Libera dal lavoro

Prima conferenza europea il 24 marzo a Bruxelles

"Protezione della domenica libera dal lavoro". Questo il titolo della "Prima Conferenza europea" che sulla questione della "domenica" si terrà il 24 marzo presso il Parlamento europeo a Bruxelles, alla vigilia della riunione dei capi di Stato e di Governo del 25-26 marzo prossimo. A promuovere l’iniziativa è un vasto cartello di associazioni, realtà sindacali, organismi ecclesiali di vari Paesi europei. Del cartello fanno parte anche la Comece e la Commissione "Chiesa e Società" della Kek, nonché realtà sindacali di vari Paesi come la DGB e la ÖGB di Germania e Austria. Aderisce alla Rete anche l’associazionismo familiare di Francia e Germania (in questo caso cattolico e protestante), segno che la questione del lavoro domenicale chiama in causa soprattutto la vita delle famiglie. Alla conferenza di Bruxelles prenderanno la parola il nuovo commissario per gli affari sociali, l’ungherese László Andor, 8 parlamentari di diversa estrazione politica e oltre 130 partecipanti. L’obiettivo è di iniziare una campagna corale di lobby. Facciamo il "punto" tecnico sulla questione. La prima normativa. La direttiva 93/104/CE del Consiglio dell’Unione europea del 23 novembre 1993 "concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro" parlava all’art. 5 di "Riposo settimanale" specificando che "Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, per ogni periodo di 7 giorni, di un periodo minimo di riposo ininterrotto. Il periodo minimo di riposo comprende in linea di principio la domenica". Il 12 Novembre 1996 la Corte europea di Giustizia annullava tale indicazione, giustificando il respingimento con il fatto che "il Consiglio non ha spiegato il perché la domenica, come giorno settimanale di riposo, sia più strettamente connesso con la salute e la difesa dei lavoratori di ogni altro giorno della settimana". Tale posizione non nega quindi la possibilità che la domenica rientri nella revisione in corso della direttiva, bensì vi è un tacito invito a dimostrare il perché proprio la domenica sia più importante per il benessere dei lavoratori di ogni altro giorno settimanale (nel benessere si include tanto il piano della salute fisica, quanto quello dell’equilibrio mentale e del benessere sociale). Il valore della domenica. Più che ogni altro giorno della settimana, la domenica libera è un aiuto al fine di riconciliare lavoro e famiglia. Dal momento che scuole di ogni genere e grado e università sono chiuse di domenica, genitori e figli possono trascorrere del tempo insieme. Anche secondo l’art. 10 della direttiva sulla protezione dei giovani sul posto di lavoro la domenica viene indicata come giornata di riposo. Quindi se i genitori hanno un giorno di riposo diverso dalla domenica, diventa difficile curare le relazioni familiari. Più di ogni altro giorno settimanale, inoltre, la domenica offre l’opportunità di stabilire e mantenere legami sociali, sviluppare le dimensioni della spiritualità e alimentare la vita culturale. È per altro dimostrato che il lavoro domenicale è una causa di esaurimento dei lavoratori ed esercita una pressione negativa che va a detrimento della salute dei lavoratori, con il risultato di più alti tassi di malattia e assenteismo. Ne hanno dato ragione, ad esempio, una ricerca del 2007 condotta da EUROFOUND, agenzia dell’UE per il miglioramento delle condizioni di vita (http://www.eurofound.europa.eu/pubdocs/2006/105/en/1/ef06105en.pdf) o ancora uno studio del marzo 2009 condotto dai ricercatori inglesi Claire Lyonette e Michael Clark che hanno esaminato l’impatto di "orari atipici di lavoro – tra cui il lavoro domenicale – sulle relazioni familiari". (Unsocial Hours: Unsocial Families?, Working Time and Family Wellbeing, by Claire Lyonette and Michael Clark, Cambridge 2009)Direttiva scaduta. Il dibattito sulla protezione della domenica è ritornato d’attualità a livello europeo, dal momento che la direttiva del 1993 è scaduta e nei prossimi mesi si tratterà di redigerne una nuova. Già lo scorso settembre, varie organizzazioni religiose, sindacali, civili dell’area tedesca dell’Europa si erano rivolte al commissario europeo responsabile degli affari sociali, Dr. Vladimir Spidla, chiedendo che nelle nuove direttive la domenica rientri come giorno per il riposo. Il 16 novembre, l’europarlamentare Thomas Mann (PPE) ha depositato una interrogazione scritta alla Commissione europea, invitandola a condurre studi propri sulla correlazione tra riposo domenicale e benessere dei lavoratori, nel caso in cui la Commissione non sia disposta ad accogliere gli studi già esistenti al riguardo. Nella risposta del 17 dicembre, il commissario Spidla, senza contestare alcuna delle argomentazioni addotte da Mann e dalle associazioni germanofone, dichiara tuttavia che "occorre tenere in dovuta considerazione le diversità etniche, culturali, religiose e gli altri fattori predominanti all’interno dei singoli Stati membri" e che "sono in ultima analisi gli stati membri a decidere se la domenica debba essere inclusa nel periodo di risposo settimanale o meno". La responsabilità spetta ora al nuovo commissario per gli affari sociali, l’ungherese László Andor, che nel frattempo è entrato in carica.

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