Con chiarezza e rigore

Perché la tragedia non si ripeta mai più

Sulla triste vicenda degli abusi sessuali su minori perpetrati da appartenenti alla Chiesa cattolica, nelle scorse settimane hanno preso posizione diversi episcopati europei. Oltre alla nota diffusa nei giorni scorsi dal portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, e alla sua dichiarazione alla Radio Vaticana, lo scorso 13 marzo è intervenuto sul tema anche L’Osservatore Romano. Domenica 14 marzo, in occasione del suo discorso di apertura del convegno degli emigranti, l’arcivescovo di Malta mons. Paul Cremona ha chiesto scusa ai bambini migranti che “hanno subito abusi cercando un futuro migliore”.Austria: alleanza con lo Stato”Pieno sostegno alla tavola rotonda sugli abusi: lo ha ribadito il card. Christoph Schönborn il 16 marzo in una dichiarazione rilasciata all’agenzia cattolica austriaca Kathpress. “Sono molto grato per l’iniziativa della ministra della Giustizia Claudia Bandion-Ortner e della segretaria di Stato per la famiglia Christine Marek, volta ad istituire questa tavola rotonda, così come per l’invito alla Chiesa di contribuire attivamente”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale austriaca e arcivescovo di Vienna. “Con questa iniziativa diventa inoltre chiaro che la violenza e l’abuso sessuale sono purtroppo un problema molto grande per l’intera società. La Chiesa parteciperà in modo intensivo e collaborerà con tutte le forze sociali per costruire un’alleanza contro la violenza e l’abuso sessuale”. La tavola rotonda sull’abuso si riunirà a Vienna il 13 aprile con la partecipazione di circa 40 esperti che discuteranno sulla prevenzione. “L’invito è ampio, non si tratta solo della Chiesa. Tra l’80 e il 90% dei casi gli abusi avvengono in famiglia”, ha affermato Marek. “La Chiesa stessa – ha concluso – è interessata a contribuire attivamente per migliorare la situazione. Siamo in buoni rapporti di comunicazione”. Olanda: esigenze morali alteDurante la celebrazione eucaristica di domenica 14 marzo, nella diocesi di Haarlem e Amsterdam è stata letta una lettera del vescovo, mons. Jos Punt, di forte condanna per gli abusi sessuali all’interno di istituzioni cattoliche. “Non possiamo scusare i torti. Proprio come Chiesa abbiamo esigenze morali alte su noi stessi e gli altri,” scrive mons. Punt, che afferma anche di sentire “forte shock e profonda vergogna” e sostiene il dovere di “riconoscere i gravi difetti strutturali che sono stati a lungo all’interno del vecchio sistema di istruzione”. Una decisa esortazione, quindi, a pregare per le vittime e a rivolgere l’attenzione prima di tutto a loro, “in particolare per quei casi in cui sia stata riconosciuta l’origine degli abusi e in cui gli autori siano già deceduti”. Va quindi dato alle vittime, continua Punt “il pieno riconoscimento delle ferite spirituali inflitte loro, che li accompagneranno tutta la vita. Tutta la Chiesa, perciò, nella sua interezza, deve sentire la colpa di questo”. Pur non considerando il celibato un “fattore determinante” nelle storie degli abusi, il vescovo informa che “per l’ammissione al ministero del sacerdozio sono state proposte verifiche più attente per valutare se i candidati possiedono la maturità mentale ed emotiva per accettare il celibato”. Intanto è stato reso noto che sarà l’ex ministro Wim Deetman, di fede protestante, il presidente scelto per la commissione indipendente voluta dai vescovi olandesi per fare luce sui casi di abusi sessuali nelle istituzioni religiose cattoliche del Paese e i cui lavori inizieranno tra sei-otto settimane. Deetman sarà responsabile delle impostazioni generali, delle scelte metodologiche della ricerca e dei campi nei quali indagare. Lussemburgo: impedito il peggio”Si è sempre agito in modo coerente e preventivo”: lo ha affermato il vicario generale della Chiesa cattolica del Lussemburgo Mathias Schilz, con riferimento ai casi di abuso nel Granducato. Intervistato nei giorni scorsi dal periodico Luxemburger Wort, Schilz si è pronunciato sui casi di abuso su minori commessi nella Chiesa cattolica in vari paesi. “Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questa realtà”, ha detto il vicario generale. Ricordando che “il Lussemburgo non è un’isola”, Schilz ha ricordato che “in oltre 43 anni di amministrazione della diocesi, sono venuto a sapere di meno di 10 casi” di “persone sospettate” di aver commesso tali abusi. “Posso affermare che in tutti i casi di sospetto, i responsabili della diocesi hanno sempre agito tempestivamente, in modo coerente e preventivo. Fin dai primi segnali di abuso si è fatto di tutto per impedire il peggio”.

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