Un giorno di gioia

Visita di Benedetto XVI alla Comunità luterana di Roma

“Santità, oggi si senta a casa sua”. Con queste parole Doris Esch, presidente della Comunità luterana di via Sicilia a Roma, ha accolto domenica 14 marzo Benedetto XVI e ricordando la prima visita di Giovanni Paolo II nel 1983 ha aggiunto: “non l’abbiamo dimenticata”. Dopo il saluto introduttivo della Esch, il pastore della Chiesa luterana Jens-Martin Kruse ha affermato: “siamo veramente contenti per questo evento e con grande gioia accogliamo il Papa”. Il Santo Padre, ha sottolineato Kruse, “conosce abbastanza bene la nostra chiesa e la nostra comunità, così come la nostra teologia luterana e la nostra spiritualità”; “viene in una chiesa che conosce bene” e “per noi lui è il vescovo di Roma e gli abbiamo rivolto questo invito già nel 2008” ma “il fatto che abbia accettato di pregare con noi ribadisce i rapporti cordiali con la Chiesa cattolica”. Il pastore ha quindi donato al Papa una riproduzione della conca battesimale in bronzo, con l’iscrizione della formula liturgica.Ecumenismo locale. Il Papa è stato accolto in un clima gi gioia dai responsabili della Comunità luterana di Roma che conta circa 350 iscritti ufficiali senza contare i membri ‘nascosti’ e i viaggiatori in visita. “La Comunità – si leggeva in un comunicato diffuso alla vigilia dell’incontro – vede nella visita del Vescovo di Roma un segno dei rapporti ecumenici più maturi e forti, diventati qui, negli anni, prassi vissuta delle diverse denominazioni cristiane”. Al culto hanno partecipato i cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano; Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ed Agostino Vallini, vicario per la Diocesi di Roma. Per parte luterana era invece presente il Decano della chiesa evangelica luterana in Italia (Celi), il pastore Holger Milkau, nonché due esponenti della Chiesa evangelica tedesca (Ekd), tra cui il referente della Ekd per l’Europa del sud, il pastore Michael Riedel-Schneider. La scelta di non coinvolgere rappresentanti del protestantesimo italiano nazionale è stata consapevole, come ha spiegato il pastore Kruse, per il quale la visita del papa, vescovo di Roma, riveste un carattere volutamente di “ecumenismo locale”. Per questo motivo, era presente il parroco cattolico della zona nonché l’abate di San Paolo fuori le Mura, dom Edmund Power. Il Dio della vita. Il pastore Jens-Martin Kruse fa notare la “felice coincidenza” del 14 marzo con la domenica “Laetare” che secondo il calendario liturgico, è “un tempo di gioia e di festa previsto durante il cammino quaresimale in vista della Pasqua”. “Mi sembra – dice il pastore Kruse – un bel segno per il culto che celebreremo con il papa perché durante il tempo di Quaresima si intravede la luce della Pasqua. Ed è questa la situazione in cui vivono i cristiani in questo mondo: non siamo in cielo ma sappiamo che cosa viene. Ed è la situazione che vivono le Chiese: non siamo uniti ma siamo insieme sulla via della comunione. Per questo dal cuore possiamo dire che sarà un giorno di gioia”. Nella sua predica, il pastore ha parlato della attesa della Resurrezione che anima la vita liturgica dei cristiani in questo periodo di Quaresima. Con la Resurrezione, ha detto, “Dio ha dimostrato di essere un Dio di vita, che dove noi vediamo solo morte e rovina, crea vita nuova”. Con questo – ha aggiunto facendo riferimento alla situazione ecumenica tra le due Chiese – non è che siano sante le fratture; con ciò non sono superate le divisioni tra le Chiese, ma, come dice l’apostolo Paolo, nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. L’unità è un dono. “L’unità – ha detto Benedetto XVI, prendendo la parola – è un dono che ci può essere dato solo da Dio”: se “la nostra testimonianza viene oscurata dalla divisione”, “non dovremmo litigare ma cercare di essere più uniti” perché non è vero che “come dicono molti l’ecumenismo si è fermato”. Benedetto XVI ha ricordato che “ci sono tanti elementi di unità” tra cattolici e luterani. “Ascoltiamo la stessa parola di Dio, guardiamo tutti insieme all’unico Cristo” animati dalla “speranza che questa unità possa essere sempre più profonda”. Tuttavia, ha aggiunto il Papa, “dobbiamo vedere anche che abbiamo distrutto noi la nostra unità, abbiamo diviso l’unico cammino in tanti cammini” ma “se siamo qui oggi è perché ascoltiamo la stessa parola di Dio, rendendo testimonianza dell’unico Cristo” e “ci rende tristi sapere che questa divisione è il risultato di una situazione peccaminosa ma dobbiamo anche sapere che l’unità è un dono che ci può essere dato solo da Dio”.

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