Un futuro comune

Convegno Fisc a Piacenza (18-20 marzo)

“Fare l’Europa. Le radici e il futuro”. È il tema del convegno nazionale che la Fisc (Federazione che raggruppa 186 testate cattoliche locali per un milione di copie settimanali) organizza a Piacenza dal 18 al 20 marzo. L’appuntamento (info: www.ilnuovogiornale.it) si tiene nella città emiliana per celebrare i 100 anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, “Il Nuovo Giornale”. Nel numero in distribuzione da oggi (12 marzo), la testata dedica uno speciale al convengo con interviste ad alcuni relatori, tra cui mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e delegato Cei presso la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc, e don Pietro Pratolongo, docente di liturgia allo Studio teologico interdiocesano di Camaiore. Sul tema dell’incontro il SIR ha intervistato, nei numeri precedenti (16-17-18/2010), mons. Ambrosio, mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio Consiglio della cultura, e don Zucchelli. Di seguito riportiamo alcuni stralci tratti dallo speciale del “Nuovo Giornale”.

Il futuro dell’Europa. “Il recupero di una visione culturale europea è indispensabile per il futuro dell’Europa”. Ne è convinto mons. Gianni Ambrosio che, riflettendo sulla responsabilità delle comunità ecclesiali nei confronti dell’Unione europea, spiega: “Il recupero di un’anima europea è quanto mai importante. E l’anima europea è anche culturale e spirituale. L’apporto delle comunità cristiane, cattoliche, protestanti e ortodosse, deve essere orientato a quella visione umanistica che ha segnato e deve continuare a segnare la nostra storia. Diversamente rinunceremmo a ciò che ha fatto grande l’Europa nel mondo”. Per il vescovo, “è follia distaccare l’Europa dalla sua storia, in cui vi sono errori e orrori, ma vi sono pure valori e ideali grandi, realizzazioni culturali e spirituali straordinarie. Solo recuperando gli elementi fondamentali della nostra tradizione culturale possiamo guardare al futuro con speranza, ponendo al centro l’uomo, come persona in relazione, capace di guardare verso l’alto e capace di vivere la solidarietà senza chiusure e senza paure”.

Il contributo della Fisc. Per guardare al futuro dell’Europa con speranza occorre anche che i mass media superino un’informazione che spesso risente di slogan e stereotipi. “I media – dice don Giorgio Zucchelli – devono cambiare mentalità. Sentirsi essi stessi prima di tutto cittadini d’Europa. Se i media iniziano a ‘pensare europeo’ si svestiranno di tutti gli stereotipi ‘nazionali’ che costituiscono oggi una sorta di chiave di lettura anche della politica del Vecchio Continente. Ma bisognerebbe raccontare anche la vita dei popoli d’Europa, perché tutti ci sentiamo solidali”. In questo senso, aggiunge don Zucchelli, “il contributo delle nostre testate può essere a vari livelli”. Innanzitutto, “aprendo le pagine dei giornali all’informazione europea. I nostri periodici non devono chiudersi nel locale: il respiro europeo non può mancare”. Un secondo livello, prosegue il presidente della Fisc, “è quello di lavorare con i colleghi europei per rafforzare la stampa cattolica nell’intero Continente. Sarà poi nostro impegno, come già accade con SIR Europa, accogliere nelle redazioni alcuni giovani dei Paesi dell’Est per ‘stage’ di formazione giornalistica”. Infine, “è necessario che promuoviamo i valori cristiani che stanno a fondamento della nostra civiltà, per realizzare un’Europa secondo il sogno di san Colombano”, il missionario irlandese che “Benedetto XVI ha definito ‘santo europeo’ e che chiuse la sua vita, nel 615, a Bobbio (diocesi oggi unita a Piacenza) dove è conservato il suo corpo. San Colombano ebbe a scrivere che gli europei devono essere un unico popolo, un ‘corpo solo’, unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate”.

La testimonianza di Colombano. Per ricordare san Colombano il programma del convegno prevede un’intera mattinata (20 marzo) a Bobbio. Il missionario irlandese (Navan, 542 circa – Bobbio, 23 novembre 615) è noto per aver fondato numerosi monasteri e chiese in Europa, tanto da essere considerato uno dei fondatori dell’Europa cristiana. Colombano, ricorda don Pietro Pratolongo, “contribuì a ridare vigore al monachesimo occidentale. Sono stati i monaci celti a portare il cristianesimo nelle regioni dove il Vangelo era sconosciuto: san Columba evangelizzò i Pitti in Scozia, le zone merovingie ebbero il Vangelo da san Colombano; san Gallo lo portò nella Germania meridionale”. Negli anni in cui visse Colombano, sottolinea don Pratolongo, “l’Europa era vista come unità ‘cristiana’. Il Vangelo era il centro di civiltà e di fede, la Chiesa (e in particolare il Papa di Roma) svolgeva il servizio di ‘faro di luce’ mentre i monaci erano la manovalanza missionaria. Il sogno di Carlo Magno di un’unità romana e cristiana di popoli fu anticipato nella ‘peregrinatio’ di Colombano”. Per il missionario irlandese, ricorda il docente, “Europa non era un continente geografico ma il territorio spirituale del Vangelo; Colombano ha dato un’anima a quel territorio e un’unità sotto il segno della carità di Cristo, della fraternità, della giustizia evangelica”.

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