocchie, associazioni, gruppi ma non solo". Un lavoro che continua anche oggi mentre L’Aquila e i Comuni del cratere cercano di riorganizzarsi per ritrovare un proprio equilibrio perché, se le scosse sono terminate, le conseguenze continuano a farsi sentire. "Proprio in un contesto così frammentato – dice don Tracanna – con le parrocchie che stanno cercando di riprendere le attività e di ritrovarsi, ‘Vola’ può diventare uno strumento di comunione e di unità. È per questo che abbiamo iniziato un vero e proprio viaggio che porterà a visitare tutte le comunità dell’arcidiocesi a partire da quella più lontane. Ma non solo… Di fronte ad una città ferita che ha bisogno di ripensare al proprio futuro crediamo che ‘Vola’ possa essere un ‘luogo’ per parlare alla città ma anche per stimolare il confronto di idee ed esperienze". Lasciamo Pettino e la redazione di "Vola" e imbocchiamo l’autostrada diretti verso il Gran Sasso. Ci lasciamo L’Aquila e il suo centro storico alle spalle. Una patina ricopre le montagne e i tetti della città che sembra ancora dormire sotto un lenzuolo bianco di neve.(18 marzo 2010)

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