I luoghi della preghiera

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Lunedì 15 marzo, sono partiti a L’Aquila i lavori di ricostruzione nel complesso di San Biagio che comprende la chiesa di san Giuseppe artigiano e l’oratorio di san Giuseppe dei Minimi. Si tratta di due progetti distinti che incidono sullo stesso complesso. Il primo, promosso dalla diocesi, è finanziato dalla Fondazione Roma, mentre il secondo, realizzato dalla Protezione Civile, sarà finanziato dal Kazakistan. Sono questi i primi lavori di ricostruzione all’interno del centro storico di L’Aquila. Ad oggi tutti gli interventi realizzati, come quelli sulla basilica di Collemaggio e sulla chiesa delle Anime Sante sono, infatti, stati, seppur importanti, lavori di salvaguardia e messa in sicurezza. Complessivamente, secondo quanto stabilito dal vicecommissario con delega ai Beni Culturali, Luciano Marchetti, saranno necessari almeno 10 anni per la ricostruzione del centro storico per un investimento complessivo di circa 3 miliardi di euro.In vista del G8, la Protezione Civile aveva lanciato il progetto delle adozioni chiedendo ai governi partecipanti al meeting di adottare uno dei 45 monumenti considerati di maggior pregio. Ad oggi, però, oltre al Kazakistan (tra l’altro non presente al G8), ad impegnarsi formalmente sono stati solo Francia, Russia e Germania, mentre il Giappone si è impegnato per la costruzione di un auditorium. A questi Paesi si aggiunge l’impegno della Regione Veneto per la chiesa di San Marco. Secondo i calcoli dell’arcidiocesi circa il 70% degli edifici religiosi è attualmente chiuso e necessita interventi di recupero. "Considerando gli edifici appartenenti all’arcidiocesi – spiega mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare di L’Aquila – le risorse necessarie sono 3,5 miliardi. Se contiamo anche istituti religiosi ed enti d’ispirazione cattolica, dobbiamo aggiungere altri 800 milioni di euro". Cifre che comprendono anche la grande quantità di chiese, basiliche e opere d’arte fuori dal centro storico.La ricostruzione verrà gestita da un consorzio, costituito nei mesi scorsi, il quale raggruppa tutti gli enti religiosi dell’arcidiocesi. Per cercare di contribuire alla ricostruzione, l’arcidiocesi ha realizzato una proposta di piano integrato per la riqualificazione di un quarto di centro storico. Intanto, in questi mesi, alcune chiese sono state riaperte e messe a disposizione delle comunità grazie ad un accordo tra Cei e Protezione Civile. "La prima fase – dice mons. D’Ercole – si è conclusa a Natale con la riapertura di 31 chiese su circa 70 previste. Sono rimasti 6 milioni di euro, messi a disposizione dalla Protezione Civile. L’obiettivo è garantire ad ogni comunità un luogo di culto, partendo dalle chiese meno disastrate, non solo nella diocesi di L’Aquila ma anche nelle altre diocesi colpite dal sisma. Accanto a queste sono stati realizzati tre Mep (Moduli ecclesiali provvisori) in legno".(18 marzo 2010)

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